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Lifestyle 2 min di lettura52 min fa

Violenza economica, il 37% delle donne senza un conto personale

Un’indagine descrive controlli sulle spese, rinunce al lavoro e rischi finanziari spesso scambiati per premura familiare

Il 37% delle donne italiane non possiede un conto corrente intestato esclusivamente a sé. Il dato emerge dal report “Dal Silenzio all’Azione”, realizzato da Valore D e Global Thinking Foundation.

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L’autonomia passa dal lavoro

Secondo la ricerca, il 52% degli italiani considera le aziende parte attiva nella prevenzione e nell’individuazione della violenza economica. Il luogo di lavoro può infatti rappresentare per molte donne uno spazio di relazione e confronto al di fuori della famiglia.

Avere un conto personale, mantenere un’occupazione e conoscere la situazione finanziaria domestica non equivale a mettere in discussione la fiducia nella coppia. Sono condizioni che consentono di conservare la possibilità di scegliere e di incidere sulle decisioni che riguardano la propria vita.


Debiti e firme senza consapevolezza

Il controllo del denaro può accompagnarsi a operazioni patrimoniali compiute senza una piena comprensione. Una garanzia bancaria sottoscritta in casa, un prestito richiesto per il partner o l’intestazione di un’impresa dai conti sconosciuti possono apparire come semplici dimostrazioni di fiducia.

Le conseguenze emergono spesso quando la relazione termina. In quel momento possono affiorare debiti consistenti, procedimenti giudiziari e difficoltà economiche di cui la donna non era stata informata.


Un abuso difficile da individuare

Il report descrive la violenza economica come una forma di sopraffazione diffusa, ma ancora poco riconoscibile. Il fenomeno non produce necessariamente segni visibili e può svilupparsi all’interno della routine familiare, riducendo gradualmente gli spazi di autonomia.

Il 42% della popolazione la considera una realtà difficile da vedere. Inoltre, solo poco più della metà degli intervistati identifica senza esitazioni come abuso la richiesta di rendere conto al partner di ogni singola spesa.

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Il controllo presentato come cura

Secondo l’indagine, molte donne non definiscono violenza ciò che stanno vivendo. Le limitazioni economiche possono essere interpretate come protezione, attenzione alla famiglia o metodo ordinato per amministrare il bilancio domestico.

La gestione dei soldi viene così affidata inizialmente per comodità. In seguito, la richiesta di esibire ricevute può diventare abituale, il conto individuale trasformarsi in cointestato e la somma disponibile essere fissata dall’altra persona.


Quando la rinuncia sembra una scelta

Anche la carriera può essere coinvolta. L’invito ad accettare una promozione, lavorare meno ore o lasciare il posto viene talvolta motivato con le esigenze dei figli e della casa, facendo apparire la pressione come una decisione condivisa.

Nel tempo, però, le dimissioni possono comportare minori diritti pensionistici, isolamento dai rapporti esterni e perdita di indipendenza. La riduzione delle risorse personali limita anche la possibilità di partecipare alle decisioni della coppia.

La dipendenza economica, rileva il report, non nasce necessariamente da un’imposizione immediata. Può formarsi attraverso una serie di rinunce e restrizioni che restringono poco alla volta la libertà di gestione.

Quando questo processo viene considerato una normale prova di sacrificio o un gesto d’affetto, diventa più difficile chiedere aiuto. A differenza di un’aggressione fisica, l’abuso finanziario può restare invisibile anche alle persone vicine.

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