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Lifestyle 5 min di lettura21 ore fa

TÄRA, la voce della diaspora: «Esporsi può cambiare tutto

La cantautrice del Basso Lazio racconta l’eredità palestinese, gli anni della solitudine e il percorso che l’ha portata dalla gavetta a X Factor e al primo EP

Per TÄRA la musica non è soltanto una professione, ma il luogo in cui identità, memoria familiare e impegno trovano una voce comune. Tamara Al Zool, 23 anni, è cresciuta nel Basso Lazio e ha trasformato la storia della propria famiglia in un linguaggio artistico che mescola arabo, inglese e italiano, tra R&B e pop.

I nonni paterni provenivano dall’area di Yafa, quelli materni vivevano nei pressi di Ramla. Durante la Nakba del 1948 furono costretti a lasciare i loro villaggi, poi distrutti, insieme a quasi un milione di persone. Una parte della famiglia raggiunse la Giordania passando da Est, l’altra si spostò verso Gaza prima di arrivare anch’essa in Giordania: lì si incontrarono i genitori di TÄRA.


Una memoria diventata musica

La cantautrice ha conosciuto i nonni soprattutto durante le visite estive, mentre molti racconti sulla loro esperienza le sono arrivati dai genitori e dagli zii. Oggi mantiene contatti con parenti che si trovano a Gaza e spiega di non essere mai stata nella terra d’origine della famiglia, anche per non esporre a ulteriori rischi chi vive ancora lì.

A lungo, da bambina, ha cercato di nascondere la propria appartenenza palestinese. L’immagine proposta dai mezzi di informazione la spingeva a prendere le distanze da quella parte di sé, fino a desiderare un altro cognome e un’identità esclusivamente italiana. Anche il rapporto con la fede è stato oggetto di riflessione: da musulmana, osserva, sente una vicinanza con il cristianesimo e riconosce un ruolo centrale a Gesù e Maria.

Nel suo primo EP, Zefiro, e nei brani raccolti sotto l’etichetta Arab’n’B, TÄRA racconta l’esperienza di chi vive una frattura identitaria e familiare. Il tema della diaspora diventa così una materia artistica, ma anche un modo per difendere un’eredità che, a suo giudizio, oggi viene minacciata e cancellata.


Dalla solitudine al palcoscenico

A scuola si è sentita spesso l’unica persona diversa nell’ambiente, dalle elementari fino al liceo scientifico. Gli episodi di discriminazione non appartengono soltanto al passato, ma quella condizione di isolamento ha contribuito a renderla più consapevole della necessità di raccontarsi.

La musica è stata il primo antidoto alla solitudine. Durante le superiori aveva provato ad allontanarsene, interrompendo le lezioni di canto, ma il trasferimento a Roma per l’università ha modificato il suo rapporto con se stessa e con la creatività. Al primo anno di Amministrazione aziendale ha pubblicato il primo singolo, nel 2022, iniziando un percorso fatto soprattutto di festival e di esibizioni lontane dai locali, ambienti nei quali non si sentiva a proprio agio.

Nel 2024 è arrivata a X Factor fino ai Bootcamp. In una fase che descrive come segnata da una forte censura, ha scelto di portare sul palco non soltanto le canzoni, ma anche il proprio messaggio. Per lei le battaglie hanno senso quando escono dagli spazi abituali e arrivano anche davanti a un pubblico che potrebbe non condividere quelle idee.


Il confronto con l’industria

Il sostegno del settore musicale non è arrivato immediatamente. TÄRA racconta di aver incontrato diversi rifiuti, ma interpreta quelle porte chiuse come parte di un percorso che l’ha condotta verso l’opportunità decisiva, quella che ha contribuito alla nascita di Zefiro.

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Nei testi predilige l’ironia critica e la sensibilizzazione, mentre dice di sentirsi meno a suo agio quando deve scrivere brani più leggeri. Tra le sue influenze cita Michael Jackson, ascoltato fin dall’infanzia, Adele e Ariana Grande, oltre alla musica araba presente da sempre nella sua casa.

Anche sui social ha sperimentato forme di limitazione: tra il 2020 e il 2021 alcuni suoi video sono stati rimossi da TikTok. La maggiore presenza online di persone impegnate sugli stessi temi avrebbe poi reso più difficile oscurare ogni contenuto, ma la cantautrice nota ancora una diminuzione dell’interazione quando affronta con maggiore chiarezza la questione palestinese.


Il caso Macklemore e la scelta di parlare

TÄRA considera la vicenda di Macklemore, escluso dai concerti di Ed Sheeran dopo aver espresso una posizione a favore della Palestina, un esempio del valore dell’esposizione pubblica. Secondo lei, il rapper ha mantenuto la propria linea e ha incoraggiato altre persone a prendere posizione. «È molto importante esporsi, anche quando sei il più piccolo nella stanza», sostiene.

Più severo è il giudizio su Ed Sheeran, rimasto inizialmente in silenzio e poi intervenuto dal palco durante le polemiche. TÄRA ritiene che, dopo aver scelto di non parlare, l’artista avrebbe dovuto mantenere quella decisione; un intervento successivo, arrivato tra le contestazioni e affidato a un discorso letto, le è sembrato poco credibile.

La cantautrice contesta anche l’idea che riconoscere un genocidio trasformi automaticamente un musicista in un attivista. «Puoi sensibilizzare il pubblico su temi di attualità semplicemente perché sei un essere umano cosciente del mondo intorno», afferma. Di fronte a chi nega quanto sta accadendo, preferisce invece rivolgersi a chi è ancora incerto e può essere coinvolto in un confronto.


Aiuto concreto oltre le canzoni

L’interesse suscitato dal film Naza, premiato a Venezia con il Premio Speciale della Giuria e accolto da 25 minuti di applausi, viene letto da TÄRA come un segnale di attenzione crescente. Restano però aperti, secondo la cantautrice, problemi come le evacuazioni e la distribuzione degli aiuti destinati a chi ha perso tutto o quasi.

Per questo cerca di sostenere singole persone attraverso contatti diretti e donazioni mensili. Si informa sulle loro necessità e verifica, quando possibile, la presenza nelle liste di evacuazione per chi spera di raggiungere l’Italia o altri Paesi europei per studiare. La musica, nel suo caso, rimane dunque uno strumento per raccontare, ma anche un punto di partenza per agire.

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