Un lavoro contro la violenza: EmpowHER punta all’autonomia di 15 donne
A Padova nasce un percorso che offre subito un impiego alle donne accolte dai centri antiviolenza, prima della formazione e con un sostegno costante.
Per ricominciare dopo una violenza non basta trovare protezione: senza un reddito, l’uscita dalla relazione abusiva può restare incompleta. Nel 2024 quasi la metà delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza non aveva raggiunto una piena autonomia economica, secondo i dati Istat. Da questa emergenza prende forma EmpowHER, iniziativa presentata a Padova da Centro Veneto Progetti Donna, NOIGroup e Fondazione Giulia Cecchettin.
L’indipendenza economica resta il nodo
Il rapporto Istat pubblicato a marzo ha raccolto le esperienze di oltre 36.400 donne che nel 2024 hanno chiesto aiuto. Quattro su dieci hanno raccontato di aver subito anche violenza economica: nessun reddito personale, scarsa conoscenza delle risorse disponibili in famiglia o esclusione dalle decisioni sulle spese.
Il problema coinvolge spesso anche i figli. Più di sei donne su dieci vivono con loro e, nella maggior parte dei casi, i bambini hanno assistito alle violenze. Per questo Mariangela Zanni, presidente del Centro Veneto Progetti Donna, considera l’occupazione uno strumento essenziale: «Un lavoro che permetta di essere autonome per sé e per gli eventuali figli e figlie è uno strumento decisivo di libertà e rinascita».
Prima l’assunzione, poi la formazione
Il progetto propone un percorso diverso da quello abituale. Invece di partire da un corso e rinviare l’ingresso nel mercato del lavoro, un’impresa affida una commessa continuativa a NOIGroup, cooperativa sociale che inserisce persone in condizioni di fragilità. A quel punto la cooperativa assume la donna e organizza una preparazione costruita sulle mansioni da svolgere.
Le attività possono riguardare pratiche amministrative, assistenza alla clientela, servizi telefonici e gestione di archivi digitali. Ogni partecipante avrà inoltre il supporto di una operatrice del centro antiviolenza, per gli aspetti psicologici e sociali, e di una figura di riferimento sul posto di lavoro. La Fondazione Giulia Cecchettin coordinerà il programma e coinvolgerà nuove aziende.
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Un modello da estendere
EmpowHER è rivolto, in questa fase, alle donne seguite dai centri antiviolenza e dalle case rifugio di Padova e Rovigo. Molte hanno figli piccoli e hanno raggiunto una condizione sufficientemente stabile per affrontare un nuovo impiego.
L’obiettivo è arrivare ad almeno 15 assunzioni in due anni. Il programma punta anche a verificare se il modello possa essere riproposto in altre città: le commesse dovranno infatti generare entrate sufficienti a sostenere gli stipendi anche dopo la conclusione dei finanziamenti iniziali.
L’appello alle aziende
La Fondazione Cecchettin chiede ora alle imprese di partecipare con opportunità professionali concrete. Gino Cecchettin ha spiegato che il mondo del lavoro è il nuovo interlocutore dell’appello lanciato dopo la morte della figlia: «Con EmpowHER chiediamo alle imprese di contribuire concretamente al cambiamento, mettendo il lavoro e le opportunità che può offrire al servizio di un futuro libero dalla violenza».
Il progetto si collega così all’impegno avviato a Padova dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin, studentessa di ingegneria biomedica morta nel novembre 2023. L’idea è trasformare l’aiuto in una possibilità stabile: non soltanto un luogo sicuro, ma anche le risorse necessarie per costruire una vita indipendente.
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