7.000Lettori online ora
Motori 3 min di lettura1 ora fa

Auto europea in affanno: la sfida cinese vale già l’11% del mercato

I titoli del comparto hanno perso oltre un quinto nel 2026, mentre i grandi marchi preparano tagli, nuovi modelli e piani per recuperare redditività

La risposta dei costruttori europei all’avanzata asiatica passa anche dalla memoria. BMW e Fiat hanno rilanciato Mini e Cinquecento, mentre Renault ha riportato sul mercato R4, R5 e Twingo, oggi disponibili soltanto in versione elettrica.


La storia diventa un’arma commerciale

Volkswagen aveva già tentato la strada del ritorno alle origini con il Maggiolino, prodotto in due varianti tra il 2011 e il 2019. Più di recente il gruppo ha puntato sull’Id.Buzz, monovolume elettrico che richiama il Transporter, il celebre “Bulli” nato dalla stessa tradizione del Maggiolino.

L’operazione nostalgia ha coinvolto anche Citroen: al prossimo Salone di Parigi il marchio presenterà il prototipo di una nuova 2Cv elettrica. La possibilità di sfruttare un patrimonio storico così riconoscibile resta, almeno per ora, un vantaggio dei marchi europei rispetto ai rivali cinesi.


Tagli e fabbriche per sopravvivere

La pressione sui prezzi sta spingendo i gruppi a ridurre spese e organici. Volkswagen, il 3 settembre, ha raddoppiato l’obiettivo di riduzione del personale, portandolo da 50 a 100mila posti, insieme alla prospettiva di chiudere 4 stabilimenti. Il gruppo ha inoltre cancellato 10 contratti collettivi e rimesso in discussione la settimana lavorativa di 35 ore per 130mila dipendenti tedeschi, tema che sarà affrontato nelle prossime trattative sindacali.

Tra le ipotesi sul tavolo figura anche la chiusura di Seat, marchio nato negli anni 50 per iniziativa dello Stato spagnolo e di Fiat, poi passato sotto il controllo del gruppo negli anni 80. Cupra, sviluppata proprio a partire da Seat, dovrebbe invece proseguire la propria attività. BMW prevede a sua volta 8mila uscite, anche grazie all’intelligenza artificiale, una struttura manageriale più snella e una maggiore attenzione ai modelli di lusso: l’obiettivo è portare il margine automobilistico dal 2% attuale al 5% nel 2028 e al 10% nel lungo periodo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La Cina pesa sui conti

Il confronto con i produttori cinesi si gioca soprattutto su costi, prezzi e dotazioni. Ad agosto le loro immatricolazioni in Europa sono cresciute dell’11,7%, contro il 5,3% dell’intero mercato, portando la loro quota attorno all’11%. Senza nuove misure europee oltre ai dazi già in vigore, la presenza potrebbe raggiungere il 30% nel 2035.

Le difficoltà emergono nei risultati dei singoli gruppi. Volvo ha registrato una diminuzione del 10,7% delle vendite nel terzo trimestre e ha rinunciato alle previsioni sui volumi e sul flusso di cassa per il 2026, indicando problemi soprattutto in Cina e negli Stati Uniti; il mercato europeo, invece, mostra maggiore tenuta. La società è controllata per il 78,87% da Geely, principale azionista cinese.


Borsa e calendario dei prossimi dati

L’intero comparto automobilistico è il peggiore tra quelli quotati: l’indice di settore ha lasciato sul terreno il 21% dall’inizio dell’anno, mentre lo Stoxx 600 paneuropeo, nello stesso arco di 10 mesi, è salito del 6,6%. Le perdite dei singoli titoli sono pesanti: BMW è a -41,68%, Volvo a -53,83%, Stellantis a -58,96%, Volkswagen a -34,83% e Renault a -30,32%.

Il mercato attende ora una serie di appuntamenti ravvicinati. Dopo il Capital Markets Day di BMW del 30 settembre, Porsche terrà il proprio incontro mercoledì 7 ottobre e Mercedes pubblicherà il giorno successivo i dati preliminari dei primi 9 mesi. Il 12 ottobre saranno diffusi i preliminari di BMW e Porsche; Mercedes presenterà i risultati definitivi il 27, Stellantis il 28, Volkswagen e Renault il 29, mentre Audi, non quotata e interamente controllata da Volkswagen, comunicherà i propri numeri il 30 ottobre.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere