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Simona Izzo racconta la diagnosi della sindrome di Sjögren

L’attrice ha descritto stanchezza, disturbi agli occhi e il percorso di esami per identificare la malattia autoimmune

Simona Izzo ha raccontato di avere ricevuto una diagnosi di sindrome di Sjögren, dopo mesi segnati da diversi disturbi. L’attrice e regista ne ha parlato durante l’intervista con Monica Setta a Storie di Donne al Bivio.

La sua testimonianza è partita dai sintomi e dalla difficoltà di essere creduta. «Stavo così male che ho pensato di morire», ha detto Izzo, spiegando di avere scelto di esporsi pubblicamente per aiutare soprattutto le donne alle prese con disturbi complessi e difficili da ricondurre a una sola causa.

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I disturbi prima della diagnosi

All’inizio, ha riferito l’attrice, si era presentata una dermatite che non riusciva a risolversi. In seguito sono comparsi problemi agli occhi e una stanchezza persistente, diventata sempre più difficile da gestire nella vita quotidiana.

Izzo ha ricordato anche il rischio che molte pazienti vengano considerate persone ansiose o malate immaginarie. «Molte accusano sintomi difficili da sintetizzare e vengono considerate malate immaginarie, mentre soffrono tantissimo. Ho scelto di metterci la faccia proprio per mandare un messaggio a loro», ha dichiarato nel corso della trasmissione.


Che cos’è la sindrome di Sjögren

La sindrome di Sjögren è una patologia autoimmune cronica. Il sistema immunitario attacca per errore alcuni tessuti dell’organismo, soprattutto le ghiandole che producono lacrime e saliva, causando una riduzione delle loro funzioni.

Il disturbo colpisce in prevalenza le donne: secondo l’Istituto superiore di sanità, circa il 90 per cento delle persone interessate è di sesso femminile. La malattia può comparire da sola oppure insieme ad altre patologie autoimmuni, tra cui artrite reumatoide e lupus; tra i possibili fattori coinvolti ci sono componenti genetiche, ormonali e ambientali.

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Occhi, bocca e altri sintomi

La secchezza oculare può provocare bruciore, fastidio alla luce e la sensazione di avere sabbia negli occhi. La scarsa produzione di saliva, invece, può rendere più complicati parlare, masticare e deglutire, oltre ad aumentare il rischio di carie e infezioni della bocca.

I sintomi possono estendersi anche oltre le mucose. Sono possibili affaticamento continuo, dolori alle articolazioni e ai muscoli, secchezza vaginale e difficoltà di concentrazione. Intensità e combinazione dei disturbi cambiano da persona a persona; nei casi più complessi possono essere coinvolti anche polmoni, reni e sistema nervoso.


Gli esami per arrivare alla diagnosi

Non esiste un singolo test sufficiente a identificare la sindrome. Il medico valuta la storia clinica e l’insieme dei sintomi, confrontandoli con i risultati di più accertamenti ed escludendo altre possibili spiegazioni.

Il percorso può includere analisi del sangue per individuare determinati autoanticorpi, verifiche sulla produzione di lacrime e saliva e, quando necessario, una biopsia delle piccole ghiandole salivari del labbro. Nel lavoro diagnostico possono collaborare reumatologo, oculista e odontoiatra. La presenza di un autoanticorpo o la sola secchezza degli occhi, prese singolarmente, non sono sufficienti per confermare la malattia.

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