Tuam, i bambini senza nome: Liam Neeson porta il caso al cinema
Il film di Frank Berry racconta la ricerca di Catherine Corless e il dramma dei 796 bambini morti nell’istituto irlandese tra il 1925 e il 1960
A Tuam, dove un’équipe internazionale sta ancora cercando di restituire identità ai bambini morti nell’ex istituto St Mary’s, la memoria di quella tragedia arriva sul grande schermo. The Lost Children of Tuam, diretto da Frank Berry e interpretato da Monica Dolan, nasce dall’indagine di Catherine Corless e dall’impegno di Liam Neeson, per la prima volta coinvolto anche come produttore.
La scoperta che cambiò Tuam
Tra il 1925 e il 1960, i registri dello Stato irlandese registrarono 796 decessi nella struttura affidata alle suore della congregazione Bon Secours. Si trattava soprattutto di neonati e bambini molto piccoli, le cui sepolture non furono indicate da tombe riconoscibili né da un luogo ufficiale per il ricordo delle famiglie.
L’istituto accoglieva donne incinte e madri non sposate, in un’epoca in cui una gravidanza fuori dal matrimonio poteva provocare l’emarginazione dalla famiglia e dalla comunità. Dopo il parto, molte donne venivano separate dai figli; le condizioni della struttura e le responsabilità legate alle morti sono diventate, negli anni, parte di un più ampio esame dei rapporti tra Chiesa e Stato.
Catherine Corless iniziò a interessarsi alla storia dell’edificio nel 2005, mentre svolgeva ricerche sul passato locale. Ex segretaria di una fabbrica tessile, si imbatté in ostacoli e risposte insufficienti, ma continuò a raccogliere testimonianze e documenti. Un custode le riferì che, negli anni Settanta, alcuni bambini avevano trovato resti umani sotto una lastra danneggiata nell’area dell’ex istituto.
Il confronto tra mappe di epoche diverse rafforzò i suoi sospetti: un documento del 1929 segnalava nello stesso punto una vasca per le acque reflue, mentre una carta successiva parlava di un’area funeraria. Quando Corless chiese all’ufficio di stato civile di Galway l’elenco dei minori deceduti, si aspettava poche decine di nomi. L’elenco ne conteneva 796.
La verità oltre il primo scetticismo
Per anni, la maggior parte di quei bambini non risultò associata ad alcuna sepoltura nei cimiteri della zona. Quando, nel 2014, l’inchiesta cominciò a essere ripresa dalla stampa internazionale, nella stessa Tuam non mancarono dubbi e contestazioni nei confronti della ricercatrice.
Una svolta arrivò nel 2017, quando una prima verifica commissionata dal governo irlandese accertò la presenza di quantità significative di resti umani sotto il terreno dell’istituto. Le analisi indicarono che appartenevano a bambini, dalla fase finale della gestazione fino ai due o tre anni di età, e non alle vittime della carestia dell’Ottocento, come era stato ipotizzato.
La perseveranza di Corless ha colpito Neeson, che nel 2017 lesse la sua storia sul New York Times. «Sono irlandese, sono cresciuto nella Chiesa cattolica e ho provato un profondo senso di imbarazzo e l’obbligo che la verità venisse fuori e che ci fosse un’assunzione di responsabilità», ha spiegato al Guardian.
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L’attore, che da ragazzo era stato chierichetto, ha acquistato i diritti dell’inchiesta e ha incontrato Corless nella sua abitazione. Da quel momento ha contribuito a costruire il progetto cinematografico, affidato alla regia di Frank Berry e con Monica Dolan nel ruolo della ricercatrice.
Gli scavi cercano risposte
Sul sito dell’ex St Mary’s è in corso un’operazione scientifica che interessa un’area di circa 5.000 metri quadrati. Archeologi forensi e specialisti provenienti da diversi Paesi stanno recuperando i resti e tentando, quando gli elementi disponibili lo consentono, di stabilire l’identità dei bambini.
Finora sono stati individuati resti scheletrici riconducibili a 99 minori. Il lavoro richiede particolare cautela: le ossa dei neonati sono estremamente fragili e possono avere dimensioni paragonabili a quelle di un dito adulto. Secondo le stime del responsabile degli scavi, Daniel MacSweeney, l’intervento potrebbe proseguire per circa due anni.
L’obiettivo non è soltanto chiarire la dinamica delle morti, ma anche ricostruire una storia rimasta a lungo senza nomi, tombe e riconoscimento pubblico. La ricerca archeologica procede quindi insieme alla necessità di affrontare le responsabilità istituzionali legate alla gestione dell’istituto.
Il cinema restituisce una voce
The Lost Children of Tuam è arrivato nelle sale irlandesi e sarà distribuito nel Regno Unito dal mese prossimo. Il film concentra l’attenzione sulla determinazione di Corless, che nella sua ricerca non accettò i rifiuti incontrati lungo il percorso.
La ricercatrice ha assistito alla pellicola tre volte: due proiezioni con la famiglia e alcuni sopravvissuti, poi la première al Galway Film Fleadh. In quell’occasione il film ha ricevuto il premio per il miglior film irlandese. Corless ha apprezzato anche l’interpretazione di Monica Dolan: «È bravissima, così naturale, così semplice. Mi ha rappresentata come sono».
Berry ha sottolineato come il lavoro della ricercatrice abbia portato alla luce aspetti dolorosi della storia irlandese. Neeson, invece, ha spiegato di aver voluto contribuire alla diffusione di una vicenda rimasta troppo a lungo ai margini: «Era una storia così importante che il mondo doveva conoscerla e doveva dare voce alle centinaia di bambini e neonati che sono morti».
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