Sla, Matteo Materazzi: «La cura serve ai nostri figli»
L'ex calciatore racconta la malattia, il protocollo negli Usa e i 350mila euro per un volo ambulanza
Matteo Materazzi ha raccontato a Verissimo di aver affrontato negli Stati Uniti una terapia sperimentale contro la Sla. L’ex calciatore, 50 anni, convive con una rara forma della malattia dal settembre 2024.
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La terapia negli Stati Uniti
Il trattamento è stato possibile grazie al sostegno di alcuni amici e ha richiesto a Materazzi un soggiorno di un mese e mezzo negli Stati Uniti. Secondo quanto riferito dalla moglie Maura Soldati, i primi riscontri indicano un rallentamento della progressione, anche se la coppia ha scelto di non alimentare aspettative eccessive.
«La cura non serve a me, serve ai nostri figli», ha detto Materazzi durante l’intervista. La malattia, ha spiegato, è genetica e per questo teme che possa riguardare in futuro anche i due figli, Geremia e Gianfilippo. Il suo obiettivo è contribuire alla ricerca e favorire l’arrivo del protocollo in Italia, evitando ai pazienti il viaggio oltreoceano.
I costi del viaggio sanitario
La gestione della terapia comporta anche spese molto elevate. A causa dell’uso del respiratore, Materazzi non può viaggiare su un normale aereo di linea: per il trasferimento è necessario un volo ambulanza, il cui costo può arrivare a 350mila euro.
L’ex procuratore sportivo ha raccontato di aver messo a disposizione la propria notorietà per sostenere una causa più ampia. Ha ricevuto messaggi da persone che lo considerano un esempio e ha spiegato di voler trasformare questa esperienza in un aiuto concreto per chi affronta la stessa malattia.
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La diagnosi e la vita quotidiana
I primi segnali erano comparsi già nel marzo precedente alla diagnosi, quando Maura aveva notato che il marito zoppicava senza che fosse chiara la causa. La conferma della Sla è arrivata nel settembre 2024, dopo un peggioramento che la moglie ha descritto come un colpo improvviso.
La malattia ha ridotto progressivamente l’autonomia di Materazzi e continua a modificare le sue condizioni. «È una malattia infame, ogni giorno mi toglie qualcosa», ha detto, spiegando che ciò che oggi riesce ancora a fare potrebbe non essere più possibile tra un mese. Nonostante questo, prova a lavorare nei limiti consentiti e mantiene una routine attiva.
Il sostegno della famiglia
Materazzi ha raccontato di voler continuare a vivere con il sorriso, anche per trasmettere ai figli l’idea che la malattia faccia parte dell’esistenza senza esaurirne il significato. Ha aggiunto di soffrire soprattutto quando incontra in ospedale bambini colpiti da patologie simili.
Quando la Sla si è manifestata, lui e Maura non vivevano più insieme. La coppia, legata da circa 30 anni e con due figli, ha però ritrovato la propria relazione durante la malattia. «Lui è la mia famiglia», ha detto Maura, spiegando che il percorso vissuto insieme ha fatto riemergere l’amore tra loro.
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