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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Auto volanti, il precedente Ferrari e il dubbio che Tesla non scioglie

Il progetto della Tesla Roadster richiama un brevetto depositato da Ferrari nel 2018: stessa idea di spinta ad aria compressa, ma ancora molti dubbi sulla sua applicazione.

La domanda più delicata non riguarda soltanto la possibilità di far decollare un’automobile, ma anche ciò che accadrebbe dopo: Elon Musk ha ammesso di non sapere se il sistema annunciato per la Tesla Roadster sarà conforme alle leggi. Nel frattempo, un prototipo senza persone a bordo ha già lasciato il suolo, mentre l’azienda parla di una futura versione equipaggiata con speciali dispositivi propulsivi.

Il progetto ha riportato alla luce un brevetto depositato da Ferrari nel 2018. La somiglianza tra le due idee è evidente, ma dai dati disponibili non emerge che Tesla abbia copiato il lavoro della casa di Maranello. Piuttosto, due costruttori molto lontani hanno immaginato una soluzione simile per spingere l’automobile oltre il tradizionale rapporto con l’asfalto.

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Il precedente firmato Ferrari

Il brevetto Ferrari descriveva serbatoi contenenti aria compressa collegati a ugelli orientati in più direzioni. Quelli disposti orizzontalmente avrebbero potuto contribuire alla spinta, mentre gli altri, rivolti verso il basso, sarebbero serviti a creare deportanza e a intervenire quando la vettura rischiava di perdere la traiettoria.

L’idea, depositata nel 2018, non si è però trasformata in un modello prodotto dalla Ferrari. È rimasta un progetto tecnico, ambizioso e insolito, capace di mettere insieme prestazioni aerodinamiche e controllo della vettura attraverso getti d’aria. Il brevetto, dunque, documenta un’intuizione, non l’esistenza di un’automobile volante già pronta per la strada.


Tesla tenta il salto decisivo

Tesla ha mostrato un prototipo capace di sollevarsi senza persone a bordo e ha indicato nella Roadster il possibile modello destinato a ricevere il sistema. La promessa riguarda l’impiego di ugelli propulsivi, ma non è ancora chiaro come funzioneranno nella configurazione definitiva né quando potranno essere utilizzati su un’auto destinata ai clienti.

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La vicenda riapre così un conflitto già presente nell’industria automobilistica. Da una parte, i costruttori cercano prestazioni sempre più elevate: accelerazioni rapide, frenate efficaci e maggiore aderenza. Dall’altra, la ricerca tecnologica sembra voler liberare la vettura proprio dal vincolo che quelle soluzioni tentano di migliorare, cioè il contatto con il terreno.


Prima della tecnica arrivano le regole

Il nodo non è soltanto ingegneristico. Una vettura capace, anche solo per alcuni istanti, di staccarsi dall’asfalto dovrebbe essere valutata secondo norme pensate per i veicoli terrestri oppure secondo criteri completamente diversi? La dichiarazione di Musk sull’incertezza giuridica mostra che il problema non è stato ancora risolto.

La tecnologia potrebbe quindi precedere i regolamenti, oppure svilupparsi insieme a essi in un quadro ancora confuso. Resta da capire chi dovrebbe autorizzare un mezzo che, in determinate condizioni, non si comporterebbe più come una normale automobile.

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