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Benzina oltre 2 euro: cosa cambia con accise e tetto ai prezzi

I listini medi restano elevati mentre scade lo sconto sul diesel: il governo valuta proroghe, accise mobili e sostegni selettivi.

Benzina a 2,111 euro al litro e gasolio a 2,316: sono le medie rilevate sulla rete ordinaria in modalità automatica dal ministero delle Imprese su circa 22.000 distributori. I valori risultano in calo rispettivamente di 0,015 e 0,019 euro, ma restano su livelli molto alti. Nel frattempo, il tetto introdotto dai principali operatori interessa circa il 45% delle stazioni e si avvicina la scadenza dello sconto sulle accise del diesel, fissata alla mezzanotte del 5 ottobre.


Il governo deve scegliere la prossima mossa

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha indicato che la riduzione delle accise resterà in vigore fino al 6 ottobre, lasciando aperta la possibilità di nuove decisioni. «Gli sconti sulle accise sicuramente continueranno fino al 6. Poi si valuterà», ha affermato, spiegando che per eventuali interventi mirati occorrerà attendere l’evoluzione del quadro internazionale.

Secondo il ministro, nelle settimane successive potrebbero cambiare i fattori che incidono sulle quotazioni energetiche. Pichetto Fratin ha richiamato in particolare la situazione nello stretto di Hormuz e ha osservato che, anche in caso di riapertura, il ritorno alla normalità dei mercati non sarebbe immediato.

Le opzioni sul tavolo sono tre. L’esecutivo può prolungare il taglio fiscale, introdurre un sistema automatico legato all’andamento del greggio oppure concentrare gli aiuti su famiglie e comparti economici più esposti.


Tre strade per alleggerire i rincari

La proroga della riduzione sulle accise avrebbe un effetto immediato sui prezzi alla pompa e sull’inflazione percepita. Il costo per le finanze pubbliche, però, sarebbe molto elevato: il minor gettito viene stimato in circa 1 miliardo di euro al mese. Per questo, senza risorse aggiuntive, la misura rischierebbe di essere difficile da mantenere a lungo.

Le cosiddette accise mobili funzionerebbero in modo diverso. Quando il petrolio aumenta, lo Stato incassa più imposta sul valore aggiunto perché questa viene calcolata su un prezzo di base superiore. Una parte di quella maggiore entrata potrebbe essere utilizzata per ridurre temporaneamente l’accisa fissa, con un beneficio indicativo compreso tra 2 e 5 centesimi al litro.

La terza possibilità consiste negli aiuti mirati. Invece di applicare uno sconto generalizzato, le risorse verrebbero indirizzate verso i nuclei familiari e le attività produttive che subiscono maggiormente l’aumento dei costi. L’obiettivo sarebbe sostenere trasporti, logistica, agricoltura e industria evitando di distribuire fondi indistintamente.

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Il tetto protegge, ma crea squilibri

Dal 28 settembre ENI ha fissato il limite massimo a 1,990 euro al litro per la benzina e a 2,190 euro per il gasolio, inizialmente su circa 3.900 impianti. IP, società del gruppo Socar, ha avviato una misura analoga tra il 28 e il 29 settembre, partendo da circa 600 stazioni e arrivando progressivamente a coinvolgerne 2.000.

Q8 ha invece scelto un modello variabile, entrato in vigore il 1° ottobre 2026 per 30 giorni. Nel complesso, le iniziative dei tre grandi marchi coprono circa il 45% della rete nazionale e offrono un sollievo immediato agli automobilisti, alle famiglie e alle imprese che acquistano direttamente il carburante.

Un limite al prezzo può contribuire a frenare l’inflazione nel breve periodo e rendere più prevedibili le spese quotidiane. In una fase di emergenza energetica, la misura può anche attenuare il rischio che l’aumento dei costi renda più difficile sostenere consumi e attività essenziali.


Le reti indipendenti restano esposte

Il meccanismo presenta tuttavia un problema per gli operatori più piccoli. I grandi gruppi integrati possono applicare riduzioni sulla propria rete anche mantenendo quotazioni elevate nelle vendite all’ingrosso. In questo modo, una stessa compagnia può cedere il carburante agli altri distributori a un prezzo superiore rispetto a quello praticato nelle proprie stazioni.

Le reti indipendenti, che devono acquistare il prodotto senza controllare raffinazione o importazione, partono quindi da una posizione più difficile. Se non riescono a sostenere la concorrenza, alcuni impianti potrebbero uscire dal mercato e ridurre la varietà dell’offerta nel tempo.

Inoltre, il limite viene applicato soprattutto al prezzo pagato dal cliente finale. Restano così esposti ai rincari i costi sostenuti da autotrasporto, logistica, agricoltura e industria, settori nei quali il carburante entra direttamente nella produzione o nella distribuzione.

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