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Lifestyle 3 min di lettura6 giorni fa

Pma vietata alle single: Gabriella ha pagato 25 voli per diventare madre

La storia di Gabriella Poppiti apre la nuova campagna dell’associazione Luca Coscioni: il racconto di 14 donne rilancia la raccolta firme per cambiare la legge 40.

Per arrivare a tenere in braccio suo figlio, Gabriella Poppiti ha attraversato mezza Europa con un costo altissimo: 25 voli, oltre 30mila euro e sei tentativi falliti prima del settimo andato a segno. La sua esperienza è al centro del nuovo video lanciato dall’associazione Luca Coscioni con Vanity Fair, dentro la campagna «PMA per tutte», che punta a raccogliere le firme necessarie per una proposta di legge popolare.

La soglia da raggiungere è 50mila sottoscrizioni; finora ne sono state raccolte 40mila. L’obiettivo è cambiare l’articolo 5 della legge 40 del 2004 e aprire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne, senza costringerle a spostarsi fuori dall’Italia.


Il prezzo di un figlio all’estero

Gabriella, 42 anni, è diventata madre a gennaio 2026 e ha raccontato di aver prenotato alcuni viaggi all’ultimo momento, appena il suo corpo era pronto per il trattamento. Prima aveva crioconservato i suoi ovociti in Italia, a 37 anni, ma quando ha deciso di usarli si è dovuta organizzare fuori dal Paese, perché qui una donna single non può accedere alla PMA.

Per lei il percorso è stato faticoso ma praticabile; per molte altre, invece, no. «Ho tante amiche che non hanno le risorse, le forze, il coraggio per farlo», ha spiegato. Il tema, quindi, non riguarda soltanto la clinica giusta o il medico disponibile, ma anche la possibilità concreta di sostenere spostamenti, spese e tempi imposti da un percorso che in Italia resta vietato.

Tra le storie raccolte nella campagna ci sono anche quelle di Chiara Mirelli, Andreina e Alessandra, tutte costrette a trasformare la ricerca di un figlio in una lunga tratta internazionale. Chiara, fotografa e madre single, ha raccontato che dalla Danimarca le avevano dato appena due giorni per presentarsi; Andreina, bolognese, ha dovuto affrontare la sua esperienza in piena pandemia e con costi molto pesanti; Alessandra, milanese, ha messo insieme nove viaggi e otto transfer in due anni prima della gravidanza.


Le coppie di donne restano fuori

La campagna include anche il caso di Rebecca Romagnani e Lavinia Renna, insieme da quattordici anni. Le due romane hanno deciso di rivolgersi a una clinica di Barcellona dopo essere rimaste escluse dalla PMA in Italia in quanto coppia di donne. Prima di iniziare il percorso, si sono unite civilmente a Roma nel 2025 per agevolare i passaggi legati al riconoscimento del figlio da parte della madre intenzionale.

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Il loro percorso è costato più di 20mila euro e oggi attendono un bambino che si chiamerà Elio. La scelta di andare all’estero, hanno spiegato, non è stata una preferenza ma l’unica strada che vedevano davanti a loro.


La spinta per cambiare la legge 40

La raccolta firme è arrivata a un passaggio decisivo: le adesioni hanno superato quota 40mila e mancano dunque poco meno di 10mila firme per arrivare al deposito in Parlamento. L’idea della proposta popolare è superare l’impostazione che riserva l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle sole coppie eterosessuali coniugate o conviventi.

Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, e Francesca Re, che coordina la campagna, sostengono che oggi in Italia il desiderio di avere un figlio resti condizionato dallo stato civile e dall’orientamento affettivo. Secondo loro, questo produce una discriminazione che costringe molte donne a spostarsi fuori dai confini nazionali oppure a rinunciare del tutto.

Nella loro lettura, non esistono ostacoli costituzionali a una modifica del divieto e ora la scelta spetta al Parlamento. La campagna chiede proprio questo: un accesso alla PMA considerato equo e sicuro, senza obbligare chi vuole diventare genitore a trasformare il percorso in un viaggio all’estero.

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