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Diana, il retroscena del corteo: la frase che fece infuriare Spencer

Charles Spencer ricostruisce le decisioni, i contrasti e i sospetti dietro il funerale di Diana, dalla marcia con William e Harry al discorso protetto fino all’ultimo

La mattina del 6 settembre 1997 fu il principe Filippo a modificare la disposizione immaginata per il corteo funebre. William e Harry avrebbero dovuto affiancare Charles Spencer, mentre Filippo e Carlo si sarebbero collocati ai lati: nacque così l’immagine dei cinque uomini che seguirono la bara di Diana davanti a una folla immensa.

Spencer racconta che il percorso fu allungato di quasi tre chilometri e mezzo senza che lui ne fosse informato in anticipo. Soltanto in seguito comprese che la deviazione era stata studiata per permettere a un numero maggiore di persone di assistere al passaggio del feretro.


Filippo cambia la formazione

Poco prima della partenza da St James’s Palace, Carlo avrebbe proposto di occupare la posizione centrale, con William alla destra e Harry alla sinistra. Secondo il racconto contenuto nel libro, Filippo lo interruppe con una frase netta: «No, non è così che faremo».

Il nonno dei due ragazzi stabilì che Spencer, in rappresentanza della famiglia materna di Diana, dovesse stare al centro. William e Harry avrebbero camminato accanto allo zio, mentre Filippo e Carlo avrebbero chiuso la fila alle estremità. Carlo accettò quella soluzione e la processione poté cominciare.


Il discorso rimasto sotto controllo

La vigilia delle esequie Spencer fu convocato a Westminster per la prova generale. Aveva con sé due copie dell’orazione, una nella giacca e l’altra nei pantaloni, ma quando gli chiesero di leggerla per regolare il microfono preferì non mostrarla.

Dal pulpito notò alcune persone avvicinarsi e temette che il testo potesse essere ascoltato o sottoposto a verifiche. Non afferma di conoscere le loro intenzioni: spiega soltanto di aver simulato un vuoto di memoria, ricorrendo a un documento diverso per completare la prova tecnica.

Il testo era stato preparato nei giorni precedenti e spedito via fax alle 7.12 del 3 settembre. Quattro pagine scritte in maiuscolo contenevano un riferimento centrale al futuro di William e Harry: Spencer voleva assicurare che la famiglia della madre avrebbe continuato a sostenerli, senza lasciare che la loro esistenza fosse regolata unicamente da «dovere e tradizione». Nella prima stesura compariva anche Dodi Fayed, poi eliminato dal discorso; Spencer avrebbe in seguito rimpianto quella scelta.

La preoccupazione per il possibile tono dell’orazione era già emersa negli ambienti politici e mediatici. Nel diario di Alastair Campbell, allora addetto stampa di Tony Blair, Spencer trova annotato che il 5 settembre Piers Morgan gli avrebbe chiesto di evitare un attacco alla stampa. Campbell, precisa il conte, non fece pressioni su di lui.

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Musica e cerimonia, scelte in corsa

Per il rito fu accantonata St Paul’s Cathedral, legata al matrimonio tra Diana e Carlo, e si optò per Westminster Abbey. Le sorelle della principessa riferirono inoltre che lei avrebbe desiderato ascoltare il Requiem di Mozart, ma la richiesta venne respinta con una motivazione che Spencer giudica poi infondata: gli fu detto che quel brano non poteva essere eseguito durante una celebrazione della Chiesa d’Inghilterra.

Anche il contributo musicale di Elton John venne modificato all’ultimo momento. Il programma del 2 settembre prevedeva Your Song; successivamente prese forma una nuova versione di Candle in the Wind, con il testo scritto da Bernie Taupin e trasmesso attraverso una catena di fax che coinvolse la California, Elton John, Richard Branson e Sarah, sorella di Spencer.

Il conte approvò subito le nuove parole. Durante le prove ascoltò Elton John eseguire il brano e, poco dopo, fu accompagnato sul pulpito per il test del microfono: fu in quel momento che decise di non consegnare il proprio testo agli organizzatori presenti.


Il confronto sui due figli

La presenza dei principi nel corteo era stata, secondo Spencer, il nodo più delicato dell’intera organizzazione. In una telefonata con il colonnello Malcolm Ross, incaricato di seguire le esequie per Buckingham Palace, gli venne comunicato che William e Harry avrebbero camminato dietro la bara della madre. Spencer reagì con fermezza: «Be’, questo lo escludo».

Il fratello di Diana riteneva quella prospettiva insostenibile e ricordava di essere stato indicato dalla principessa come tutore dei figli, pur senza disporre di poteri giuridici finché Carlo fosse rimasto in vita. Ross gli riferì che la decisione rispondeva alla volontà del principe Carlo, ma Spencer non cambiò posizione.

Poco dopo fu Carlo a telefonargli. Il principe richiamò il precedente della propria partecipazione al funerale di Lord Mountbatten; Spencer replicò che allora aveva trent’anni e che quella bara non conteneva sua madre. Nel resoconto del libro, la discussione degenerò: Carlo accusò gli Spencer di non comprendere il senso del dovere e il conte chiuse il confronto dicendogli: «Stia pur sicuro, ce la dimenticheremo in men che non si dica!».

La disputa riguardava anche la posizione di Carlo nella processione e il timore che potesse essere contestato dalla folla. Spencer sostiene di aver appreso solo più tardi questi elementi e di non essere stato coinvolto direttamente nei colloqui di corte. La soluzione arrivò il giorno prima del funerale: Ross gli comunicò che William e Harry avrebbero partecipato insieme al nonno Filippo, senza essere obbligati a farlo. Spencer accettò a quella condizione.

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