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Lifestyle 2 min di lettura2 giorni fa

Rossella Brescia e il padre: l’Alzheimer lo portò via prima della morte

Il ricordo di un genitore indipendente e anticonformista si intreccia con il dolore della malattia e con la solitudine dopo una relazione durata 20 anni.

Per Rossella Brescia la perdita del padre è iniziata molto prima della sua morte. L’Alzheimer, racconta, ha cancellato gradualmente la persona che conosceva, lasciando alla figlia e alla madre il peso di assistere a una trasformazione dolorosa e difficile da accettare. Nel suo racconto trova spazio anche la solitudine arrivata dopo 20 anni di coppia.


Il carattere ereditato dal padre

Brescia descrive il padre come un uomo originale, capace di seguire le proprie convinzioni senza lasciarsi condizionare. Era un sarto molto abile, in grado di confezionare cappotti in poche ore, ma non voleva che il lavoro occupasse ogni momento della sua vita: nel pomeriggio, qualunque cosa accadesse, si dedicava al tennis.

Da lui la showgirl dice di avere ricevuto anche la determinazione. Quando prende una decisione, spiega, è difficile farle cambiare strada, proprio come accadeva al padre. Quella stessa educazione l’aveva spinta a non accontentarsi e a cercare per i figli un’esistenza migliore, tanto da non voler insegnare loro nemmeno a rammendare un bottone.


L’Alzheimer e la perdita graduale

La malattia ha colpito un uomo riservato e autonomo, che non avrebbe voluto mostrarsi fragile davanti agli altri. Il passaggio dall’indipendenza alla necessità di essere lavato dalla figlia è stato, per Brescia, uno degli aspetti più strazianti dell’assistenza: “È una malattia che ti toglie la dignità”.

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Insieme alla madre, Rossella ha affrontato la fatica quotidiana e il senso di impotenza. Il peso fisico, racconta, passava in secondo piano rispetto alla sofferenza emotiva: “La stanchezza è secondaria: quando vuoi bene a una persona il mal di schiena non lo senti nemmeno più”. A consumare davvero era assistere alla scomparsa progressiva dell’uomo che aveva conosciuto.

La malattia, secondo il suo ricordo, lo ha privato della sua identità e della discrezione che aveva sempre difeso. Per questo Brescia sintetizza il lutto con una frase netta: “L’ho perso molto prima di quando è effettivamente morto”.

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