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Motori 5 min di lettura5 ore fa

Austin decisiva: Verstappen prenota il 2027, Ferrari cerca la svolta

Il successo di Singapore rilancia l’olandese, mentre Ferrari e Mercedes arrivano ad Austin con problemi tecnici ancora da risolvere.

Il prossimo appuntamento ad Austin può già pesare sugli equilibri del futuro. Kimi Antonelli avrà il primo match point per il titolo mondiale, Ferrari porterà gli aggiornamenti annunciati e Mercedes proverà a capire se il proprio pacchetto può finalmente esprimersi con continuità. In cima alle gerarchie, però, Max Verstappen vuole confermarsi ancora una volta il riferimento.


Austin mette tutti alla prova

Il Circuito delle Americhe sarà un esame importante soprattutto per Mercedes. La pista texana, completa e varia, dovrebbe fornire indicazioni più attendibili sul reale potenziale della vettura e sulla direzione da seguire nello sviluppo.

La squadra tedesca deve ancora trasformare il carico teorico in prestazioni costanti. Anche Ferrari arriverà al prossimo appuntamento con novità tecniche, mentre Antonelli potrà giocarsi una prima occasione concreta nella corsa al titolo.

A Singapore, intanto, la Red Bull ha ritrovato un dominio che sembrava appartenere a una fase precedente della stagione. Dopo il successo di Verstappen a Sepang, anche Marina Bay ha confermato la crescita della RB22, nonostante le caratteristiche del tracciato fossero molto diverse.


Verstappen torna candidato forte

Nelle ultime cinque gare Verstappen è stato il pilota più produttivo. Considerando le ultime undici prove, il suo bottino è inferiore di appena 6 punti rispetto a quello di Antonelli: un rendimento da candidato al campionato, reso possibile dalla progressione della squadra dopo Barcellona e dagli interventi introdotti a Baku.

Il dato più significativo è la capacità della RB22 di funzionare su piste lontane tra loro. Il risultato di Singapore, arrivato dopo quelli di Baku e Sepang, suggerisce che la monoposto abbia ormai raggiunto un livello di competitività meno dipendente dal tipo di circuito.

La base tecnica è composta da un retrotreno molto efficace, una bassa resistenza all’avanzamento e una buona unità propulsiva. A questo si è aggiunto un miglioramento aerodinamico che ha reso più equilibrato il comportamento tra avantreno e parte posteriore, permettendo a Verstappen di sfruttare al massimo vettura e pneumatici.

Il pilota olandese continua inoltre ad adattare il proprio stile curva dopo curva, modificando il modo di guidare tra qualifiche e gara in base alle esigenze delle gomme. La lotta per il 2027, che passerà anche dalla progettazione di una vettura completamente nuova, sembra dunque già avere un protagonista annunciato: Red Bull sta costruendo la candidatura di Verstappen proprio nel finale di stagione.


Ferrari scopre punti forti e limiti

Per la Ferrari il bilancio di Singapore resta positivo. La SF26 è stata la seconda forza complessiva alle spalle di Verstappen e Charles Leclerc ha sfiorato la pole position, chiudendo il sabato a mezzo decimo dal miglior tempo e presentandosi alla partenza a poco più di un metro dalla prima posizione.

Il duello iniziale con Verstappen è stato intenso ma corretto. Il pilota della Red Bull ha stretto il monegasco verso il cordolo all’uscita della corsia dei box; il passaggio sul dislivello ha fatto perdere alla Ferrari quel margine minimo che avrebbe potuto consentire un attacco in frenata. La sfida ha comunque confermato la qualità dei due piloti nella gestione dei combattimenti ruota a ruota.

Dal punto di vista meccanico, la SF26 ha mostrato una risposta incoraggiante su un circuito che richiede molto al retrotreno e lascia meno spazio al lavoro dell’avantreno. La vettura è apparsa più docile sulle sospensioni, con una buona trazione e un comportamento efficace sui cordoli.

Questa caratteristica ridimensiona l’idea che gli assetti estremamente rigidi e ribassati osservati a Madrid e Baku fossero imposti dalla natura della monoposto. Quelle scelte sembravano piuttosto legate alla ricerca esasperata di efficienza aerodinamica. A Monaco e Singapore, dove l’equilibrio meccanico conta maggiormente, gli ingegneri di Maranello hanno invece dimostrato ancora una volta di saper preparare la vettura con grande efficacia.

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Il retrotreno resta il nodo

Il fine settimana non ha però cancellato le difficoltà nella gestione delle temperature posteriori. Durante la gara breve Leclerc aveva utilizzato una configurazione molto orientata alla protezione del retrotreno, scelta che sul fondo bagnato lo ha messo in difficoltà ma che serviva a contenere il surriscaldamento.

Con un’impostazione più neutra nella gara principale, il problema è riemerso durante gli stint più lunghi. La gestione degli pneumatici posteriori è rimasta soltanto discreta, senza raggiungere i livelli mostrati dalla Ferrari in altri contesti.

La SF26 sembra quindi ancora priva di una qualità decisiva per puntare con regolarità alla vittoria. Sui circuiti in cui il limite principale è rappresentato dall’avantreno, il telaio può esprimersi meglio, ma diventano pesanti il deficit di potenza e quello di efficienza aerodinamica.

Sulle piste cittadine, dove il motore pesa relativamente meno e la resistenza aerodinamica incide in misura inferiore, emerge invece la vulnerabilità del retrotreno. Per questo gli aggiornamenti attesi ad Austin saranno importanti anche per capire quale filosofia tecnica Ferrari intenda privilegiare in vista del 2027.


Hamilton paga una scelta tardiva

Lewis Hamilton aveva costruito un fine settimana di alto livello, arrivando a disporre del potenziale per la pole position. La sua gara, però, è stata compromessa durante il periodo di neutralizzazione virtuale: quando è stato il momento di fermarsi ai box, il britannico è rimasto in pista.

La spiegazione ufficiale è legata al mancato ingresso nella corsia dei box. L’interpretazione alternativa è che Hamilton abbia cercato di differenziare la propria strategia da quella del compagno di squadra, anche se il risultato ha trasformato una possibile lotta per il podio in un sesto posto.

Nel finale il rendimento è crollato, lasciando Mercedes senza il doppio piazzamento tra i primi tre. Hamilton ha riconosciuto l’errore e si è assunto la responsabilità della decisione, ma la squadra ha perso punti rilevanti nella classifica costruttori.


Antonelli salva una Mercedes incompleta

Kimi Antonelli ha invece conquistato il podio superando Lando Norris, protagonista di un fine settimana molto negativo in pista. Il risultato del giovane italiano merita considerazione, ma non basta a nascondere i problemi ancora presenti sulla Mercedes.

Marina Bay avrebbe dovuto favorire la vettura di Brackley grazie alla richiesta di carico aerodinamico, trazione e stabilità nella zona posteriore. Anche gli aggiornamenti destinati a rinforzare proprio quel comparto sembravano adatti alle esigenze del circuito.

La squadra si è invece fermata al terzo posto nelle gerarchie. La difficoltà principale sembra concentrata su un avantreno poco incisivo, capace di funzionare in modo soddisfacente soltanto quando le gomme offrono sufficiente aderenza: è accaduto con le mescole più morbide e con l’intermedia sul tracciato umido.

Il potenziale complessivo della Mercedes resta significativo, ma il team deve ancora imparare a utilizzarlo senza dipendere dalle condizioni più favorevoli. Austin dirà se il podio di Antonelli rappresenta un segnale di crescita oppure una parentesi costruita su un circuito particolarmente adatto alle caratteristiche della vettura.

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