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Tre finaliste del MAXXI Bulgari Prize espongono a Roma

Le opere di Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini resteranno visibili fino al 7 marzo

Il MAXXI di Roma ospita le opere delle tre finaliste del MAXXI Bulgari Prize 2026. La mostra resterà aperta fino al 7 marzo.

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La decisione a febbraio

Il nome della vincitrice sarà annunciato il 23 febbraio, durante una cerimonia dedicata alla quinta edizione del premio. L’opera scelta entrerà nella Collezione MAXXI dopo l’acquisizione da parte del museo.

Il riconoscimento nasce dalla collaborazione tra MAXXI e Fondazione Bvlgari e sostiene la ricerca di artiste e artisti contemporanei. La rassegna è curata da Giulia Ferracci.


Il lavoro di Chiara Bersani

Chiara Bersani ha presentato «Blanche. Si fece un giaciglio nel mio udito», un piccolo contenitore di legno lavorato con stucco e gesso, collegato a una lira che può essere suonata.

L’opera prende spunto da una mummia egizia custodita al British Museum, sulla quale sono visibili i segni dell’osteogenesi imperfetta, la stessa patologia con cui convive l’artista. La cassa diventa così un sarcofago e il progetto si completa attraverso momenti di canto e musica, dedicati ai corpi viventi privi di pieno riconoscimento nella società civile.

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Le altre due opere in mostra

Adji Dieye ha realizzato «Una Resa senza Caduta», una struttura di tubi metallici rivestita da veli di rayon. La forma riproduce, ma in posizione rovesciata e precaria, la torre del padiglione dell’Africa Occidentale Francese costruito per l’Esposizione coloniale internazionale di Parigi del 1931.

Quell’edificio aveva offerto al pubblico europeo una rappresentazione dell’Africa modellata sulle esigenze dell’impero. La scelta di capovolgerne l’immagine richiama il permanere, nel presente, degli sguardi prodotti dalla propaganda coloniale.

Margherita Moscardini, con «Una strada», ha accostato la scultura alla riflessione giuridica. Il suo bronzo riproduce una porzione del marciapiede di via Guido Reni, davanti alla sede del MAXXI, e si collega alla nozione romana di «res nullius in bonis», riferita ai beni che non appartengono a nessuno.

A partire da questo concetto, l’artista ha formulato una modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio. La proposta prevede il riconoscimento di beni non appropriabili né alienabili, destinati all’uso collettivo.

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