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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Scuola senza schermi? Pellai: «L’IA sta già facendo danni

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai invita adulti e insegnanti a restituire ai più giovani fatica, regole, sport e tempi vuoti per rafforzarne le risorse interiori.

L’uso di dispositivi digitali e Intelligenza artificiale nelle aule non sarebbe l’aiuto che molti adulti immaginano. Secondo Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, questa scelta rischia anzi di indebolire la crescita: «È un imbroglio, non solo non serve ma sta già facendo danni». La sua proposta è netta: istituti scolastici il più possibile privi di strumenti digitali.

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La crescita passa dalla comunità

Per Pellai, il problema non riguarda soltanto la tecnologia impiegata durante le lezioni. Bambini e adolescenti hanno sempre meno occasioni per stare insieme in contesti organizzati, come oratori, gruppi scout e società sportive, luoghi che in passato trasmettevano regole, responsabilità e senso del limite.

Queste realtà, osserva lo psicoterapeuta, dovrebbero essere ricostruite e valorizzate. La vita comunitaria aiuta infatti i ragazzi a diventare più partecipi e solidali, offrendo esperienze concrete fuori dall’isolamento degli schermi e creando occasioni di confronto con coetanei e adulti.


Il valore educativo della fatica

La tesi è al centro del nuovo libro di Pellai, “Ti farò correre in salite. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni”, pubblicato da Mondadori. L’autore sostiene che proteggere i figli da qualsiasi disagio, insuccesso o impegno prolungato produca l’effetto opposto a quello desiderato: li lascia più esposti all’ansia e meno preparati ad affrontare gli ostacoli.

«La fatica è un ingrediente pedagogico indispensabile e insostituibile nell’allenamento alla vita», afferma l’esperto. Lo sport rappresenta, a suo giudizio, un modello efficace: ogni risultato richiede allenamento, costanza e la disponibilità a misurarsi con percorsi difficili. La forza, in questo quadro, non coincide con la violenza, ma con la capacità maturata attraverso l’esperienza di superare prove impegnative.

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Noia e frustrazione fanno crescere

Il tempo vuoto non dovrebbe essere colmato immediatamente con un dispositivo o con una risposta pronta. Quando un bambino affronta la noia e il senso di frustrazione, può sviluppare fantasia, autonomia e nuove strategie per risolvere i problemi. Lasciare spazio a questa ricerca personale significa allenare la mente a resistere anche nei periodi più complessi.

Secondo Pellai, invece, molti genitori hanno cercato di rendere più semplice l’esistenza dei figli, consegnando loro rapidamente ciò che chiedevano e rimuovendo le situazioni potenzialmente faticose. Il risultato è una generazione abituata alla gratificazione immediata, con minori strumenti interiori davanti ai fallimenti.


Genitori davanti a una scelta

La Generazione Alfa e i fratelli maggiori della Generazione Z sono cresciuti in un ambiente dominato dall’iperprotezione, dalla presenza costante degli schermi e dal principio del “tutto e subito”. Adolescenti e bambini sono stati spesso tenuti tranquilli attraverso l’intrattenimento digitale, mentre si riducevano le attività collettive, lo sport e le esperienze in cui assumersi piccoli rischi.

Pellai descrive così ragazzi più fragili, arrabbiati e ansiosi, talvolta confinati tra casa e scuola e privati di occasioni di movimento e socialità. La soluzione, spiega, non consiste nel costruire un mondo senza ostacoli, ma nell’accompagnare i giovani mentre imparano ad affrontarli, senza trattarli come oggetti delicati da proteggere da ogni difficoltà.

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