Nuoto, Ceccon torna a Verona per preparare Los Angeles 2028
Il nuotatore prepara Los Angeles 2028 a Verona e racconta sacrifici, Australia, strutture italiane e una vita lontana dai coetanei
Thomas Ceccon ha raccontato quanto sia complicato ritrovare la stessa motivazione dopo aver conquistato l’oro olimpico. Il nuotatore, 25 anni, è intervenuto a Milano durante gli Arena Planet Water Days.
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La motivazione dopo il trionfo
A Parigi 2024 Ceccon ha raggiunto l’obiettivo che inseguiva fin da adolescente. Da allora, però, preparare nuove gare richiede uno sforzo mentale diverso: «È molto più difficile», ha spiegato parlando della possibilità di puntare ai prossimi Giochi.
Secondo il campione veneto, dopo aver tagliato il traguardo più importante si deve ricostruire una spinta nuova. L’esperienza vissuta in Australia gli ha permesso di allontanarsi dalla routine e di cambiare ambiente, ma non ha risolto i problemi che lo aspettavano al ritorno.
Ceccon ha sempre rifiutato l’idea di considerare il nuoto un sacrificio. Per lui allenamenti, rinunce e trasferte sono stati parte di una passione, anche se da ragazzo ha dovuto rinunciare a feste e uscite con gli amici. L’oro olimpico, ha osservato, avrebbe dato valore al percorso anche se non fosse arrivato: disciplina, continuità e serietà restano competenze utili nella vita.
Il ritorno a Verona
Dopo due esperienze di preparazione in Australia, l’atleta ha scelto di stabilirsi nuovamente a Verona. Qui lavora con Alberto Burlina e resterà fino ai Giochi di Los Angeles 2028, senza programmare altri trasferimenti dall’altra parte del mondo.
L’Australia gli ha offerto mesi diversi dal consueto, tra nuovi compagni e attività che in Italia non pratica abitualmente. Tuttavia, secondo Ceccon, partire può alleggerire la situazione soltanto per un periodo limitato: una volta rientrati, le difficoltà personali e sportive richiedono comunque una soluzione concreta.
Le condizioni per allenarsi
Il nuotatore ha ammesso di essere diventato meno disposto ad accettare strutture e ambienti che considera inadeguati per un atleta del suo livello. A suo giudizio, in altri Paesi è più semplice trovare condizioni di lavoro favorevoli e maggiore attenzione verso gli sportivi.
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Tra gli esempi ha citato Sara Curtis, che si allena negli Stati Uniti e ha ottenuto risultati di rilievo. Ceccon non ha escluso che avrebbe potuto raggiungere gli stessi traguardi anche in Italia, ma ha evidenziato le differenze nell’organizzazione quotidiana della preparazione.
Una vita distante dai coetanei
Interpellato sulle proteste dei giovani contro il costo della vita, le difficoltà occupazionali e l’incertezza sul futuro, Ceccon ha riconosciuto di non riuscire a immedesimarsi pienamente. La sua esperienza, ha detto, è molto diversa da quella di chi deve affrontare affitto, università e ricerca di un impiego.
«Sono molto fortunato perché a 25 anni faccio quello che mi piace», ha dichiarato. Il nuoto è per lui una passione e non viene percepito come un lavoro tradizionale; proprio per questo ha ammesso di non conoscere direttamente le preoccupazioni quotidiane di molti suoi coetanei.
Il futuro oltre le piscine
Ceccon ha già iniziato a pensare a cosa fare dopo l’attività agonistica, pur senza aver definito un progetto preciso. A suo avviso, nuove opportunità possono comparire anche intorno ai trent’anni e modificare i piani iniziali.
La carriera potrebbe proseguire oltre quella soglia, ma competere per una medaglia diventerebbe più difficile. Il nuotatore non ha fissato una data per il ritiro: smetterà quando sentirà di non avere più energie per continuare.
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