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Lifestyle 1 min di lettura22 set

Stella McCartney porta in passerella una fibra nata da fermentazione

Nella collezione invernale della stilista britannica debutta Brewed Protein di Spiber, materiale a base proteica pensato per ridurre l’impatto ambientale e offrire un’alternativa al cashmere tradizionale.

La prossima linea invernale di Stella McCartney mette in evidenza una novità tecnologica oltre che stilistica: Brewed Protein di Spiber. La stilista britannica, che dal 2001 lega il proprio nome alla sostenibilità, ha inserito questa fibra proteica di nuova generazione in una collezione composta per il 93% da materiali responsabili e ancora priva di pelle, piume, pelliccia e pelli esotiche.


Il materiale che punta al ciclo chiuso

Prodotta con fermentazione di precisione e ottenuta tramite processi microbici, Brewed Protein è pensata come alternativa animal-free alle fibre tradizionali. Spiber sostiene che il materiale possa essere reinserito nel ciclo biologico, tornando a nutrienti e aprendo così la strada a sistemi rigenerativi e a ciclo chiuso. Secondo la valutazione ambientale dell’azienda, la sua produzione potrebbe tagliare di circa il 75% le emissioni di gas serra rispetto al cashmere convenzionale, oltre a ridurre di circa il 90% o più consumo idrico e uso del suolo.


Dal fisherman-knit alla ricerca sui materiali

La nuova fibra compare in capi a costine in stile fisherman-knit, la maglieria spessa che richiama i pescatori, riletta con un riferimento agli anni trascorsi dalla designer in Scozia. In questi modelli convivono tradizione, lavorazione artigianale contemporanea e tecnologie dei materiali avanzate, con l’idea di inserire l’innovazione dentro il linguaggio creativo della collezione e non ai margini.


Trasparenza e investimenti, la condizione per crescere

McCartney continua a chiedere più chiarezza e responsabilità anche quando si usano materiali già diffusi. Per la designer, le tecnologie nuove hanno bisogno di sostegno continuativo da parte dei brand, di investimenti, di una domanda solida e di volumi produttivi adeguati per diventare davvero accessibili e sostenibili sul piano commerciale.

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