Sant'Orsola, due trapianti di rene con il Cizutamig
Il trattamento ha ridotto gli anticorpi di due pazienti, consentendo interventi riusciti senza rigetto nei mesi successivi
All’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna due pazienti con un rischio di rigetto superiore al 99% hanno ricevuto un trapianto di rene grazie al Cizutamig, un farmaco sperimentale utilizzato per la prima volta al mondo in questo percorso.
Roberto Mazzotti, 54 anni, originario di Ravenna, aveva affrontato tredici anni di dialisi. «Quando senti dire che le probabilità sono pari a zero, la speranza viene meno», ha raccontato. Anche la ricerca di un organo tra i familiari non aveva dato risultati, perché gli anticorpi del suo sistema immunitario avrebbero attaccato il rene ricevuto.
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Il trattamento contro gli anticorpi
Una condizione analoga riguardava Maria Chiara Negri, 51 anni, residente nel Bolognese e malata fin dall’infanzia. La sua storia clinica è legata al Sant’Orsola da quasi tre generazioni di medici, ma per anni l’accesso a un trapianto era rimasto molto difficile.
Entrambi avevano un valore di PRA superiore al 99%. Questo indicava una reattività contro quasi tutti gli antigeni presenti negli organi disponibili, con il rischio di rigetto anche quando fosse stato individuato un possibile donatore. Dopo cinque infusioni, gli anticorpi anti-HLA e quelli rivolti specificamente contro il donatore hanno iniziato a diminuire.
Il Cizutamig, anticorpo bispecifico sviluppato dalla società statunitense Candid Therapeutics, agisce collegando le cellule T alle plasmacellule che producono gli anticorpi. In questo modo punta a eliminare le cellule responsabili della risposta immunitaria, invece di ottenere soltanto una riduzione temporanea degli anticorpi già presenti nel sangue.
«Non vogliamo soltanto creare una finestra temporanea di riduzione dell’immunità, ma cercare di eliminare le cellule che producono questi anticorpi», ha spiegato Gaetano La Manna, direttore del Centro trapianti di rene del Sant’Orsola.
Gli interventi e i risultati clinici
La diminuzione degli anticorpi ha permesso di individuare due donatori compatibili. Roberto è stato sottoposto per primo all’intervento, seguito da Maria Chiara. Nei mesi successivi nessuno dei due ha avuto episodi di rigetto e gli organi trapiantati hanno mantenuto una buona funzionalità.
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Per Maria Chiara, il passaggio dalla dialisi al trapianto ha rappresentato un cambiamento netto nella vita quotidiana. La paziente ha spiegato che la nuova condizione non è paragonabile a quella vissuta durante il trattamento dialitico. Roberto, invece, ha definito l’opportunità ricevuta un evento capace di cambiare la sua esistenza.
Il percorso è stato possibile grazie al lavoro del Centro trapianti di rene, con il contributo di Giorgia Comai per gli aspetti nefrologici e immunologici e di Matteo Ravaioli per la parte chirurgica. Ha partecipato anche il Centro di Immunogenetica dei Trapianti dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.
Una terapia ancora da verificare
La collaborazione ha coinvolto inoltre l’Hospital Universitari Vall d’Hebron di Barcellona e la Charité Universitätsmedizin di Berlino. Il farmaco è stato somministrato attraverso l’uso compassionevole, una procedura che consente di fornire gratuitamente medicinali non ancora autorizzati per una determinata indicazione, su richiesta del medico.
I dati sono stati presentati anche al congresso della Società americana di nefrologia, ma restano preliminari. Saranno necessari altri studi per stabilire quanto durino gli effetti e per verificare la sicurezza del trattamento nel lungo periodo.
Il risultato interessa una platea che rappresenta circa il 30% delle persone in lista per un trapianto. Il Centro del Sant’Orsola ha realizzato oltre 3.000 trapianti in quasi sessant’anni, con una media di circa 120 interventi all’anno, e segue 537 studi clinici attivi su farmaci sperimentali.
La disponibilità degli organi resta comunque indispensabile. Anche una terapia capace di ridurre gli anticorpi non può sostituire la donazione, che ha permesso ai due pazienti di ricevere un rene compatibile dopo anni di attesa.
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