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Motori 3 min di lettura29 min fa

Auto, l’allarme di Renault: 108 regole e 3.000 euro in più

François Provost chiede all’Europa decisioni rapide, norme più semplici e una politica industriale capace di sostenere occupazione, investimenti e transizione elettrica.

Il peso delle nuove regole rischia di sottrarre risorse allo sviluppo delle automobili e di rendere ancora più costosi i modelli accessibili. È questo uno dei punti centrali dell’intervento di François Provost, amministratore delegato di Renault Group, durante l’incontro con la stampa italiana al Salone dell’auto di Parigi.

Secondo il manager, l’industria automobilistica europea ha già perso un terzo degli occupati dal 2010 e ora ha bisogno di una strategia comune. Bruxelles e i governi nazionali, ha sostenuto, devono accompagnare gli investimenti dei costruttori con decisioni più rapide, norme stabili e condizioni competitive rispetto ai produttori internazionali.

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Il conto delle regole cresce

Provost ha indicato nella semplificazione normativa una priorità immediata. A suo giudizio, negli ultimi due anni non sono stati compiuti passi avanti sufficienti su emissioni di CO2, politica industriale e flessibilità delle disposizioni che regolano il settore.

Il dirigente ha stimato l’arrivo di 108 nuove norme automobilistiche entro il 2030, con un possibile aumento dei costi di almeno 3.000 euro per ogni vettura. Renault segnala inoltre che il 25% dei suoi ingegneri è impegnato negli adeguamenti richiesti dalle normative, invece di lavorare su tecnologie e componenti utilizzabili insieme ad altri costruttori.

«È urgente che l’Europa prenda delle decisioni», ha affermato Provost, sottolineando il rischio di un ulteriore indebolimento dell’industria continentale. Il settore, ha aggiunto, resta strategico per l’occupazione e per la ricerca, ma non può sostenere da solo il costo della trasformazione.


Renault punta su elettrico e ibrido

La casa automobilistica francese conferma gli investimenti nella mobilità elettrica, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli governi. Renault sostiene in particolare la categoria europea M1E, pensata per favorire vetture elettriche compatte, lunghe meno di quattro metri e più facilmente accessibili.

Per Provost, il problema riguarda soprattutto il peso della batteria sul prezzo finale: su un’auto da circa 25.000 euro l’incidenza è maggiore rispetto a un modello da 70.000 euro. Rendere più convenienti le piccole elettriche potrebbe quindi accelerare il ricambio del parco circolante, soprattutto in mercati come quello italiano, dove la diffusione dei veicoli a batteria resta limitata.

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Renault continuerà comunque a proporre anche motorizzazioni ibride. Il gruppo è stato tra i primi a investire nell’elettrico e considera questa tecnologia positiva per i clienti, ma ritiene che l’ibrido completo possa rappresentare una soluzione adatta a chi non è ancora pronto per il passaggio alla batteria.


Cina e alleanze, la linea

Sul rapporto con la Cina, Provost ha rilanciato l’idea di un’intesa tra Unione europea e Pechino. La proposta non punta a bloccare le importazioni, ma a favorire l’arrivo in Europa di investimenti cinesi con un coinvolgimento reale nella catena produttiva: stabilimenti, fornitori locali, trasferimento di tecnologie e nuovi posti di lavoro.

Quanto alle collaborazioni, Renault vuole restare indipendente e selezionare pochi accordi, valutandone la capacità di produrre risultati concreti. Il gruppo è già alleato con Nissan e Mitsubishi, ha avviato una cooperazione con Ford e considera positiva la relazione con Geely per le attività in Corea del Sud e Brasile. «Sono aperto alle partnership, ma non voglio farne molte, perché voglio essere sicuro che abbiano successo», ha detto Provost.

Il manager ha inoltre condiviso l’ipotesi di una maggiore cooperazione tra i costruttori europei, anche attraverso componenti standardizzati. Una stabilizzazione delle regole, ha osservato, libererebbe risorse tecniche oggi assorbite dagli obblighi normativi e consentirebbe di sviluppare più soluzioni comuni.

La resilienza delle forniture completa il piano Future Ready. Renault controlla una rete che comprende oltre 60.000 siti industriali e sta predisponendo canali alternativi per ridurre l’impatto di eventuali crisi internazionali o interruzioni produttive. Per l’amministratore delegato, velocità nelle decisioni, valutazione dei rischi e priorità chiare saranno decisive nel nuovo scenario.

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