Raoul Bova preside tra seconde chance e amori: cosa accade al liceo Helen Keller
La nuova fiction di Rai 1 segue studenti con e senza disabilità, famiglie in crisi e adulti chiamati a cambiare insieme ai ragazzi.
Il liceo Helen Keller non è una scuola come le altre: tra i suoi corridoi convivono adolescenti con percorsi, fragilità e aspirazioni molto diverse. È qui che Raoul Bova interpreta Stefano Fogli, un preside idealista deciso a trasformare l’integrazione in una pratica quotidiana, mentre la sua stessa famiglia rischia di pagare il prezzo di quella missione.
La prima puntata di “Tutto l’amore che resta” va in onda martedì 29 settembre alle 21:30 su Rai 1. La serie, diretta da Andrea Rebuzzi, è ambientata a Frascati e racconta amicizie, conflitti, primi sentimenti e nuove possibilità attraverso un gruppo di studenti con e senza disabilità.
Una scuola ideale messa alla prova
Stefano Fogli ha costruito il liceo Helen Keller pensando soprattutto a Luca, suo figlio affetto da osteogenesi imperfetta. Il ragazzo vive isolato e non esce di casa; il padre spera che il contatto con altri adolescenti possa aiutarlo a riavvicinarsi al mondo. L’istituto nasce quindi da un’esperienza personale, ma deve confrontarsi con problemi molto concreti.
A complicare il progetto ci sono le tensioni nella vita privata del preside. La moglie Paola si sente lasciata sola davanti alle difficoltà di ogni giorno, mentre Stefano, completamente assorbito dalla scuola, non si accorge di quanto il loro rapporto si sia allontanato. A riaprire una ferita del passato arriva inoltre Michela, sua ex compagna e oggi ispettrice del Ministero dell’Istruzione, incaricata di controllare che l’istituto rispetti le regole.
I ragazzi ripartono da zero
Tra i nuovi iscritti ci sono Vittoria e Matteo, fratelli segnati da esperienze molto diverse. Matteo è autistico e ha ricevuto per anni quasi tutte le attenzioni della madre Elisabetta; Vittoria, invece, vive il trasferimento da Roma a Frascati come una rottura improvvisa con la sua vita precedente. A diciassette anni deve lasciare amici e fidanzato Adriano per inserirsi in un ambiente sconosciuto, dal quale inizialmente si sente estranea.
Anche Alex e Pietro arrivano a scuola con un passato legato alla giustizia minorile. Stefano offre loro un percorso di lavori socialmente utili e, ad Alex, affida il compito di stare accanto a Luca: la ragazza, vivace e intraprendente, potrebbe diventare la presenza capace di spezzare il suo isolamento. Nel frattempo Giulio reagisce con rabbia alle conseguenze dell’incidente che gli ha cambiato la vita, mentre Ambra interpreta l’abbandono dei genitori alla luce della propria disabilità. Matteo, invece, cerca di decifrare le emozioni nuove che comincia a provare.
Famiglie, errori e seconde possibilità
La disabilità non viene presentata come l’unico tratto dei personaggi. La fiction mette in scena anche separazioni, incomprensioni tra genitori e figli, solitudine e adolescenti alla ricerca del proprio posto. La scuola diventa così lo spazio in cui ciascuno può rimettersi in gioco, compresi gli adulti che pensano di avere già tutte le risposte.
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Elisabetta, interpretata da Anna Favella, ha scelto di trasferirsi con i figli dopo la separazione dal marito, convinta che il nuovo istituto possa aiutare Matteo. La madre è determinata e affettuosa, ma concentra talmente tante energie sul figlio autistico da trascurare Vittoria, fino a considerarla quasi un’adulta capace di cavarsela da sola. Nel corso della storia dovrà imparare ad ascoltare entrambi i ragazzi e a riconoscere i propri errori.
Dalla Francia ai Castelli Romani
Il liceo Helen Keller è immaginario, anche se la serie è stata girata soprattutto nei Castelli Romani e in particolare a Frascati. “Tutto l’amore che resta” nasce dal rifacimento della serie francese “Lycée Toulouse-Lautrec”, ideata da Fanny Riedberger e ispirata alla sua esperienza in una scuola realmente esistente a Vaucresson, nei pressi di Parigi.
La storia originale e il suo adattamento italiano usano la disabilità come uno degli elementi del racconto, senza trasformarla nell’unico argomento. Al centro restano la crescita, le relazioni e la possibilità di ricominciare. Gli otto episodi sono trasmessi su Rai 1 e caricati nello stesso momento su RaiPlay, dove restano disponibili per la visione a richiesta; la fiction è visibile anche in 4K su TivùSat, al canale 210.
Bova: niente etichette per gli studenti
Raoul Bova ha descritto Stefano come un uomo capace di trasformare un’idea in una scuola concreta, pur con il rischio di trascurare chi gli sta più vicino. Parlando del ruolo degli insegnanti, l’attore ha sottolineato che l’attenzione verso ogni studente può generare collaborazione e inclusione all’interno dell’intera classe.
«In una scuola non si dovrebbero mettere etichette, perché sarebbe una grande sconfitta», ha spiegato Bova. Secondo l’attore, le differenze riguardano il modo di parlare, di pensare, di leggere o anche il momento difficile che una persona sta attraversando: non sono caratteristiche da cancellare, ma aspetti da comprendere.
Anche Anna Favella ha insistito sul percorso di trasformazione della sua Elisabetta. L’attrice ha raccontato una madre inizialmente travolta dalla necessità di mostrarsi forte, ma destinata a cambiare quando accetta di dare spazio alle esigenze della figlia e non soltanto a quelle di Matteo. «Bisogna stare più in ascolto degli altri», ha detto, spiegando che proprio questa consapevolezza segna la maturazione del personaggio.
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