Hepburn e Tracy: l’amore clandestino durato 27 anni
Nove film, un matrimonio mai sciolto e una dedizione tenuta lontana dai riflettori: la storia contraddittoria di Katharine Hepburn e Spencer Tracy.
«Non mi sono più innamorata di un uomo. Perché avrei dovuto farlo? Avevo la perfezione». Katharine Hepburn avrebbe riassunto così, negli ultimi anni della sua vita, il legame con Spencer Tracy. Un rapporto durato 27 anni, vissuto senza nozze e quasi sempre lontano dagli sguardi del pubblico.
Quando l’attore morì, Hepburn non andò al funerale. Avvertì Louise, la moglie di Tracy, e i suoi figli, poi scelse di non occupare uno spazio che non le apparteneva ufficialmente. Non era mai stata sua moglie e non aveva mai chiesto a Spencer di sciogliere il matrimonio.
Un addio arrivato sul set
Il loro ultimo film insieme fu Indovina chi viene a cena?, uscito nel 1967 e incentrato sul razzismo attraverso la storia di una giovane donna bianca innamorata di un uomo nero. I genitori della ragazza erano interpretati proprio da Hepburn e Tracy.
Le riprese procedettero seguendo le condizioni fisiche dell’attore, ormai gravemente malato. La troupe lavorava quando lui riusciva a presentarsi e a sostenere la scena. Durante il monologo dedicato all’amore, Katharine pianse davvero: non per effetto della recitazione, ma davanti all’uomo con cui aveva condiviso oltre due decenni.
Diciassette giorni dopo la conclusione del film, Tracy morì nella casa che divideva con lei. Hepburn, svegliata da un rumore proveniente dalla cucina, lo trovò senza vita e si occupò di contattare la famiglia. Dopo quella notte continuò a lavorare e a comparire occasionalmente in pubblico, mostrando anche i tremori che attribuiva alla familiarità e che negava fossero legati al Parkinson.
La coppia che Hollywood nascose
Il rapporto era nato nel 1942, sul set di Woman of the Year. Nel film, i due erano giornalisti di una testata di New York: lei più ricca, colta e affermata di lui. La dinamica tra i personaggi finiva per riflettere, almeno in parte, quella tra gli interpreti.
Tra Hepburn e Tracy nacque una sintonia destinata a durare. Avrebbero realizzato insieme nove pellicole, mentre nella loro carriera avrebbero raccolto rispettivamente quattro e due Premi Oscar. La loro presenza comune, però, doveva restare discreta: lo studio system temeva lo scandalo e i due evitavano di farsi vedere insieme.
Durante le pause sul set si appartavano persino su una panchina, impedendo agli altri di avvicinarsi. La stampa, pur conoscendo le voci sulla loro relazione, lasciò spesso la coppia in pace. Anche il fatto che Tracy fosse ancora sposato contribuì a rendere necessario quel silenzio.
Due solitudini in equilibrio
Spencer Tracy, nato a Milwaukee nel 1900 e cresciuto in una famiglia cattolica di origine irlandese, aveva abbandonato gli studi, prestato servizio nella Marina e poi scoperto la recitazione al college. Aveva un talento immediato per imparare le battute e trasformarsi nel personaggio, ma la sua vita privata comprendeva infedeltà, abuso di alcol e sensi di colpa alimentati dalla fede.
Il suo matrimonio con Louise era ormai svuotato nella pratica, ma non venne mai cancellato sul piano formale. I due vivevano separati per lunghi periodi; Tracy, cattolico, non volle divorziare. Louise rimase la moglie legale e continuò a occuparsi soprattutto della famiglia, compreso il figlio sordo dalla nascita. La figlia della coppia, in seguito, sarebbe diventata amica di Hepburn.
Katharine, al contrario, non aveva alcun desiderio di sposarsi. Alla giornalista Barbara Walters spiegò di avere già tentato quella strada in gioventù e di averla poi esclusa dalla propria vita: secondo lei, una donna che sceglie di fare l’attrice deve poter pensare a sé, senza assumersi il ruolo di moglie e madre.
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«Non mi ricordo se gli ho mai detto ti amo», raccontò Hepburn nel 1991, parlando delle sue memorie. Per lei l’amore coincideva con un interesse assoluto verso l’altra persona, ma non implicava necessariamente la certezza di essere ricambiati o di conoscersi davvero.
L’indipendenza messa alla prova
Hepburn era nata nel 1907 in Connecticut e aveva costruito fin dall’infanzia un’identità ribelle. Da bambina portava i capelli corti, voleva essere considerata un maschio e imitava i fratelli anche nel nome. La madre, femminista, suffragista e sostenitrice del controllo delle nascite, la coinvolgeva nelle proprie attività e contribuì a rafforzarne l’autonomia.
Un trauma segnò profondamente la sua giovinezza: Katharine trovò il fratello morto, in circostanze che lasciavano pensare a un suicidio. La famiglia preferì parlare di una bravata finita male e rifiutò quella definizione. Lei, intanto, scelse il teatro anche perché non si riteneva abbastanza capace per diventare una tennista, né particolarmente brillante, mentre l’idea del matrimonio le appariva insopportabile.
La donna che aveva fatto dell’indipendenza una bandiera finì tuttavia per modellare molte abitudini sulle necessità di Tracy. Quando lui beveva e perdeva il controllo, diventando difficile da gestire, o doveva essere ricoverato, Katharine cercava di proteggerlo. Negli anni della malattia, la sua presenza divenne per lui sempre più importante.
Hepburn moderò il proprio modo di parlare, evitò di contraddirlo e organizzò parte della propria vita attorno alle sue fragilità. Tracy sopportava male il suo bisogno di esprimere sempre un’opinione, proprio quella franchezza che aveva contribuito a renderla una figura decisiva per il cinema americano.
La patata e la crêpe Suzette
Hepburn descriveva Tracy come una patata al forno e se stessa come una crêpe Suzette: lui semplice e concreto, lei più elaborata e imprevedibile. Il paragone restituiva la distanza tra due temperamenti molto diversi, ma anche la complementarità che li teneva uniti.
Il loro legame non fu privo di compromessi né di zone dolorose. Tracy non lasciò mai formalmente la moglie, Hepburn non rivendicò pubblicamente il ruolo di compagna e nessuno dei due cercò di trasformare quella relazione in una coppia riconosciuta.
Nella stanza accanto al letto, Katharine conservò per anni una fotografia di Spencer tra due cavalli e un dipinto della loro camera da letto realizzato da lei. In seguito i due condivisero anche una casa nella proprietà di George Cukor, soprattutto quando la salute dell’attore si fece più fragile.
La loro storia rimase quindi sospesa tra passione, cura e rinuncia. Dopo la morte di Tracy, Hepburn non cercò un nuovo amore e mantenne intatto il ricordo di quel rapporto, con tutte le sue contraddizioni.
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