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Tumore al pancreas, il farmaco supera l’esame Ue: cosa cambia ora

Daraxonrasib ha ottenuto il parere favorevole dell’EMA per alcuni pazienti con malattia metastatica, ma in Italia serviranno ancora autorizzazione, prezzo e rimborsabilità.

Per i pazienti adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattati con almeno una terapia sistemica, daraxonrasib si avvicina alla disponibilità in Europa. Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha infatti raccomandato l’autorizzazione di Rasonque, il cui principio attivo è daraxonrasib, come trattamento singolo.

Il passaggio non equivale ancora al via libera definitivo. Il parere dovrà essere esaminato dalla Commissione europea e, dopo l’eventuale autorizzazione valida nell’Unione, ogni Stato dovrà decidere prezzo e rimborso. Per i malati italiani, dunque, il percorso è avanzato ma non ancora concluso.

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I numeri che hanno convinto l’Europa

La raccomandazione si basa soprattutto sui risultati dello studio internazionale di fase 3 RASolute 302, che ha coinvolto 500 persone con tumore pancreatico metastatico peggiorato dopo una precedente cura sistemica. Nel 92% dei casi era presente una mutazione RAS G12, appartenente a una famiglia di alterazioni genetiche molto comune in questa neoplasia.

Secondo l’aggiornamento dei dati valutato dall’EMA, la sopravvivenza globale mediana è arrivata a 12,4 mesi con daraxonrasib, rispetto ai 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con chemioterapia. Anche il tempo senza progressione è risultato più lungo: 7,2 mesi contro 3,6.

Una precedente analisi, basata su un diverso momento di raccolta dei dati, aveva indicato 13,2 mesi di sopravvivenza mediana nel gruppo trattato con il farmaco. La variazione rispetto ai 12,4 mesi più recenti dipende dall’aggiornamento dell’analisi e non indica una contraddizione tra i risultati; in quella fase era stata inoltre stimata una riduzione relativa del rischio di morte del 60%.


Il farmaco non vale per ogni fase

Il beneficio documentato riguarda una popolazione precisa: adulti con malattia metastatica già sottoposti ad almeno una linea di trattamento. Non è quindi possibile estendere automaticamente questi risultati ai pazienti appena diagnosticati, a chi è stato operato o alle altre fasi del percorso oncologico.

«Il vantaggio ottenuto con daraxonrasib è risultato doppio rispetto a quello della chemioterapia standard», aveva spiegato Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, commentando i dati precedenti. La sperimentazione, tuttavia, deve ancora chiarire quale sia il ruolo del farmaco quando viene usato prima o insieme alla chemioterapia.


A Roma si studiano nuove possibilità

Al Policlinico Gemelli di Roma sono stati avviati studi per valutare daraxonrasib anche nella prima linea della malattia metastatica. Il confronto comprende tre gruppi: il farmaco da solo, daraxonrasib associato alla chemioterapia e la sola chemioterapia consueta; alla ricerca partecipano anche altri centri italiani.

Un’ulteriore sperimentazione riguarda invece la terapia adiuvante, cioè il trattamento somministrato dopo l’intervento chirurgico. In questo caso l’obiettivo è verificare se l’impiego del medicinale in una fase più precoce possa offrire un vantaggio, ma efficacia e sicurezza devono ancora essere definite.

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Tortora aveva sottolineato che non sono ancora disponibili certezze sull’associazione con la chemioterapia, né sui possibili effetti tossici di questa combinazione. Per questo il protocollo mantiene anche un gruppo di controllo trattato con la terapia standard.


Come agisce e quali effetti può dare

Le proteine RAS partecipano ai meccanismi che regolano crescita e sopravvivenza cellulare. Quando i geni che le controllano sono alterati, il segnale può restare attivo in modo permanente e sostenere la moltiplicazione incontrollata delle cellule tumorali.

Daraxonrasib è un inibitore di RAS: si lega alla ciclofilina A e il complesso che ne deriva interagisce con le proteine RAS, riducendone l’attività. La capacità di colpire più forme mutate di RAS rappresenta uno degli elementi di interesse nel carcinoma pancreatico.

Tra gli eventi avversi osservati più spesso nello studio figurano diarrea, eruzione cutanea, stomatite, nausea e vomito. La valutazione del rapporto tra benefici e rischi resta riferita alla popolazione e alle condizioni previste dalla sperimentazione.


Dall’esame accelerato alla disponibilità

L’EMA aveva inserito daraxonrasib tra i medicinali ad alta priorità del progetto Cancer Medicines Pathfinder. La valutazione è stata condotta esaminando progressivamente i dati, invece di attendere la consegna dell’intero fascicolo, e il CHMP ha completato l’esame in meno di 150 giorni.

Un procedimento ordinario può richiedere fino a 210 giorni effettivi e allungarsi fino a circa un anno se si considerano anche i tempi necessari all’azienda per rispondere alle richieste dell’Agenzia. Dopo l’eventuale decisione positiva della Commissione europea, toccherà alle autorità nazionali definire condizioni economiche e rimborsabilità.

Negli Stati Uniti il farmaco aveva ricevuto l’autorizzazione della FDA il 26 agosto. Prima del pronunciamento europeo, in Italia l’accesso era possibile soltanto attraverso studi clinici o strumenti di accesso anticipato, quando applicabili.

La vicenda aveva attirato l’attenzione anche per il caso di Max Parisi, conduttore di Radio Monte Carlo con un tumore pancreatico e metastasi al fegato. Dopo che i medici gli avevano comunicato, a fine luglio, l’esaurimento delle alternative terapeutiche, aveva raggiunto la California in seguito all’approvazione statunitense del 26 agosto per iniziare il trattamento. La scelta era stata legata all’indisponibilità del medicinale in Europa e ai costi molto elevati sostenuti negli Stati Uniti.

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