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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Scuola senza schermi? La ricetta di Pellai per ragazzi più forti

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai invita famiglie, scuola e comunità a restituire ai più giovani fatica, regole e occasioni per affrontare le difficoltà

L’uso di dispositivi digitali e dell’intelligenza artificiale in classe non sarebbe la risposta alla fragilità delle nuove generazioni. Secondo il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai, la scuola dovrebbe ridurre drasticamente la presenza degli schermi e tornare a essere uno spazio capace di allenare attenzione, autonomia e capacità di affrontare gli ostacoli.

Pellai contesta l’idea che la tecnologia, da sola, renda più efficace l’apprendimento. A suo giudizio, l’introduzione degli strumenti digitali nelle aule non porta i benefici promessi e rischia invece di aggravare problemi già evidenti tra bambini e adolescenti: ansia, rabbia, dipendenza dalla gratificazione immediata e difficoltà nel gestire la frustrazione.

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La comunità può riaprire spazi reali

Per accompagnare la crescita non basta dunque intervenire sui programmi scolastici. Oratori, gruppi scout, attività sportive e altre esperienze condivise offrivano in passato regole, responsabilità e relazioni al di fuori della famiglia: ambienti nei quali i ragazzi imparavano a rispettare limiti e impegni.

Quella rete educativa, sostiene Pellai, andrebbe ricostruita e rafforzata. La partecipazione a una comunità aiuta infatti a sviluppare collaborazione e iniziativa, sottraendo bambini e adolescenti a un isolamento sempre più spesso vissuto davanti a uno schermo.


La frustrazione diventa allenamento

Nel suo ultimo libro, “Ti farò correre in salite. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni”, pubblicato da Mondadori, l’esperto indica nella fatica uno strumento essenziale per prepararsi alla vita. «La fatica è un ingrediente pedagogico indispensabile e insostituibile nell’allenamento alla vita», afferma, collegando la crescita personale al modello dello sport.

Come accade durante un allenamento, anche lo sviluppo mentale richiede costanza e il superamento progressivo di prove impegnative. Eliminare ogni disagio, intervenire subito dopo un fallimento o riempire ogni momento vuoto con contenuti digitali impedisce ai più giovani di sperimentare le proprie risorse.

La noia e l’attesa, invece, possono favorire fantasia e autonomia. Quando il vuoto non viene colmato immediatamente dagli adulti o dalla tecnologia, la mente cerca soluzioni, sviluppa nuove capacità e impara a resistere ai periodi più difficili.

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Genitori troppo protettivi

Secondo Pellai, molte famiglie hanno cercato di proteggere i figli da ogni sforzo, offrendo loro comodità, risposte rapide e ciò che desideravano. L’obiettivo era spesso evitare pianti e conflitti, ma il risultato sarebbe una generazione poco allenata a tollerare il rifiuto e a superare gli impedimenti.

L’esperto descrive bambini e adolescenti trattati come persone estremamente vulnerabili, da preservare da qualsiasi esperienza dolorosa. «I nostri ragazzi non hanno bisogno di un mondo senza ostacoli, ma di educatori che non abbiano paura di sostenerli lasciandoli faticare per superare gli ostacoli», spiega, chiedendo agli adulti di accompagnare senza sostituirsi continuamente ai figli.


Alfa e Z davanti alle difficoltà

Il quadro riguarda soprattutto la Generazione Alfa e i fratelli maggiori della Generazione Z. Molti di loro sono cresciuti tra intrattenimento digitale, gratificazioni immediate e una minore presenza in attività collettive, anche insieme a parenti e genitori.

A ciò si aggiungono meno occasioni di movimento, sport di squadra, viaggi e gite, mentre la paura di assumersi responsabilità porta adulti e istituzioni a limitare le esperienze fuori casa. Pellai collega questa protezione costante alla fragilità, all’ansia e alla rabbia che oggi emergono con maggiore frequenza.

Il suo invito non è a lasciare soli i ragazzi, ma a consentire loro di misurarsi con compiti adeguati all’età. Per diventare più solidi, conclude, devono poter affrontare salite reali e simboliche, imparando che nessun traguardo importante si raggiunge senza impegno.

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