Stefania Rocca dà voce alle donne dimenticate di Otranto
L’ora di tutti segna l’esordio dietro la macchina da presa dell’attrice, che rilegge il massacro del 1480 attraverso la storia di Idrusa e delle vittime senza nome
Nel film di Stefania Rocca le figure maschili della vicenda condividono la scena con una presenza femminile destinata a rompere gli equilibri: Idrusa, interpretata da Alice Pagani, diventa la voce di chi non ha lasciato traccia nei racconti ufficiali. Nel cast figurano anche Simone Coppo, Ignazio Oliva, Antonio Morsellato e Alessio Boni, rispettivamente nei ruoli di Colangelo, Mastro Natale, Antonio e del Capitano Zurlo.
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Danza e memoria tengono aperta la ferita
La pellicola mescola recitazione e movimento grazie alla partecipazione del Teatro alla Scala di Milano. Per Rocca, l’incontro tra linguaggi diversi era necessario a evitare una ricostruzione tradizionale e a restituire alla storia una dimensione più fisica e simbolica.
Il legame con Otranto, inoltre, non appartiene soltanto al passato. Dopo aver visitato la città salentina, la regista ha percepito quanto il ricordo dell’assalto sia ancora presente nella comunità: «Quando sono arrivata a Otranto ho capito che ancora ricordano l’accaduto come se fosse successo ieri».
Idrusa sfida i ruoli imposti
Al centro del racconto c’è una donna del popolo intrappolata in un’unione che non sente più propria. Idrusa prova a sottrarsi al destino stabilito per lei e a conquistare uno spazio individuale, mentre intorno la società le ricorda continuamente quali siano i suoi doveri.
Rocca legge quella condizione come una forma di invasione parallela a quella militare: non soltanto un esercito straniero entra nella città, ma anche regole, aspettative e rapporti di potere occupano la vita delle persone. «Una donna cerca di non essere solo corpo a disposizione dell’uomo che l’ha sposata», ha spiegato la regista durante l’incontro alla Festa del cinema di Roma.
Pagani ha accolto il ruolo come una prova personale e come l’occasione per misurarsi con una libertà tutt’altro che acquisita. L’attrice ha sottolineato che l’emancipazione non è un tema archiviato: la battaglia per scegliere la propria vita, ha osservato, continua anche se oggi viene talvolta raccontata con leggerezza.
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Il 1480 tra storia e scelte individuali
L’esordio di Rocca nasce dall’adattamento di L’ora di tutti, romanzo scritto da Maria Corti e pubblicato negli Anni ’60. Il film guarda all’attacco ottomano del 1480 senza ricostruire il passato in modo rigidamente museale: l’obiettivo è far emergere questioni ancora riconoscibili nel presente.
A Otranto, pescatori e artigiani si unirono per proteggere la città, trasformandosi in combattenti pur sapendo quanto fosse concreto il rischio di morire. Gli uomini ricordati per quella resistenza sono stati elevati agli onori degli altari come santi e martiri; delle ottocento donne coinvolte nella tragedia, invece, non è rimasto neppure un elenco di nomi.
Proprio questa assenza ha spinto la regista a costruire un volto e una voce per quelle vittime. Il racconto si articola intorno a cinque prospettive e mette in relazione l’esperienza privata di Idrusa con quella della collettività: per Rocca, ogni persona arriva a un momento in cui deve decidere, anche quando sembra che gli eventi abbiano già scelto al posto suo.
La regista ha quindi preferito una contaminazione capace di cancellare la distanza tra epoche, così da trasformare il film in una figura universale più che in una semplice opera in costume. Il titolo richiama infatti due dimensioni: quella di Idrusa, segnata dalla ricerca della propria autonomia, e quella di tutti, chiamati a confrontarsi con una scelta nel momento decisivo.
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