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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Prematurità, capacità cognitive simili per i nati poco prima

I nati tra la 34ª e la 36ª settimana hanno mostrato da giovani adulti capacità cognitive quasi sovrapponibili a quelle dei coetanei nati a termine.

I nati tra la 34ª e la 36ª settimana hanno mostrato da giovani adulti capacità cognitive quasi sovrapponibili a quelle dei coetanei nati a termine. È il dato principale di una ricerca finlandese pubblicata il 29 ottobre 2026 su JAMA Network Open.

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I risultati sui nati prematuri

Lo studio ha esaminato 192.767 uomini nati in Finlandia tra il 1987 e il 1998. I partecipanti avevano sostenuto le prove cognitive durante il servizio militare, di norma intorno ai 19-20 anni; tra loro, 10.016 erano venuti alla luce prima della 37ª settimana.

Il confronto ha considerato la settimana di gestazione e le prestazioni nei test. In media, i punteggi diminuivano quanto più anticipata era stata la nascita, ma il dato non valeva nello stesso modo per tutti i gruppi. Per i cosiddetti prematuri tardivi, nati tra 34ª e 36ª settimana, lo scarto rispetto ai nati a termine era di appena 0,04 punti su una scala a 9 livelli e non risultava rilevante sul piano statistico.

Questo risultato non esclude eventuali problemi legati alla nascita anticipata e non consente di prevedere lo sviluppo del singolo bambino. Indica piuttosto che, osservando un gruppo molto numeroso, poche settimane di anticipo non erano associate a una differenza cognitiva complessiva apprezzabile nell’età adulta.


Le differenze nei prematuri estremi

La distanza dai risultati dei nati a termine cresceva tra i giovani venuti al mondo molto prima. Lo scarto più ampio riguardava chi era nato prima della 28ª settimana, cioè in una condizione di prematurità estrema.

I ricercatori hanno però precisato che si tratta di confronti tra medie. All’interno di ogni gruppo esistono percorsi molto diversi e la settimana di nascita, considerata da sola, non stabilisce le capacità cognitive future di una persona.

Le prove utilizzate in Finlandia prendevano in esame tre ambiti: comprensione e ragionamento verbale, abilità numeriche e capacità visuospaziali. Il legame con la nascita prematura appariva più evidente nei test matematici e visuospaziali, mentre nelle prove verbali le differenze erano più contenute.

Questi dati descrivono il rendimento in esercizi specifici e non equivalgono a una valutazione completa dell’intelligenza, del percorso scolastico o delle competenze quotidiane. Non dimostrano quindi che il linguaggio rimanga sempre intatto né che i prematuri incontrino necessariamente difficoltà con i numeri.

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Il peso alla nascita e la crescita

L’analisi ha riguardato anche il peso al momento della nascita. I giovani nati con meno di un chilogrammo presentavano in media un punteggio inferiore di 0,89 punti rispetto a chi aveva pesato almeno 2,5 chilogrammi.

Il peso, tuttavia, deve essere letto insieme all’età gestazionale. Un chilogrammo alla nascita può dipendere da una gestazione molto breve oppure da una crescita ridotta durante la gravidanza: si tratta di condizioni differenti.

Per questo lo studio ha considerato anche i bambini piccoli per l’età gestazionale, cioè quelli con un peso inferiore a quello atteso per la settimana raggiunta. In questo gruppo il punteggio cognitivo complessivo era mediamente più basso di 0,34 punti rispetto ai giovani con crescita adeguata.

In questi casi lo scarto interessava anche le abilità verbali ed era maggiore tra i nati molto prematuri. Gli autori hanno indicato tra le possibili spiegazioni i processi legati alla crescita fetale e alla funzione della placenta, senza dimostrare però un rapporto causale.


Cosa indicano i dati ai genitori

La ricerca individua associazioni tra alcune condizioni presenti alla nascita e i risultati medi ottenuti molti anni dopo. Non stabilisce che la prematurità determini in modo inevitabile l’intelligenza futura.

Lo sviluppo cognitivo dipende da fattori diversi, tra cui aspetti biologici, salute, ambiente familiare, istruzione e condizioni di crescita. I risultati offrono dunque indicazioni sui gruppi e sui possibili bisogni di attenzione, ma non una previsione individuale per ogni bambino nato prima del termine.

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