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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Tre mesi in più per Impagnatiello: la svolta sulla premeditazione

La Corte d’Appello bis ha riconosciuto l’aggravante esclusa in precedenza, confermando il quadro accusatorio sull’omicidio di Giulia Tramontano.

La condanna all’ergastolo resta invariata, ma per Alessandro Impagnatiello il processo d’Appello bis introduce un ulteriore aggravio: tre mesi da trascorrere in isolamento diurno. I giudici hanno infatti riconosciuto la premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano, dopo che la Cassazione aveva disposto un nuovo esame su questo punto.

La giovane, incinta di sette mesi, venne uccisa il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, con 37 coltellate. Il precedente collegio d’appello aveva escluso l’aggravante, pur condannando all’ergastolo l’ex barman, attualmente detenuto nel carcere di Pavia.

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La famiglia accoglie la nuova decisione

Al termine della lettura del verdetto, i parenti di Giulia si sono stretti al loro legale Nicodemo Gentile, tra applausi e abbracci. Le motivazioni della sentenza dovrebbero essere depositate entro 45 giorni.

Impagnatiello era presente in aula, seduto in prima fila e vicino ai familiari della vittima. La sorella di Giulia ha sottolineato con amarezza l’assenza delle manette ai polsi dell’imputato e ha descritto la sofferenza quotidiana seguita alla perdita della sorella e del bambino che portava in grembo, sostenendo di vivere ogni giorno una pena senza possibilità di libertà.

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Gli elementi che hanno convinto i giudici

Per la procura generale di Milano, la volontà di uccidere non sarebbe maturata soltanto nelle ore del delitto. Maria Pia Gualtieri ha indicato una condotta protratta nel tempo e ha sintetizzato così la propria valutazione: «La cifra dell'imputato è la menzogna nella vita e nel processo».

Tra gli elementi richiamati dall’accusa figurano i tentativi di avvelenare Giulia, le ricerche online sulle modalità per incendiare un cadavere e i messaggi costruiti per orientare altrove le indagini. Secondo la sostituta procuratrice, già dal dicembre precedente sarebbe emersa una determinazione a farle del male, arrivando fino all’intenzione omicida.

Gualtieri ha inoltre invitato a valutare soprattutto i comportamenti dell’imputato, ritenendo che nel corso del tempo abbia costruito una rete di versioni false e ingannato anche gli investigatori. La procura ha definito questa perseveranza un elemento decisivo per sostenere la presenza della premeditazione.

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