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Motori 2 min di lettura12 ott

Auto elettriche, l’Europa prepara la risposta alla Cina: il nodo decisivo

Parigi e Berlino lavorano a una linea comune su incentivi, produzione continentale e obiettivi sulle emissioni, ma l’intesa dovrà passare dal via libera europeo.

Il possibile accordo franco-tedesco non sarebbe sufficiente da solo a cambiare le regole del mercato automobilistico europeo. Per diventare operativo, il progetto dovrebbe infatti ottenere un’intesa tra i 27 Paesi dell’Unione attraverso il Trilogo, il confronto istituzionale che coinvolge Parlamento, Consiglio e Commissione.

La partita si annuncia complessa anche perché le misure allo studio potrebbero incidere sulle strategie industriali dei grandi gruppi e sulla distribuzione degli aiuti pubblici. Bruxelles dovrà quindi conciliare gli interessi dei diversi governi prima di trasformare l’ipotesi in una politica comune.

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Pechino cambia strategia in Europa

I produttori cinesi non attendono passivamente l’eventuale introduzione di nuove barriere. Chery e BYD stanno rafforzando la propria presenza nel continente con strutture dedicate alla ricerca, allo sviluppo e alla fabbricazione dei veicoli, così da ridurre la dipendenza dalle esportazioni via mare.

Anche le alleanze societarie stanno modificando gli equilibri. La collaborazione tra Stellantis e Leapmotor mostra come alcuni costruttori europei stiano utilizzando tecnologie, piattaforme e soluzioni orientali dai costi contenuti, con l’obiettivo di assemblare automobili all’interno dell’Unione.


Il compromesso tra Parigi e Berlino

La Francia e la Germania stanno cercando una posizione condivisa per sostenere la filiera automobilistica europea di fronte alla crescita dei marchi cinesi nel settore elettrico. Emmanuel Macron ha indicato, durante il 91° Salone di Parigi, che una convergenza con Berlino sarebbe vicina: il progetto dovrebbe poi essere sottoposto alle istituzioni comunitarie.

Tra i temi sul tavolo figura anche la revisione degli obiettivi sulle emissioni. L’ipotesi circolata prevede una riduzione dell’80% della CO2 rispetto ai livelli di riferimento, invece del taglio del 100% previsto dall’attuale impostazione per il 2035 e del 90% indicato dalla Commissione europea. Si tratterebbe, dunque, di una proposta meno rigida da portare a Bruxelles.

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Produzione europea, ma con quali confini

Un altro punto centrale riguarda la possibilità di riservare incentivi, vantaggi fiscali e sostegni industriali ai veicoli fabbricati nell’Unione o equipaggiati con componenti realizzati nel continente. La Francia vorrebbe considerare ammissibili soltanto le produzioni legate ai 27 Stati membri.

La Germania preferirebbe invece un criterio più esteso, comprensivo dei Paesi collegati all’Unione da accordi commerciali. Questa soluzione proteggerebbe le catene di approvvigionamento internazionali utilizzate da diversi gruppi tedeschi, ma renderebbe più difficile stabilire quale quota di valore debba essere generata in Europa.


Chi può trarre vantaggio dall’intesa

La definizione dei requisiti non riguarda soltanto il luogo in cui viene completato l’assemblaggio. Sarà necessario stabilire anche il peso minimo delle batterie, dei componenti e delle altre lavorazioni europee per consentire a un modello di accedere agli aiuti pubblici. Il confronto è collegato all’Industrial Accelerator Act, iniziativa pensata per rafforzare la capacità produttiva interna.

Tra i possibili beneficiari figurano Volkswagen, Renault, Michelin e Valeo, insieme ai produttori di batterie e componentistica. Macron avrebbe inoltre coinvolto Florent Menegaux, amministratore delegato di Michelin, e Nicolas Peter, presidente del consiglio di sorveglianza di BMW, nel tentativo di avvicinare le posizioni di costruttori e fornitori.

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