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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Dolore, la differenza tra donne e uomini emerge in 118 Paesi

Una ricerca internazionale su oltre sei milioni di persone disegna l’andamento del dolore dalla prima infanzia alla tarda età e conferma uno svantaggio femminile in tutte le aree osservate.

Il dolore non può essere misurato con un semplice esame strumentale: per valutarlo bisogna chiedere a chi lo avverte. È partito da questa premessa il lavoro dell’Università McGill di Montréal, che ha raccolto le risposte di più di 6 milioni di persone in 118 Paesi e ha costruito una mappa del dolore lungo l’intero arco della vita, dai 5 anni a oltre i 100.

Il risultato, pubblicato su Nature Medicine, è netto: in tutte le 11 parti del corpo considerate le donne dichiarano dolore più spesso degli uomini. La ricerca non riguarda però il dolore cronico, ma quello riferito dalle persone in un periodo recente.

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Il divario cambia secondo la zona

Le differenze più ampie riguardano il volto, dove il dolore viene segnalato dalle donne con una frequenza superiore dell’83 per cento rispetto agli uomini. Seguono il mal di testa, con uno scarto del 74 per cento, e i disturbi localizzati allo stomaco e all’addome, che tra le donne risultano più frequenti del 60 per cento.

Considerando il dolore in qualunque area del corpo, la distanza si restringe ma rimane evidente: le donne lo riferiscono il 16 per cento più spesso. Il disturbo più comune in assoluto è comunque il mal di schiena, segnalato da circa il 40 per cento delle persone coinvolte nello studio.


Età e dolore non seguono una sola curva

La probabilità di provare dolore aumenta più rapidamente prima dei 55 anni, ma l’andamento varia in base alla parte del corpo. Il dolore addominale raggiunge il punto più alto attorno ai 23 anni, mentre il mal di testa tocca il massimo intorno ai 34; in entrambi i casi, dopo quella fase, la frequenza tende a diminuire.

La situazione è diversa per schiena, anca e ginocchio, disturbi che continuano a diventare più comuni con l’avanzare dell’età e risultano particolarmente frequenti dai 75 anni in poi. Gli autori sottolineano che le cause del divario tra donne e uomini non rappresentano il principale oggetto dell’indagine e che i dati presentano alcuni limiti.

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Dalla mappa alle cure personalizzate

Le curve elaborate dai ricercatori possono essere utilizzate in modo simile alle tabelle impiegate in pediatria per confrontare la crescita di un bambino con quella dei coetanei. In questo caso, età e sesso permettono di mettere il dolore individuale in relazione con quello tipico della popolazione di riferimento.

Secondo l’Università McGill, questo strumento può aiutare a seguire l’evoluzione del dolore, riconoscere più rapidamente situazioni anomale e individuare possibili occasioni di prevenzione. La mappa, tuttavia, descrive la frequenza con cui il dolore viene riferito e non stabilisce da sola quali trattamenti debbano essere prescritti.


La medicina di genere resta incompleta

La maggiore presenza del dolore tra le donne apre anche il tema del modo in cui viene studiato e trattato. L’Istituto superiore di sanità ha ricordato più volte che la ricerca medica è stata a lungo organizzata su un modello prevalentemente maschile e che le sperimentazioni cliniche hanno coinvolto soprattutto uomini.

In Italia, la legge 3 del 2018 ha previsto un programma per integrare la medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, approvato il 13 giugno 2019 dal ministro della Salute. Tuttavia, la lunga esclusione delle donne dagli studi sul dolore fa sì che le prove disponibili non siano ancora sufficienti per indicare, in modo sistematico, terapie differenti in base al sesso.

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