BYD prepara la svolta europea: 40.000 posti entro il 2030
Il costruttore cinese amplia fabbriche, occupazione e presenza commerciale nell’Unione per ridurre l’impatto dei dazi e conquistare il pubblico
BYD si prepara a moltiplicare la propria presenza produttiva e occupazionale in Europa. L’azienda cinese, oggi forte di circa 10.000 lavoratori nel continente, punta ad arrivare a 40.000 dipendenti entro il 2030, con un piano che coinvolge stabilimenti, batterie, automobili e attività commerciali.
L’obiettivo non è soltanto aumentare le vendite: il gruppo vuole passare dal ruolo di esportatore a quello di costruttore stabilmente inserito nell’industria europea. La crescita arriva mentre il settore automobilistico del continente affronta la transizione verso l’elettrico e il rischio di nuovi tagli occupazionali tra i produttori storici.
L’Ungheria è il primo centro operativo
Il principale tassello industriale del progetto si trova a Szeged, nel sud dell’Ungheria. Il complesso occupa 300 ettari e sta completando preparazione e prove preliminari, in vista dell’avvio della produzione su larga scala previsto per il quarto trimestre del 2026.
Una volta pienamente operativo, il sito dovrebbe costruire tra 150.000 e 200.000 automobili all’anno. Gli ampliamenti successivi potrebbero portare la capacità fino a 300.000 veicoli. Il primo modello in uscita dalle linee sarà la Dolphin Surf, versione europea della Seagull venduta in Cina e pensata per il segmento delle vetture elettriche più accessibili.
BYD è già attiva in Ungheria. A Komárom realizza autobus elettrici destinati al mercato continentale dal 2017, mentre a Fót e Páty dispone di strutture dedicate all’assemblaggio degli accumulatori.
Francia e Spagna candidate ai nuovi impianti
La società sta esaminando anche la costruzione di un secondo stabilimento per automobili e di un polo dedicato a celle e pacchi batteria. Tra le ipotesi considerate dalla dirigenza compaiono soprattutto Francia e Spagna, indicate come possibili sedi per i nuovi investimenti.
Parallelamente, il progetto da un miliardo di dollari annunciato in precedenza a Manisa, in Turchia, sarebbe stato ridimensionato. Le agevolazioni legate all’Unione doganale non avrebbero modificato la priorità del gruppo: collocare le attività direttamente all’interno dell’Unione Europea, così da operare nel suo quadro normativo e commerciale.
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La scelta si inserisce in una fase caratterizzata da dazi e misure di tutela europee sulle automobili e sui componenti provenienti dalla Cina. Produrre localmente consentirebbe a BYD di accorciare i tempi di consegna e di contenere il peso della logistica marittima.
La sfida passa anche dal consenso
L’espansione industriale può rendere più intensa la concorrenza nei segmenti delle utilitarie e dei veicoli sportivi compatti, soprattutto tra modelli elettrici e ibridi ricaricabili. Una rete europea di produzione, vendita e assistenza rafforzerebbe infatti la capacità del gruppo di competere sul volume.
Per trovare personale qualificato, BYD guarda sia agli addetti dell’automobile tradizionale sia alle industrie collegate. Una parte delle nuove assunzioni potrebbe riguardare lavoratori dei grandi costruttori europei esposti a riduzioni di organico durante il passaggio a tecnologie meno inquinanti.
Il mercato europeo è inoltre considerato strategico mentre la domanda cinese rallenta e la sovrapproduzione interna spinge i produttori a cercare sbocchi all’estero. A questa strategia industriale si affianca una campagna per rendere il nome BYD più riconoscibile tra i consumatori.
Nel 2024 il gruppo ha sostituito Volkswagen come partner ufficiale per la mobilità elettrica del Campionato europeo di calcio, ottenendo una presenza costante davanti a milioni di tifosi. In seguito sono arrivate le collaborazioni nel calcio con Paris Saint-Germain e Inter, strumenti utilizzati per ampliare la notorietà del marchio anche tra il pubblico più giovane.
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