Uva, il dettaglio che molti ignorano: buccia, zuccheri e una bevanda fresca
Quando si mangia l’uva, spesso si elimina anche ciò che conta di più dal punto di vista nutrizionale.
Buccia e vinaccioli, infatti, concentrano una quota rilevante dei composti bioattivi presenti nel frutto; se vengono tollerati bene, non c’è un motivo reale per scartarli sempre.
Una bevanda semplice per l’autunno
Un uso pratico dell’uva di stagione è il drink con limone e menta, da servire freddo. Basta lavare gli acini, frullarli con acqua oppure passarli nell’estrattore, filtrare se necessario, aggiungere il succo di un limone e qualche foglia di menta, poi lasciare tutto in frigorifero per almeno 30 minuti. Chi vuole può completare la ricetta con un po’ di acqua effervescente, oppure con zenzero fresco o mela verde, senza ricorrere allo zucchero.
Varietà diverse, gusto diverso
L’uva non è affatto un frutto uniforme: cambiano colore, consistenza e sapore a seconda del tipo. Quella bianca tende a essere dolce e croccante, mentre le versioni rosse, rosate, nere o violacee presentano nella buccia un contenuto più ricco di polifenoli. Esiste poi l’uva fragola, riconoscibile per il profumo intenso, e la Pizzutello, apprezzata spesso dai più piccoli per gli acini allungati e la buccia sottile. Si trovano anche varietà con semi e senza semi, oltre a frutti con polpa più soda o più morbida.
Zuccheri e polifenoli: il doppio volto
L’uva fornisce soprattutto acqua, zuccheri naturali, potassio e altri micronutrienti. Tra i suoi elementi più studiati ci sono i polifenoli, una famiglia ampia che comprende flavonoidi, antocianine e resveratrolo. La distribuzione di questi composti varia molto: la buccia e i vinaccioli ne ospitano in genere quantità elevate, mentre gli antociani sono tipici soprattutto delle uve più scure. Proprio per questo il frutto è osservato per la sua attività antiossidante e per i possibili effetti a livello cardiovascolare, pur restando un alimento da inserire in un’alimentazione equilibrata.
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Quando servirsi delle giuste dosi
La dolcezza dell’uva dipende dalla presenza di glucosio e fruttosio. Non è un motivo per escluderla, ma chi deve tenere sotto controllo la glicemia o convive con il diabete deve prestare più attenzione a porzioni e frequenza di consumo, seguendo il proprio piano alimentare e le indicazioni del medico o del nutrizionista.
Dalla tradizione alla tavola di oggi
La reputazione dell’uva come alimento prezioso ha radici lontane. In passato veniva considerata utile per il benessere generale e impiegata anche in pratiche che oggi definiremmo terapeutiche. Da lì nasce il termine ampeloterapia, costruito dal greco ampelos, uva, e therapeia, cura. Tra Ottocento e Novecento questa idea si diffuse anche in Europa con le cosiddette cure dell’uva; oggi, però, non viene riconosciuta come terapia medica, e l’attenzione scientifica si concentra soprattutto sulla composizione nutrizionale del frutto.
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