Roma, il caso della minicar: «Non cerco scuse per mio fratello
Il 17enne e un amico di 16 anni sono accusati delle aggressioni avvenute tra Monteverde e Testaccio: sei le persone coinvolte, gravissimo l’attore Davide Iacopini.
«Non sminuisco nulla di quello che ha fatto, e adesso deve affrontare in pieno la sua posizione». Il fratello maggiore del diciassettenne accusato delle aggressioni con una minicar nera prende le distanze da ogni tentativo di giustificazione. Il giovane, insieme a un amico di 16 anni, è indagato per gli episodi avvenuti nelle notti del 4 e del 5 ottobre tra Monteverde e Testaccio, a Roma.
Tra le sei persone coinvolte c’è Davide Iacopini, attore impegnato in cinema, televisione e teatro. Dopo essere stato colpito mentre viaggiava su un monopattino, ha riportato ferite gravissime, è stato sottoposto a due interventi alla testa e risulta ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo.
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Il fratello non cerca attenuanti
Il ventiseienne, operaio e padre di una famiglia, ammette di sentirsi coinvolto anche sul piano personale. «Finora ho fallito anche io, come fratello. Anche dando i giusti insegnamenti», ha detto, spiegando di non voler ricostruire le presunte motivazioni dei due ragazzi né entrare nel merito delle accuse.
La sua attenzione è rivolta soprattutto alle conseguenze. Racconta di svegliarsi ogni notte alle 3 per andare al lavoro e di temere di perderlo, mentre deve occuparsi dei propri familiari. Per il momento, sostiene, intende concentrarsi sulla gravità dei fatti e capire quale aiuto possa offrire al minorenne affinché in futuro possa dare segnali diversi.
Cosa è successo nelle due notti
La minicar avrebbe raggiunto persone che camminavano, pedalavano o si spostavano con il monopattino. Le aggressioni sarebbero state compiute con spinte e calci; in uno degli episodi sarebbe stato usato anche un tubo di plastica.
La vicenda più grave riguarda Iacopini. La sera del 5 ottobre, a Monteverde, un calcio partito dal veicolo lo avrebbe fatto cadere contro un’automobile parcheggiata. Per i due minorenni la Procura di Roma contesta il tentato omicidio in relazione a questo episodio, oltre alle lesioni per gli altri casi. Durante gli interrogatori, entrambi avrebbero riconosciuto le proprie responsabilità e avrebbero sostenuto di avere agito per noia, interrompendo le azioni dopo avere saputo delle condizioni dell’attore.
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Indagini ancora aperte
Resta da chiarire se i ragazzi abbiano compreso la gravità della caduta di Iacopini e se abbiano scelto di non prestargli assistenza. Gli investigatori stanno valutando anche l’ipotesi di omissione di soccorso: il sedicenne avrebbe riferito di avere aperto lo sportello per controllare se l’uomo fosse finito a terra, ma la decisione su un’eventuale contestazione dipenderà dagli accertamenti.
Gli investigatori hanno sequestrato la Aixam Gto Emotion nera e i telefoni dei due giovani e dei loro familiari. Sulla vettura era installata una videocamera di bordo; immagini, messaggi, fotografie e video sono ora al vaglio per stabilire se le aggressioni siano state registrate o raccontate ad altre persone nei nove giorni trascorsi prima dell’identificazione.
Gli indizi hanno portato alla minicar
Telecamere di sorveglianza, testimonianze e particolari della carrozzeria hanno indirizzato le verifiche verso il mezzo. Tra gli elementi riconoscibili c’erano i led rossi e un adesivo con un cobra; utile sarebbe stata anche la testimonianza di un meccanico che aveva effettuato lavori sulla vettura. La minicar è stata poi trovata a Testaccio e sottoposta a sequestro.
Il proprietario è il diciassettenne, figlio di un carabiniere, mentre l’altro ragazzo è un suo conoscente di lunga data. I due abitano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro e, dopo le aggressioni, hanno continuato ad andare a scuola senza far emergere quanto accaduto. In passato erano già stati coinvolti in un procedimento per il furto, commesso insieme, di amplificatori da un’altra minicar; dopo quel fatto, le famiglie avrebbero cercato di limitare la loro frequentazione.
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