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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Ossa fragili senza spiegazione? Il campanello d’allarme della celiachia

Fratture lievi, osteoporosi precoce e menopausa possono nascondere un problema di assorbimento: quando valutare il legame con la celiachia

Una frattura provocata da un urto modesto o una densità ossea troppo bassa per l’età non dovrebbero essere liquidate sempre come conseguenze del tempo che passa. In alcuni casi, soprattutto quando mancano spiegazioni evidenti, può essere utile verificare anche l’eventuale presenza di una celiachia non riconosciuta, persino senza diarrea, gonfiore o dolori addominali.

L’attenzione sul rapporto tra le due condizioni arriva in occasione della Giornata mondiale dell’osteoporosi del 20 ottobre. AIC – Associazione Italiana Celiachia, FEDIOS – Federazione Italiana Osteoporosi e malattie dello Scheletro e FIRMO – Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso sottolineano l’importanza di individuare per tempo i fattori che possono indebolire lo scheletro, con particolare attenzione alle donne dopo la menopausa.

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Quando le ossa suggeriscono altri controlli

La celiachia è una malattia autoimmune che colpisce le persone geneticamente predisposte dopo l’assunzione di glutine. L’infiammazione e il danno alla mucosa dell’intestino tenue possono ridurre l’assorbimento di calcio, vitamina D e altri nutrienti indispensabili al mantenimento della struttura ossea.

La conseguenza non riguarda necessariamente l’apparato digerente. In alcuni casi la malattia si presenta con anemia, stanchezza prolungata o alterazioni della densità ossea, mentre i disturbi intestinali sono modesti o del tutto assenti. «Una fragilità ossea inattesa merita di essere inquadrata considerando tutti i possibili fattori di rischio», ha spiegato Rossella Valmarana, presidente dell’Associazione Italiana Celiachia, ricordando che la celiachia può rimanere nascosta dietro manifestazioni sottovalutate.

Questo non significa che ogni persona con osteopenia o osteoporosi sia celiaca. La malattia rappresenta però una delle ipotesi da prendere in considerazione quando la perdita di massa ossea compare precocemente, dopo una frattura da fragilità o senza una causa convincente. Anche le raccomandazioni dell’organismo britannico NICE indicano di valutare esami specifici in presenza di ridotta densità minerale o osteomalacia.


Menopausa, un rischio da non ignorare

Nelle donne il problema può diventare più complesso con la menopausa. La riduzione degli estrogeni accelera infatti il riassorbimento dell’osso e può determinare una diminuzione della densità minerale, la cui intensità dipende anche da familiarità, alimentazione, movimento e condizioni generali di salute.

Quando a questo cambiamento fisiologico si somma una celiachia non diagnosticata, oppure non curata in modo adeguato, l’equilibrio dello scheletro può risentirne ulteriormente. Il malassorbimento di calcio e vitamina D, insieme ai processi infiammatori associati alla malattia, può ostacolare il normale rapporto tra formazione e perdita di tessuto osseo.

Un’analisi pubblicata nel 2019 su Nutrition Journal ha esaminato otto studi per un totale di 563 uomini e donne celiaci prima della menopausa. Nel gruppo osservato, l’osteoporosi riguardava il 14,4% dei partecipanti, mentre l’osteopenia raggiungeva il 39,6%. I dati non possono essere applicati automaticamente a tutte le persone con celiachia, né descrivono direttamente il rischio delle donne dopo la menopausa, ma confermano la necessità di includere la salute delle ossa nella valutazione della malattia.

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Diagnosi e terapia cambiano il percorso

In presenza di una fragilità ossea inspiegata, il medico può decidere di verificare anche la celiachia attraverso esami del sangue. In genere si ricercano gli anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA insieme al dosaggio delle IgA totali; sulla base dei risultati e del quadro clinico possono poi essere indicati ulteriori approfondimenti specialistici.

È importante non eliminare il glutine autonomamente prima di aver terminato gli accertamenti. Una dieta già priva di glutine può modificare gli esiti degli esami e rendere più difficile arrivare a una diagnosi corretta. Per la valutazione dello scheletro, invece, il medico può prendere in considerazione la MOC-DXA, senza però prescriverla in modo automatico a tutte le persone celiache.

«La celiachia non diagnosticata o non trattata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo precoce di osteoporosi e fragilità ossea», ha affermato Maria Luisa Brandi, presidente di FIRMO. Una volta confermata la malattia, il trattamento fondamentale è l’alimentazione rigorosamente priva di glutine, che consente alla mucosa intestinale di recuperare gradualmente la propria funzione e può favorire il miglioramento della densità ossea.


Prevenzione, alimentazione e movimento

Il recupero dello scheletro non avviene con gli stessi tempi per tutti. Nei bambini e negli adolescenti può essere particolarmente rilevante perché coincide con la costruzione del patrimonio osseo; negli adulti, invece, può richiedere più tempo e non sempre risultare completo. In base alla situazione individuale possono servire anche la correzione delle carenze, controlli periodici e farmaci specifici contro l’osteoporosi.

Le indicazioni della Fondazione internazionale per l’osteoporosi per la campagna 2026 richiamano il valore di un’alimentazione adeguata, con sufficienti calcio e proteine, e dell’attività fisica regolare. Sono consigliati esercizi sotto carico e attività finalizzate a rafforzare la muscolatura.

Per chi ha la celiachia, queste misure devono essere integrate con il rispetto della dieta senza glutine e con una verifica delle eventuali carenze nutrizionali. Calcio e vitamina D vanno assunti sotto indicazione medica, quando realmente necessari e secondo dosaggi personalizzati.

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