Ucraina, la ricostruzione ha un’alleata decisiva: le donne
Il Manifesto “She Recovery” chiede che le ucraine partecipino alle scelte su pace, riforme e rinascita del Paese, mentre le sopravvissute alla guerra trasformano il trauma in denuncia.
La pace e la ricostruzione dell’Ucraina rischiano di essere decise senza la voce di metà della popolazione. Oleksandra Matviichuk, Premio Nobel per la Pace nel 2022 e presidente del Center for Civil Liberties, denuncia infatti l’assenza femminile dai negoziati e dagli altri processi politici, proprio mentre migliaia di donne affrontano le conseguenze più dure dell’aggressione russa.
«Quando entrate in una stanza e non vedete donne, fatevi una domanda molto semplice: “E le donne?”», ha detto Matviichuk parlando della necessità di una rappresentanza equilibrata. Secondo le ricerche richiamate dall’attivista, la partecipazione femminile ai negoziati aumenta le possibilità di arrivare a una pace stabile e giusta.
La ricostruzione passa dalla partecipazione
L’appello è stato raccolto dal Women Economic Forum Europe 2026, ospitato al Castello di Tabiano sotto la guida della presidente Chiara Corazza. Al termine dell’incontro, esponenti della politica, dell’economia, della cultura e della società civile hanno firmato il Manifesto “She Recovery”, che punta a trasformare la solidarietà verso l’Ucraina in iniziative, investimenti e progetti concreti.
L’obiettivo non riguarda soltanto la riparazione delle infrastrutture. Il documento propone di coinvolgere le ucraine nella ricostruzione della vita sociale, economica e politica del Paese, portandole nei luoghi in cui verranno stabilite le priorità del futuro. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, lo ha sintetizzato così: «Non dobbiamo ricostruire soltanto per le donne ucraine, ma insieme a loro».
Chiara Corazza ha sottolineato che la rinascita dovrà comprendere anche la società civile e la quotidianità delle persone. La sua prospettiva attribuisce alle reti femminili un ruolo operativo, non simbolico: chi ha aderito al Manifesto si è impegnato a sostenere azioni capaci di produrre effetti concreti.
Le sopravvissute rompono il silenzio
Matviichuk ricorda che le donne ucraine non possono essere raccontate soltanto come vittime. Molte di loro hanno reagito all’esperienza della violenza sessuale diventando testimoni pubbliche: attraverso le proprie parole, hanno scelto di denunciare i responsabili e di contrastare la strategia di intimidazione utilizzata nei territori occupati.
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Nel database del Center for Civil Liberties sono raccolti più di 100mila casi di crimini, numerosi dei quali riguardano donne. La violenza sessuale, spiega l’attivista, viene impiegata per diffondere vergogna tra le sopravvissute, senso di colpa nelle famiglie e paura nel resto della comunità. Un insieme di emozioni che spezza i legami sociali e rende più semplice il controllo della popolazione.
A questa dinamica rispondono anche iniziative culturali. Il film “Traces”, candidato dall’Ucraina agli Oscar nella categoria dei film stranieri, raccoglie le testimonianze di sei donne sopravvissute alla prigionia, alle torture e agli abusi sessuali commessi dai russi.
La produttrice dell’opera ha vissuto a sua volta una violenza sessuale durante la giovinezza. Dopo aver formato una famiglia, ha deciso di raccontare la propria storia per dare forza alle altre donne che si trovano davanti allo stesso orrore: il film diventa così uno strumento di denuncia e di riscatto.
Nessuna pace senza voce femminile
Secondo Matviichuk, l’esclusione delle donne è evidente in ogni passaggio decisivo: dai negoziati di pace ai programmi per la ricostruzione, fino ai processi di riforma. Pur rappresentando metà della popolazione ucraina, oggi le donne non hanno una presenza adeguata nei tavoli in cui vengono prese queste decisioni.
Per questo “She Recovery” lega la rinascita materiale del Paese alla sua trasformazione democratica. Sicurezza, libertà e possibilità di costruire un futuro prospero dovranno essere accompagnate da una partecipazione effettiva delle ucraine, non soltanto dalla loro tutela o dal riconoscimento delle sofferenze subite.
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