Auto, settembre accelera: elettriche in salita e BYD raddoppia
Le immatricolazioni crescono del 9,7%, ma il risultato resta legato alle auto aziendali e alle targhe di fine mese, mentre l’Italia rallenta sulla transizione elettrica.
A settembre il mercato italiano dell’auto ha registrato una crescita robusta, ma il dato positivo va letto insieme alla composizione delle vendite. Le 139.581 vetture immatricolate segnano un aumento del 9,7% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre oltre il 40% delle targhe è stato concentrato negli ultimi tre giorni lavorativi. Nel frattempo, BYD ha segnato un nuovo balzo in avanti, confermandosi tra i marchi più dinamici.
Nei primi nove mesi dell’anno le nuove auto hanno raggiunto quota 1,28 milioni, con un incremento dell’8,7% e oltre 100.000 unità aggiuntive. Dataforce mantiene la stima per l’intero 2026 a 1.605.000 immatricolazioni, vale a dire il 4,5% in più rispetto al 2025.
La crescita ha ancora basi fragili
La clientela privata ha contribuito in modo consistente al risultato mensile: le sue immatricolazioni sono aumentate del 9,8%, arrivando a rappresentare il 56,3% del mercato. Nel periodo gennaio-settembre il progresso è stato del 10,6%, con una quota complessiva del 54%, quasi due punti sopra l’incremento medio del settore.
Non tutti i canali hanno però seguito lo stesso ritmo. Il noleggio a lungo termine è salito del 5%, avvicinandosi al 22% del mercato mensile, mentre le vendite dirette alle aziende hanno segnato appena un +1,2%. Il breve termine, normalmente marginale a settembre, ha guadagnato il 38,3%, pur restando sotto le 2.400 vetture.
Un peso rilevante continua ad arrivare dalle auto immatricolate direttamente da concessionari e costruttori: a settembre sono state 20.644, il 18% in più su base annua, con una quota del 14,8%. Dall’inizio dell’anno sono quasi 150.000, pari all’11,5% del totale. Salvatore Saladino, direttore generale di Dataforce Italia, ha avvertito che il +9,7% non basta da solo a certificare la solidità della ripresa: la domanda privata è vivace, ma il risultato risente ancora delle auto a chilometro zero e delle concentrazioni di targhe a fine mese.
L’elettrico avanza, ma resta indietro
Il cambiamento delle alimentazioni procede con velocità diverse. A settembre le elettriche pure sono aumentate del 61,8%, le ibride integrali del 58,8% e le ibride ricaricabili del 32,5%. Nel complesso, queste tre categorie hanno totalizzato circa 52.000 vetture, pari al 37,3% delle immatricolazioni: 18,7% per le ibride integrali, 10,3% per le ricaricabili e 8,4% per le elettriche.
La benzina, comprese le versioni ibride leggere, è scesa al 45,6%. Il diesel ha invece toccato per la prima volta una quota inferiore al 9%, fermandosi all’8,9%, mentre il Gpl è rimasto oltre l’8%. Secondo Saladino, il confronto con gli altri Paesi europei mostra però che la diffusione delle elettriche pure in Italia è ancora contenuta: sarà la qualità della crescita, più dei soli volumi, a chiarire quanto il recupero sia strutturale.
Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, ha richiamato l’attenzione sul parco circolante e sull’usato. «Il rinnovo del parco circolante deve restare una priorità strategica», ha dichiarato, sottolineando che circa metà dei trasferimenti netti riguarda vetture con più di dieci anni. Per l’associazione, il ricambio delle auto più vecchie è decisivo per migliorare sicurezza, efficienza e sostenibilità.
BYD e Leapmotor guadagnano terreno
Il risultato più vistoso tra i costruttori è quello di BYD. A settembre il marchio cinese ha consegnato 5.161 vetture in Italia, con una quota del 3,7% e un incremento del 108,9% rispetto a dodici mesi prima. È rimasto per il quinto mese consecutivo tra i primi dieci marchi; da gennaio le immatricolazioni sono salite a 41.697, contro le 14.875 del 2025, con una crescita del 180,3% e una quota del 3,3%.
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La spinta arriva soprattutto dai modelli elettrificati. BYD ha conquistato il 19,8% del comparto composto da elettriche e ibride ricaricabili, oltre alla prima posizione tra queste ultime: 4.059 unità, il 28,4% del segmento, con un aumento del 120,5%. Nel comparto delle elettriche pure ha invece raggiunto il 9,4%, grazie a 1.102 vetture e a una crescita del 74,9%.
La Seal U DM-i è stata il modello più venduto del marchio, con 2.150 unità, seguita dall’Atto 2 DM-i con 1.490. La prima ha guidato anche il segmento dei grandi suv, mentre la seconda si è distinta tra i suv compatti. La Dolphin Surf, con 673 immatricolazioni, è risultata la city-car elettrica più richiesta e ha conquistato un posto tra i primi cinque modelli a batteria.
Ancora più marcato il balzo di Leapmotor: 2.200 vetture a settembre, il 453% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La quota è arrivata all’1,6% sul totale e al 2,1% tra i privati. La T03 ha trainato il risultato, diventando la terza elettrica più venduta ai clienti privati e la prima nel segmento A, con il 45,8% della categoria.
Fiat resta davanti ai rivali
Fiat ha chiuso il mese al primo posto tra i marchi, con un incremento del 28,5% e una quota dell’11,5%. La crescita a doppia cifra prosegue dall’inizio dell’anno. Toyota ha guadagnato il 6,6%, mentre Volkswagen ha perso l’8%; Peugeot è salita del 34,3%, sostenuta dal noleggio e dalle auto a chilometro zero, e Dacia ha ceduto il 13,1%.
Tra i marchi con andamento positivo figurano anche Renault, BYD, MG e Kia. Stellantis ha immatricolato 39.071 vetture, il 12,6% in più, mantenendo una quota del 28% grazie soprattutto a Fiat e Peugeot. Il gruppo Volkswagen è arretrato del 3,8%, Renault è rimasta quasi stabile con un calo dell’1,4%, mentre Toyota ha segnato un progresso dell’8,6%.
Veicoli commerciali ancora in difficoltà
Il comparto dei veicoli commerciali leggeri ha seguito una direzione opposta a quella delle autovetture. A settembre sono stati registrati 15.175 veicoli, il 7,5% in meno su base annua. Nei primi nove mesi il bilancio è negativo per il 5,8%, con circa 126.000 unità e quasi 8.000 mezzi in meno rispetto al 2025.
Il noleggio a lungo termine ha perso il 29,5%, mentre le auto-immatricolazioni sono più che raddoppiate, arrivando a 1.740 unità e crescendo del 106,7%. Il diesel conserva una presenza vicina all’80%, ma è sceso dell’11%; gli elettrici hanno perso il 12,4%, fermandosi al 5,5% mensile e al 4% nel cumulato annuo. Fiat è rimasta il marchio principale, con un calo del 4,4%, comunque inferiore a quello complessivo del settore.
Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, ha chiesto al Governo interventi urgenti per sostenere la filiera. A suo giudizio, l’aumento delle importazioni di veicoli dalla Cina, senza misure per riequilibrare la concorrenza, sta contribuendo a licenziamenti e chiusure di impianti sia tra i produttori sia tra i componentisti, che rappresentano l’80% del valore del veicolo.
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