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Motori 2 min di lettura2 giorni fa

Carburanti, il tetto divide: quanto si risparmia e chi rischia di più

Eni e IP provano a contenere benzina e diesel, ma i gestori temono effetti pesanti sulla concorrenza e sulla tenuta economica degli impianti

Benzina a 2,152 euro al litro e diesel a 2,369: sono i valori medi del self service sulla rete ordinaria rilevati stamane dal ministero delle Imprese. In questo scenario, le iniziative di Eni e Italiana Petroli puntano a frenare la corsa dei prezzi, ma aprono un confronto acceso sull’impatto per i distributori.

Il provvedimento fiscale appena entrato in vigore ha inoltre aumentato la pressione sul gasolio. In autostrada i listini restano ancora più elevati, mentre l’incertezza sul quadro in Medio Oriente continua a pesare sulle prospettive del mercato.


Il risparmio promesso agli automobilisti

Eni ha stabilito per la rete Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel. La misura parte dal 28 settembre, durerà 30 giorni e riguarda anche le stazioni presenti sulle autostrade; rispetto alle medie attuali, la riduzione indicata è di 17 centesimi al litro.

La durata del limite potrebbe essere prolungata fino a tutto il 2026, ma la decisione dipenderà dall’evoluzione delle quotazioni. Italiana Petroli, controllata da Socar, società dell’Azerbaigian, ha scelto invece di non rendere noto un valore massimo: il tetto sarà definito considerando diversi elementi e introdotto gradualmente nei punti vendita.


Il fronte dei benzinai contro il price cap

Il Governo ha accolto favorevolmente le due mosse, considerate un aiuto per le famiglie alle prese con il caro-rifornimenti. Opposizioni, associazioni di categoria e sindacati dei gestori hanno però segnalato il rischio che una riduzione decisa dai grandi operatori alteri gli equilibri del mercato.

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Secondo Figisc, i distributori indipendenti e le strutture più piccole non avrebbero la stessa capacità di comprimere i margini. La preoccupazione è che i principali marchi possano sfruttare la propria forza commerciale, lasciando gli altri impianti in una posizione difficile da sostenere.


Margini ridotti e scorte svalutate

Il sindacato ricorda che gli interventi pubblici sulle accise sono stati utilizzati come risposte temporanee, ma che i vincoli di bilancio e l’elevato debito rendono complicato mantenerli a lungo. Lo sconto sull’accisa previsto per il 2026, osserva Figisc, è ormai in fase di conclusione e terminerà il 5 ottobre.

Da qui la critica a un intervento affidato alle compagnie, paragonato a quello realizzato da TotalEnergies in Francia. Alcuni osservatori hanno parlato di possibile posizione dominante, dumping e concorrenza sleale; Figisc teme soprattutto le conseguenze per i gestori non Eni, già alle prese con margini minimi e con una competizione molto intensa.

La riduzione dei prezzi potrebbe inoltre diminuire il valore delle scorte presenti negli impianti. Il problema riguarderebbe anche i gestori Eni, che il sindacato invita a interrogarsi sulla capacità di garantire i rifornimenti qualora la domanda aumentasse rapidamente, come sarebbe avvenuto in alcuni impianti TotalEnergies francesi.

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