393notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 2 min di lettura16 ott

Tumore al polmone senza fumo: il DNA può moltiplicare il rischio

La variante ereditaria T790M del gene EGFR è stata studiata su oltre 3,3 milioni di persone e potrebbe cambiare il modo di individuare i non fumatori più esposti.

Il tumore polmonare può colpire anche chi non ha mai fumato, e una ricerca pubblicata su Science individua un possibile fattore ereditario legato a questa forma della malattia. L’analisi, condotta su oltre 3,3 milioni di persone, ha evidenziato nei portatori della variante T790M del gene EGFR un’associazione particolarmente forte con il tumore del polmone tra i non fumatori.

Il tema è tornato all’attenzione anche dopo l’intervento con cui a Papa Leone XIV è stato rimosso un adenocarcinoma polmonare. Il nuovo studio, tuttavia, non riguarda il caso del Pontefice, ma una predisposizione genetica che potrebbe aiutare a riconoscere in anticipo alcune persone oggi escluse dai principali programmi di controllo.

Offerta del giorno17 ottobre

Douglas

-20% su ordini da 69€ da Douglas

Scade tra 2 giorni
*******


Nei non fumatori il segnale è più forte

I ricercatori hanno confrontato informazioni genetiche e dati clinici raccolti attraverso la piattaforma 23andMe. La variante esaminata è rara, ma nei soggetti che non avevano mai fumato il collegamento con il tumore polmonare è risultato circa 62 volte più marcato rispetto a chi non possedeva la stessa alterazione.

Tra i fumatori l’effetto è stato osservato comunque, ma con una rilevanza inferiore. Il confronto con altre forme tumorali non ha invece mostrato associazioni analoghe, un elemento che rafforza la specificità del legame emerso per il polmone.


Una predisposizione presente dalla nascita

Nei pazienti che non fumano, la malattia può svilupparsi a partire da un singolo cambiamento genetico capace di favorire la crescita delle cellule tumorali, invece che dal progressivo accumulo di danni associati al fumo. La T790M analizzata nello studio è una variante ereditaria: si trova fin dalla nascita in tutte le cellule dell’organismo e può essere trasmessa ai figli.

Questa alterazione non deve essere confusa con la mutazione T790M che può comparire direttamente nelle cellule di un tumore già formato, rendendolo meno sensibile ad alcuni trattamenti. Secondo i risultati della ricerca, il rischio associato alla variante ereditaria appare inoltre indipendente dal resto del patrimonio genetico.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Il rischio personale resta da definire

L’intensità dell’associazione non permette ancora di stabilire quale sia la probabilità effettiva che ogni portatore sviluppi un tumore nel corso della vita. Lo studio segnala quindi una predisposizione, ma non fornisce una percentuale individuale utilizzabile per prevedere con certezza l’evoluzione della malattia.

Anche per questo motivo non esiste ancora un percorso di sorveglianza condiviso. Saranno necessari ulteriori dati per capire quali controlli proporre, a quale età iniziarli e con quale frequenza seguirli.


Verso controlli più personalizzati

Oggi la tomografia computerizzata a basso dosaggio viene proposta soprattutto alle persone con una lunga storia di fumo. L’identificazione dei portatori della variante potrebbe, in prospettiva, ampliare la platea dei soggetti da sottoporre a controlli mirati, includendo alcuni non fumatori considerati più vulnerabili.

Manca però la dimostrazione che una sorveglianza specifica riduca la mortalità o allunghi la vita. La prevenzione potrebbe quindi affiancare alla domanda sulle abitudini legate al fumo anche l’analisi della familiarità e del profilo genetico, ma il passaggio alla pratica clinica richiederà nuove conferme.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere