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Motori 3 min di lettura14 ott

Auto europea sotto pressione: la Cina accelera e l’UE rischia il sorpasso

Imprese, sindacati e istituzioni chiedono a Bruxelles energia meno costosa, regole stabili e libertà tecnologica per difendere produzione e occupazione.

Il rischio per l’industria automobilistica europea non riguarda soltanto la concorrenza sui listini: secondo gli operatori riuniti al Tavolo straordinario di FORUMAutoMotive, senza interventi rapidi l’Europa potrebbe perdere fabbriche, competenze e quote di mercato a vantaggio dei costruttori cinesi. Dal 2019 il continente produce 3,7 milioni di veicoli in meno, mentre in Italia i volumi si sono quasi dimezzati e i marchi cinesi sono saliti dal 2% al 10% del mercato.

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Energia e incentivi sono il primo ostacolo

Marco Bonometti, presidente del Gruppo OMR Automotive, ha indicato nel costo dell’elettricità uno dei principali svantaggi competitivi per le imprese italiane. Nel nostro Paese il prezzo raggiunge 115 euro per megawattora, contro i 61 euro della Francia: una differenza che, a suo giudizio, rende difficile chiedere alle aziende di investire nell’elettrificazione mantenendo allo stesso tempo costi energetici così elevati.

Tra le proposte emerse figurano l’obbligo di utilizzare almeno il 70% di componenti europei per ottenere gli incentivi, calcolando la percentuale sul valore effettivo dei prodotti, e l’applicazione di misure doganali simili a quelle introdotte dagli Stati Uniti. Bonometti ha sintetizzato così l’urgenza del momento: “O l’UE si attiva subito o la Cina ci spazza via”.


Tecnologia senza una sola direzione

Il confronto ha riguardato anche il percorso della transizione. Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha richiamato un pacchetto composto da 15 interventi e ha chiesto decisioni più rapide a livello europeo, insieme a una maggiore autonomia per le aziende nella scelta delle soluzioni tecniche.

Fra le ipotesi citate c’è una gamma di veicoli più semplici e meno costosi, con una strategia orientata anche all’ibrido come quella adottata da Toyota. Gusmeroli si è espresso contro un sistema basato esclusivamente su scadenze e sanzioni, mentre Maria Rosa Baroni, presidente di NGV Italy, ha rilanciato la richiesta di neutralità tecnologica. Per il 10 novembre, a Bruxelles, è prevista la presentazione di un manifesto sostenuto da Osservatorio, Federauto, Confartigianato e UNEM, con la partecipazione di europarlamentari di diversi schieramenti.


Lavoro, tasse e regole da stabilizzare

Sul fronte occupazionale, Bonometti ha proposto una riduzione strutturale del cuneo fiscale e un fondo destinato alla formazione delle persone impegnate oggi nella produzione di motori tradizionali. L’obiettivo indicato è accompagnare la trasformazione industriale senza lasciare senza lavoro chi dovrà cambiare competenze.

Davide Sperti, segretario generale UILM, ha attribuito una parte delle difficoltà anche alle decisioni passate dei grandi gruppi automobilistici europei, citando la scelta iniziale di Stellantis e Volkswagen di puntare soprattutto sull’elettrico. Simonpaolo Buongiardino, alla guida di Confcommercio Mobilità e Federmotorizzazione, ha invece sottolineato che le reti di vendita possono proporre soltanto i modelli messi a disposizione dai costruttori.

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Pierluigi Bonora, giornalista e promotore dell’incontro, ha definito le regole del Green Deal adottate sette anni fa un “boomerang”. Bonometti ha inoltre avvertito che la continua modifica delle norme rende incerti gli investimenti: senza stabilità, ha spiegato, l’Europa rischia di rimanere un grande mercato di acquisto anziché un’area capace di produrre automobili.


La crisi coinvolge tutta la filiera

Le difficoltà non si fermano agli assemblatori. Giovanni Panico, da poco direttore di Assogomma, ha ricordato che il comparto della gomma occupa circa 200.000 persone e dipende direttamente dall’andamento dell’automotive.

Per gli pneumatici i dazi sulle importazioni cinesi sono entrati in vigore a luglio, ma i controlli richiedono tempi lunghi e le spedizioni si stanno orientando verso altri Paesi asiatici. Anche le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno contribuito a far aumentare i costi e a rendere meno sicura la continuità degli approvvigionamenti.


Bruxelles deve sciogliere il nodo del 2035

A livello europeo resta aperta la revisione del Regolamento 2019/631 sulle emissioni di CO₂ delle automobili e dei veicoli commerciali leggeri. Al centro della trattativa c’è l’eventuale riduzione dal 100% al 90% dell’obiettivo fissato per il 2035, ipotesi che attenuerebbe il blocco previsto per i motori termici.

Il percorso decisionale, però, procede lentamente: la modifica dovrebbe trovare un’intesa tra i 27 Paesi dell’Unione attraverso il Trilogo. Mentre il confronto istituzionale si prolunga, gli operatori riuniti al Tavolo chiedono che le scelte industriali vengano accompagnate da misure concrete su energia, incentivi, formazione e competitività.

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