Berlusconi, dalle battute al calcio: le frasi che hanno fatto epoca
Dai proclami politici alle uscite sul Milan e sul Monza, una raccolta delle dichiarazioni più ricordate dell’ex premier e imprenditore italiano.
«Se vincete contro una grande squadra, nello spogliatoio arriverà un pullman di prostitute»: è una delle battute più controverse pronunciate da Silvio Berlusconi, rivolta ai giocatori del Monza durante una cena sociale del 18 dicembre 2022. Pochi anni prima, presentando il suo progetto per il club brianzolo, aveva immaginato una squadra giovane, italiana e sottoposta anche a regole d’immagine molto precise.
Il calcio secondo Berlusconi
Nel progetto per il Monza, illustrato il 5 ottobre 2018 alla Gazzetta dello Sport, Berlusconi aveva parlato di giocatori senza barba né tatuaggi, con capelli ordinati e abiti sobri. Agli atleti chiedeva inoltre rispetto per arbitri e avversari, comprese le scuse dopo un fallo e una maggiore cura nella firma degli autografi.
Il calcio era una delle sue passioni più evidenti. Presidente del Milan dal 1986, Berlusconi definì il club un investimento sentimentale, pur riconoscendone i costi. Nel 2004 rivendicò anche un ruolo diretto nelle scelte tecniche, sostenendo di aver deciso formazioni, acquisti e regole per diciotto anni. Nel 2016, parlando della possibile cessione del Milan a investitori cinesi, ricorse invece a un racconto sulla carestia e sui bambini, spiegando così le proprie perplessità verso quei compratori.
Una comunicazione costruita per colpire
La sua forza pubblica non dipendeva soltanto dagli incarichi ricoperti o dall’attività imprenditoriale. Berlusconi trasformò il modo di comunicare in una parte centrale della propria identità politica, alternando slogan, ironia, espressioni inedite e formule facilmente riconoscibili, dal celebre «Mi consenta» al cosiddetto «bunga bunga».
Nel videomessaggio trasmesso ai telegiornali il 26 gennaio 1994, presentò l’Italia come il centro dei propri affetti e spiegò di essere entrato in politica per contrastare un Paese che considerava privo di libertà, affidato a forze immature e legate a un passato fallimentare. In seguito disse che non era stato lui a cercare la politica, ma che la Storia lo aveva spinto verso quella scelta. Agli esponenti di Forza Italia, nel 1995, arrivò persino a descrivere il partito come un Vangelo e i suoi sostenitori come missionari.
Le uscite più discusse
Nel corso degli anni non mancarono dichiarazioni capaci di suscitare reazioni e polemiche. Nel 2001 Berlusconi si descrisse come un leader senza rivali sulla scena internazionale, attribuendosi una superiorità personale e una storia che, a suo giudizio, gli altri protagonisti della politica non potevano eguagliare.
Durante il vertice della Nato a Pratica di Mare, il 28 maggio 2002, confuse nella ricostruzione mitologica i nomi di Romolo e Remo. Nel 2003, intervenendo sul processo Sme, sostenne che la legge fosse uguale per tutti ma che il consenso ricevuto dagli elettori gli garantisse una posizione diversa. Nello stesso anno, in un’intervista allo Spectator, pronunciò una frase minimizzatrice sulle responsabilità di Benito Mussolini e sul confino.
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A Palazzo Chigi, il 4 ottobre 2004, spiegò inoltre di considerare accettabile una pressione fiscale del 33%, mentre giudicava ingiusta una richiesta pari al 50%, arrivando a dire che ciò lo avrebbe fatto sentire autorizzato a sottrarsi al prelievo per quanto possibile. Nel 2007, durante una manifestazione a Verona, trasformò il riferimento al punto G in una battuta legata all’ultima lettera della parola «shopping».
Dalle battute alla memoria pubblica
Nel 2008, durante una conferenza stampa a Mosca, Berlusconi descrisse Barack Obama come giovane, bello e abbronzato, collegando queste caratteristiche alla possibilità di una buona intesa con Dmitrij Medvedev. Due anni più tardi, parlando al quotidiano la Repubblica, disse di preferire l’interesse per le belle ragazze all’omosessualità. Nel novembre 2010 sostenne poi che gli studenti autentici fossero impegnati a casa e che nelle piazze si trovassero soprattutto centri sociali e studenti fuori corso.
Nel libro Sale, zucchero e caffè di Bruno Vespa, pubblicato nel 2013, raccontò che i propri figli si sentivano come le famiglie ebree nella Germania hitleriana. Più vicino alla fine della sua attività politica, il 18 ottobre 2022, parlando ai deputati di Forza Italia, ricordò lo scambio di doni e lettere con Vladimir Putin: il presidente russo gli avrebbe inviato venti bottiglie di vodka per il compleanno, mentre lui avrebbe risposto con bottiglie di Lambrusco.
Tra le frasi rimaste nella memoria collettiva figura anche l’attacco rivolto agli avversari durante un comizio a Cinisello Balsamo, in occasione dei ballottaggi amministrativi del 2009: «Siete ancora oggi, e come sempre, dei poveri comunisti».
Berlusconi è morto il 12 giugno 2023, a 86 anni. Oltre al patrimonio lasciato alla famiglia e alle persone a lui vicine, la sua eredità comprende un repertorio linguistico entrato nella cultura popolare: dichiarazioni solenni, battute, provocazioni e riferimenti allo sport che hanno accompagnato decenni di vita pubblica italiana.
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