La svolta di Cristina: pecore rare, lana e una nuova vita in Lessinia
Dalla città alla pastorizia, Cristina Ferrarini ha costruito un progetto che protegge la pecora Brogna e tiene vivi i pascoli veronesi
«È un grande casino. E però è il casino che mi piace, quello che ho scelto». Cristina Ferrarini descrive così la quotidianità nella sua azienda, Lana al Pascolo, dove le giornate passano dagli animali alle telefonate con le stiliste della maglieria. Un equilibrio faticoso, ma anche il risultato di una decisione presa anni fa: cambiare completamente vita e trasferirsi in Lessinia.
Accanto alle pecore Brogne, Cristina alleva alpaca e accoglie visitatori interessati al turismo rurale. Le passeggiate si svolgono insieme agli animali, in un rapporto curioso nel quale non è sempre chiaro chi accompagni chi. L’esperienza permette di conoscere da vicino il lavoro dell’azienda e il paesaggio che la circonda.
Una scelta nata quasi per caso
La sua storia è stata raccontata a Terra Madre 2026, la manifestazione di Slow Food tornata nelle vie del centro di Torino. L’edizione di quest’anno è dedicata alla biodiversità e raccoglie esperienze legate alla tutela di razze, coltivazioni e territori.
Cristina è arrivata in Lessinia a trentanove anni, dopo un periodo trascorso a Bolzano. Il trasferimento nella zona montana del Veronese ha coinvolto anche il marito, i due figli di sei e otto anni e il fratello, con il quale ha sistemato la casa acquistata dal padre. Quel luogo rappresentava anche la realizzazione di un desiderio paterno: vivere in Lessinia dopo la pensione.
All’inizio lei e il marito pensavano genericamente di prendere qualche animale, senza avere esperienza nel settore. La ricerca sulla lavorazione della lana l’ha portata a scoprire la pecora Brogna, razza autoctona un tempo centrale nell’economia locale. Da quell’incontro è nata la decisione di costruire il nuovo progetto proprio intorno a questi animali.
La Brogna protegge il paesaggio
La razza è oggi un Presidio Slow Food e conta meno di 1800 esemplari. La sua importanza, quindi, non dipende soltanto dalle qualità del vello, ma anche dal valore storico e territoriale che rappresenta per la Lessinia.
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«La pecora è uno strumento straordinario per mantenere la biodiversità di un territorio e non vederlo abbandonato e invaso dai rovi», spiega Cristina. Oggi il suo allevamento comprende circa cinquanta pecore, impiegate anche nella cura dei pascoli: il loro lavoro contribuisce a tenere libera dalla vegetazione una parte delle aree che rischierebbero di essere lasciate a sé stesse.
L’avventura è cominciata con tre alpaca e sei pecore, dopo l’acquisto del terreno adatto. Cristina ha proceduto gradualmente, imparando sul campo e cercando un modo per valorizzare una fibra legata alla storia della montagna veronese.
Dalla fibra ai filati colorati
A sostenerla nel percorso è stata l’Associazione per la Promozione e la Tutela della Pecora Brogna della Lessinia. L’organizzazione raccoglie la lana dagli allevatori, la fa lavare e pettinare a Biella e la distribuisce poi agli artigiani; Cristina, attraverso la stessa rete, acquista nuovamente il materiale per trasformarlo e proporlo nella sua bottega.
«La tingo con tinture naturali. Mi piace dire che regalo energia attraverso i colori», racconta. La lana Brogna è elastica e adatta alla filatura; viene venduta in matasse e incontra l’interesse di chi si dedica alla maglia, compresi molti giovani. Per Cristina, questa attività risponde anche al bisogno crescente di rallentare e dedicare tempo a un lavoro manuale.
Il progetto tiene insieme allevamento, artigianato e accoglienza. Da una parte ci sono gli animali e la manutenzione dei pascoli, dall’altra i filati e gli incontri con chi vuole scoprire una forma di economia legata direttamente al territorio. È questo intreccio, più che la semplice produzione di lana, a definire la nuova vita scelta da Cristina.
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