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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Prematuri tardivi, test cognitivi simili ai nati a termine

La nascita tra la 34ª e la 36ª settimana non è stata associata a differenze cognitive significative in età adulta.

La nascita tra la 34ª e la 36ª settimana non è stata associata a differenze cognitive significative in età adulta.

Il risultato non permette però di prevedere l’intelligenza del singolo bambino partendo dalla sola epoca del parto. I dati descrivono differenze medie tra gruppi numerosi e lasciano spazio a un’ampia variabilità individuale.

Le capacità cognitive dipendono da molti elementi, tra cui condizioni biologiche, ambiente familiare, istruzione, salute e sviluppo nel corso degli anni. La prematurità può quindi essere collegata a determinati risultati, senza diventare una causa inevitabile del percorso futuro.

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Le differenze tra le settimane

L’associazione individuata dai ricercatori diventava più evidente con l’anticipo della nascita. I risultati medi tendevano a diminuire all’abbassarsi dell’età gestazionale, ma il divario restava molto contenuto tra i nati a 34, 35 o 36 settimane.

Per i cosiddetti prematuri tardivi, la distanza rispetto ai coetanei nati a termine era di 0,04 punti su una scala standardizzata a 9 livelli. Lo scarto non raggiungeva la significatività statistica, pur senza escludere possibili difficoltà individuali in singoli casi.

Tra i giovani nati prima della 28ª settimana, invece, è stata rilevata la differenza media più ampia. Anche questo dato riguarda il confronto tra gruppi e non consente di stabilire quale sarà lo sviluppo cognitivo di ogni persona nata in condizioni di prematurità estrema.


Le prove sottoposte ai giovani

La ricerca ha preso in esame tre ambiti: comprensione e ragionamento verbale, abilità numeriche e capacità visuospaziali. Le prove sono state svolte durante il servizio militare finlandese, in genere quando i partecipanti avevano circa 19 o 20 anni.

Il legame con la nascita anticipata risultava più marcato negli esercizi basati sui numeri e nell’analisi di forme, schemi e rapporti nello spazio. Per le competenze verbali, invece, gli scarti medi erano più ridotti.

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Questi risultati non dimostrano che il linguaggio sia sempre risparmiato nei prematuri o che la matematica rappresenti necessariamente un punto debole. Le prove misuravano abilità specifiche in un determinato momento della vita e non coincidevano con una valutazione completa del rendimento scolastico o delle capacità personali.


Il peso alla nascita

Un altro elemento analizzato è stato il peso registrato alla nascita. I partecipanti venuti al mondo con meno di 1 chilogrammo avevano ottenuto, in media, 0,89 punti in meno rispetto a chi pesava almeno 2,5 chilogrammi, sempre sulla scala a 9 livelli.

Il dato deve essere letto insieme all’età gestazionale. Un peso molto basso può dipendere da una nascita estremamente anticipata, ma può anche indicare una crescita insufficiente durante la gravidanza: le due condizioni non sono equivalenti.

Per questo gli studiosi hanno considerato anche i bambini piccoli per l’età gestazionale, cioè quelli con un peso inferiore a quello atteso in rapporto alla settimana raggiunta. In questo gruppo il punteggio complessivo risultava mediamente più basso di 0,34 punti rispetto ai giovani con crescita fetale adeguata.


Il campione della ricerca

L’analisi ha utilizzato gli archivi nazionali finlandesi relativi alle nascite e quelli del servizio militare. Sono stati inclusi 192.767 uomini nati in Finlandia tra il 1987 e il 1998; 10.016 erano venuti al mondo prima della 37ª settimana.

Gli autori J. Perälä, J. Möttönen, D. De Luca e I. Kuitunen hanno confrontato i punteggi dei nati a termine con quelli dei partecipanti appartenenti alle diverse categorie di prematurità. Lo studio è stato pubblicato il 29 ottobre 2026 su JAMA Network Open.

Nel gruppo dei piccoli per l’età gestazionale, le differenze coinvolgevano anche le prove verbali e apparivano più pronunciate tra i nati molto prematuri. Gli studiosi hanno indicato possibili spiegazioni legate alla crescita fetale e al funzionamento della placenta, ma la ricerca non dimostra che tali meccanismi siano la causa diretta degli scarti osservati.

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