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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Bici elettriche, vittime in aumento: dove cresce il rischio sulle strade

Il calo generale dei decessi non basta: aumentano incidenti, feriti e morti tra ciclisti e utenti della mobilità elettrica.

La sicurezza sulle strade italiane mostra una frattura sempre più evidente: mentre il numero complessivo dei morti diminuisce, cresce il tributo pagato da chi utilizza biciclette, bici elettriche e monopattini. Le vittime in sella a biciclette tradizionali o elettriche sono arrivate a 228, con un incremento del 23,2%, e tra le sole bici elettriche i decessi sono aumentati del 50%, raggiungendo quota 30.

Anche i monopattini elettrici registrano un peggioramento: i morti sono stati 25, l’8,7% in più rispetto all’anno precedente. Roma e Torino contano 3 vittime ciascuna; Milano, Caltanissetta e Messina ne registrano 2.

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Le due ruote concentrano l’allarme

Per le biciclette, i numeri più elevati si trovano a Roma, con 14 vittime, seguita da Modena con 9 e Latina con 8. Il dato rende particolarmente evidente la distanza tra l’andamento generale della mortalità e quello della mobilità leggera, che continua a presentare criticità specifiche.

Diverso il bilancio dei pedoni, i cui decessi sono scesi del 10,9%, fermandosi a 419. Roma resta comunque il territorio con il numero più alto, 48 vittime, nonostante una diminuzione del 26%; seguono Milano con 18, Torino con 16 e Napoli con 15.


Meno morti, ma più collisioni

Nel complesso, il bilancio nazionale indica 2.868 persone decedute, il 5,3% in meno rispetto all’anno precedente. Il risultato riporta per la prima volta dal 2021 il totale sotto la soglia dei 3.000 morti, ma non cancella la crescita degli incidenti con lesioni, saliti a 177.207 (+2,2%), né quella dei feriti, arrivati a 237.822 (+1,7%).

La dimensione quotidiana del fenomeno resta significativa: si contano mediamente 485 sinistri al giorno, quasi 8 decessi e più di 650 persone ferite. Geronimo La Russa, presidente dell’ACI, ha definito il calo delle vittime un passo positivo verso l’obiettivo europeo di ridurre del 50% i morti entro il 2030 rispetto al 2019, pur sottolineando che il miglioramento nazionale, pari al 9,6% in meno sul periodo di riferimento, procede lentamente e in modo disomogeneo.

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Province divise sul traguardo

Il confronto con il 2019 restituisce un quadro irregolare: 57 province su 107 hanno ridotto il numero delle vittime, mentre in 41 il dato è aumentato. Prato, Fermo, Crotone, Vercelli, Vibo Valentia, Isernia e Siena hanno già raggiunto il dimezzamento richiesto dal traguardo fissato per il 2030.

All’estremo opposto si trovano Aosta, Oristano e Barletta-Andria-Trani, che evidenziano gli incrementi percentuali più consistenti. Nell’ultimo anno i cali assoluti più ampi hanno riguardato Treviso, con 29 morti in meno, Perugia (-26) e Napoli (-20); tra le regioni, i risultati migliori sono arrivati da Puglia (-51), Lombardia (-36) e Umbria (-26).

Le situazioni più negative hanno interessato Torino, con 17 vittime in più, Macerata (+14) e Catania (+10). Rispetto al 2019, la Sicilia presenta il peggior saldo regionale, con 33 morti aggiuntivi, 20 dei quali concentrati a Palermo. Nell’ultimo anno, invece, gli aumenti regionali più marcati si sono verificati in Piemonte (+27) e Marche (+13).


Il rischio non è uguale ovunque

La media italiana è di 16,2 morti ogni 1.000 incidenti. Milano, Monza, Genova e Prato rimangono sotto quota 10, ma 12 province superano di oltre il doppio il valore nazionale.

I livelli più elevati riguardano Nuoro, con un indice di mortalità pari a 52,8, il Sud Sardegna con 51,7 e Benevento con 50,2. Sono dati che confermano quanto la sicurezza stradale vari sensibilmente da un territorio all’altro, nonostante il calo complessivo rilevato dal Rapporto ACI-Istat sulle 107 province italiane.

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