Trieste, la piazza sotto pressione: la scelta di Lorena Fornasir
Dal primo incontro con i migranti nel 2015 alla rete di assistenza nata a Trieste: cure, pasti e solidarietà convivono oggi con minacce e tensioni
Ogni anno, nella piazza davanti alla stazione di Trieste, Linea d’Ombra entra in contatto con circa 13-15 mila persone. Sono migranti arrivati dopo viaggi estenuanti lungo la rotta balcanica, spesso con ferite, fame e abiti inadatti. A occuparsi di loro è una rete guidata dalla psicoterapeuta Lorena Fornasir, che ora deve fare i conti anche con intimidazioni e problemi di sicurezza.
L’esperienza è cominciata nel 2015, quando Fornasir e il marito Gian Andrea Franchi incontrarono alcuni giovani diretti verso il Friuli-Venezia Giulia. Avevano i piedi devastati, le mani segnate dal filo spinato e i corpi provati dalle violenze. Da quel momento la coppia ha scelto di restare in strada accanto a chi arrivava, trasformando un gesto spontaneo in un’attività organizzata.
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Una rete nata dal dolore
La presidente di Linea d’Ombra ha raccontato la sua esperienza durante il Festival del Viaggiatore. Il primo intervento, ha spiegato, fu molto semplice: chiedere ai ragazzi di che cosa avessero bisogno, curare le ferite e procurare qualcosa da mangiare. «Il dolore è un maestro», ha detto, descrivendo il ruolo che la sofferenza ha avuto nella sua formazione e nel modo in cui pratica la cura.
Nel 2018 Fornasir e Franchi si sono trasferiti a Trieste per motivi familiari. Poco dopo hanno incontrato la realtà della seconda rotta balcanica: mentre si trovavano al molo Audace, seppero della morte di un ragazzo afghano di 21 anni, rimasto schiacciato tra due container nel porto. La notizia li spinse a verificare direttamente la situazione e, il primo giugno dello stesso anno, partirono per Bihać insieme all’associazione One Bridge di Verona.
In Bosnia trovarono una città ancora segnata dalla guerra e priva di risorse sufficienti per affrontare l’arrivo dei migranti. Gli appelli lanciati da Fornasir su Facebook permisero di coinvolgere nuove persone. Tra il 2018 e il 2022 furono organizzati almeno trenta viaggi, con aiuti pensati anche per sostenere i commercianti locali: venivano acquistati buoni per il cibo e per le scarpe nei negozi disposti a vendere ai migranti.
Nell’autunno del 2019 quell’impegno ha assunto una forma ufficiale con la nascita di Linea d’Ombra. L’associazione, finanziata esclusivamente da donazioni private, ha progressivamente concentrato il proprio lavoro a Trieste, dove arrivano persone che necessitano di cure immediate e, in alcuni casi, presentano lesioni molto gravi.
Trieste è diventata il punto d’arrivo
L’assistenza non consiste soltanto nella distribuzione di beni essenziali. I volontari cercano un contatto diretto con chi arriva, attraverso uno sguardo, un abbraccio o un sorriso, per contrastare la disumanizzazione vissuta lungo i confini. Alle necessità pratiche si aggiungono quindi ascolto e riconoscimento, così che le persone non vengano trattate come semplici numeri.
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In piazza arrivano ragazzi che hanno camminato per cinque giorni dalla Bosnia con calzature consumate e ferite ai piedi. Alcuni sono minori non accompagnati, molti provengono dall’Afghanistan e raccontano di famiglie uccise o di condizioni tali da rendere la fuga l’unica alternativa possibile. Prima di raggiungere l’Italia hanno attraversato diversi Paesi e subito sfruttamento, violenze e privazioni.
Con l’aumento degli arrivi è cresciuto anche il bisogno di cibo. Nell’autunno del 2023, dopo che centinaia di persone erano rimaste in strada in attesa di un posto nelle strutture di accoglienza, è nata la rete dei Fornelli resistenti. I gruppi già attivi riuscivano a portare pasti per venti o trenta persone, ma la situazione richiedeva almeno duecento porzioni ogni sera.
Quando, durante un incontro in una chiesa di Treviso, alcuni partecipanti chiesero come rendersi utili, la risposta fu una sola: «Cucinate». Da allora l’iniziativa si è ampliata fino a coinvolgere più di settanta gruppi in varie zone d’Italia. Le squadre preparano il cibo in parrocchie e altri spazi attrezzati, poi lo trasportano a Trieste insieme a coperte e ulteriori materiali.
Solidarietà e tensioni nella piazza
La rete, però, si è trovata a operare in un clima sempre più difficile. Durante l’estate Fornasir ha riferito di insulti e minacce, compresi episodi con contenuti razzisti, rivolti ai volontari e alle persone impegnate nell’assistenza. La piazza è così diventata non solo il luogo dell’accoglienza, ma anche il punto in cui si sono concentrate ostilità e conflitti.
All’inizio di ottobre, dopo alcune minacce rivolte ai volontari da un piccolo gruppo di migranti presenti nell’area, Linea d’Ombra e i Fornelli resistenti hanno scelto di interrompere temporaneamente le attività. La decisione è stata presa per proteggere chi presta servizio, in una situazione che mette a confronto bisogni umanitari, fragilità e problemi di sicurezza.
Per Fornasir, il viaggio di chi arriva in Italia non può essere paragonato a quello legato al turismo o alla scoperta. I migranti affrontano confini, boschi, fame e violenze prima di raggiungere Trieste, mentre molti di loro portano già alle spalle anni di sofferenze. Il lavoro dell’associazione continua a partire da quella realtà: incontrare le persone in strada e restituire loro, prima di tutto, la dignità.
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