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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Renner, dopo l’incidente cambia tutto: «Prima viene Ava»

A Roma, insieme alla figlia tredicenne, l’attore ha raccontato la lunga ripresa dopo l’investimento con uno spazzaneve e il nuovo equilibrio trovato nella vita

Jeremy Renner ha scelto la figlia Ava come compagna per una delle sue rare apparizioni pubbliche dopo l’incidente che, nel gennaio 2023, lo ha portato a un passo dalla morte. Sul tappeto rosso del festival Alice nella città, a Roma, l’attore ha parlato della propria rinascita e delle priorità che oggi guidano ogni sua scelta.

Ava, tredici anni, è nata dal matrimonio con Sonni Pacheco e ha accompagnato il padre in occasione del Premio Speciale della Giuria Giovani. Durante l’evento Renner ha presentato anche *My next breath: a memoir*, il libro nel quale ripercorre l’investimento, la sofferenza fisica e il percorso compiuto per tornare alla vita di prima, anche se con una consapevolezza diversa.

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Ava è diventata la sua priorità

L’incidente è avvenuto nei pressi della sua abitazione sul lago Tahoe, tra California e Nevada, la mattina di Capodanno del 2023. Travolto dal proprio gatto delle nevi, Renner aveva riportato lo schiacciamento del torace, una grave lesione a una gamba e più di trenta fratture; per mesi ha dovuto affrontare cure e riabilitazione.

Oggi l’attore spiega che quella esperienza ha ridisegnato la gerarchia dei suoi obiettivi. Tra le dieci cose che prima considerava importanti, quelle collocate dalla quinta posizione in poi hanno perso peso. Al vertice, invece, c’è il rapporto con Ava: «La mia priorità assoluta è esserci per Ava, condividere esperienze con lei e non sprecare un singolo respiro».

La ragazza è stata anche la principale motivazione durante la convalescenza. Renner ha raccontato in passato che proprio il desiderio di tornare da lei gli ha dato la forza necessaria per affrontare le fasi più difficili. Quando era ricoverato, inoltre, aveva visto per la prima volta la paura sul volto della figlia: con il miglioramento delle sue condizioni, anche l’angoscia di Ava aveva iniziato a diminuire.


Il ritorno alla finzione dopo il trauma

Nel 2023 Renner aveva rischiato la vita anche per proteggere il nipote Alex. A Roma ha però respinto l’idea di essere un supereroe, spiegando che quel gesto era nato dall’affetto e non da un senso speciale di coraggio: «La mia è stata una dimostrazione d’amore, e credo che l’amore sia il vero superpotere».

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Un anno dopo l’incidente l’attore era già tornato a lavorare. Rientrare negli studi, tuttavia, non è stato semplice: dopo mesi trascorsi alle prese con ossa fratturate, un volto ricostruito con il titanio e la necessità di imparare nuovamente a respirare e camminare, recitare storie inventate gli sembrava quasi irreale.

La partecipazione alla terza stagione di *Mayor of Kingstown* gli ha permesso di comprendere quanto la recitazione potesse essergli utile. La finzione, ha spiegato, gli ha restituito leggerezza e una dimensione necessaria al benessere mentale, impedendogli di rimanere prigioniero del dolore e della concretezza dell’incidente. Oggi si descrive più forte, sereno e in salute rispetto al passato.


Perché ha scritto il libro

All’inizio Renner non pensava di mettere nero su bianco ciò che gli era accaduto. In seguito ha cambiato idea, convinto che il racconto potesse servire ad altre persone e rappresentare un ringraziamento verso familiari, amici, medici e quanti gli sono stati accanto durante la degenza.

Nel libro l’attore riflette anche sull’illusione di poter controllare ogni aspetto della propria esistenza. «Tutti noi pensiamo di avere il controllo della nostra vita, ma poi la vita ti presenta un conto che ti spiazza», ha detto parlando del significato della pubblicazione.

L’incidente non ha coinvolto soltanto lui: anche chi gli voleva bene ha vissuto un trauma profondo e, in alcuni momenti, stargli accanto è stato difficile. Per Renner, infine, raccontare quel periodo ha avuto un valore personale: trasformare l’esperienza in parole gli ha permesso di elaborarla e di sentirsi meglio.

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