Garlasco, il DNA sui pedali si tinge di giallo: il dato sparito
Le analisi del 20 settembre 2007 avrebbero dato esito negativo, ma quei risultati non comparivano negli atti: Bocellari chiede di riaprire il caso scientifico.
Il punto più controverso emerso dall’ultima puntata di Verità Nascoste riguarda due esami effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi il 20 settembre 2007. Secondo i dati grezzi recuperati dalla difesa, quelle verifiche avrebbero restituito un risultato negativo sul DNA attribuito a Chiara Poggi, in contrasto con il primo test del giorno precedente.
La questione è stata discussa da Milo Infante insieme all’avvocata Giada Bocellari, mentre le dichiarazioni rese dagli ex appartenenti ai RIS Luciano Garofano, Alberto Marino e Giorgio Portera hanno aggiunto nuovi interrogativi sulla gestione delle analisi e sulla documentazione confluita nel procedimento.
Il nodo delle analisi scomparse
Il 19 settembre 2007 i tecnici esaminarono i pedali della bicicletta Umberto Dei, cercando eventuali tracce genetiche riconducibili alla vittima. Per il confronto venne utilizzato il campione numero 29, identificato con il cucchiaino impiegato da Chiara Poggi durante la colazione. Il primo esame indicò una compatibilità ritenuta netta.
Il giorno successivo, però, lo stesso campione sarebbe stato sottoposto a due ulteriori elaborazioni, entrambe prive del profilo genetico atteso. Quei risultati, secondo quanto ricostruito in trasmissione, non furono inseriti nel fascicolo processuale e rimasero nei dati grezzi delle apparecchiature, recuperati dalla difesa soltanto nel 2026.
Bocellari: dubbi sulla lettura scientifica
L’avvocata ha spiegato che la difesa aveva richiesto per otto volte l’accesso ai Raw Data, ottenendoli con la prima discovery di maggio. I consulenti incaricati, tra cui il genetista Linarello, avrebbero individuato nei file proprio le due corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007.
Bocellari ha chiarito che, inizialmente, la difesa non contestava l’esistenza del materiale genetico, ma la sua natura e il modo in cui era stato interpretato. Dopo il confronto con i dati successivi, tuttavia, ha definito incompatibili sul piano scientifico un tracciato molto evidente e, appena 24 ore dopo, due esiti privi di risultato. «Le date parlano: prima analizzano il cucchiaino e poi lo paragonano al pedale», ha affermato durante il programma.
La consulenza della difesa, ha aggiunto, prenderebbe in considerazione anche l’ipotesi di un errore o di una contaminazione con un altro campione. Sul reperto numero 29 sarebbero presenti due tracciati differenti: uno completamente piatto e un altro non interpretabile, mentre nella relazione conclusiva il profilo sarebbe stato attribuito manualmente a Chiara Poggi.
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Le risposte degli ex RIS
Nel corso della puntata sono stati mostrati alcuni passaggi delle recenti sommarie informazioni testimoniali rese da Marino, Portera e Garofano. Il confronto più acceso ha riguardato la sequenza degli esami e l’assenza di un verbale relativo alle attività svolte tra il 19 e il 24 settembre 2007.
Portera ha riferito di essersi limitato a effettuare l’accesso con il proprio nome per consentire il caricamento di un campione, sostenendo di non aver eseguito né interpretato direttamente l’analisi. Marino, invece, ha ammesso di non ricordare perché le due repliche negative non fossero state segnalate, ipotizzando che all’epoca non fossero state considerate abbastanza rilevanti.
Anche Garofano ha dichiarato di non avere memoria precisa di eventuali dubbi manifestati da Marino sul profilo genetico. L’ex comandante del RIS ha inoltre escluso di ricordare di aver esaminato o discusso gli elettroferogrammi relativi a quelle verifiche.
Il confronto resta aperto
Il materiale discusso in studio è ora arrivato all’attenzione dell’attuale Procura, che ha ascoltato gli esperti coinvolti nelle attività del 2007. Le dichiarazioni raccolte non hanno fornito una ricostruzione univoca del motivo per cui i risultati negativi non furono valorizzati negli atti.
La chiusura delle indagini del 28 settembre ha riacceso così il confronto sulla prova genetica legata ai pedali. La domanda centrale resta se il profilo attribuito a Chiara Poggi sia stato confermato da un percorso analitico completo oppure se i dati conservati nei supporti informatici impongano una nuova valutazione dell’intera vicenda.
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