Morbillo, il rischio dimenticato: Italia prima per contagi in Europa
La copertura vaccinale resta decisiva mentre aumentano i casi nel continente e negli Stati Uniti, con complicanze che possono colpire anche anni dopo l’infezione.
Il morbillo può lasciare conseguenze molto tempo dopo la guarigione apparente. Tra le complicanze più rare c’è la panencefalite subacuta sclerosante, una patologia progressiva e mortale del sistema nervoso centrale che può manifestarsi a distanza di anni dall’infezione. Il virus può inoltre danneggiare temporaneamente la memoria immunitaria, rendendo l’organismo più vulnerabile ad altri agenti infettivi.
La protezione più efficace rimane il vaccino. In Italia il ciclo contro morbillo, parotite e rosolia prevede due somministrazioni: la prima a 12 mesi e la seconda a cinque anni. Secondo l’Istituto superiore di sanità, oltre il 90% dei vaccinati è protetto dopo il completamento del ciclo; le stime del CDC indicano un’efficacia del 93% dopo una dose e del 97% dopo due.
La copertura vaccinale resta decisiva
La soglia indicata dal CDC per impedire al virus di alimentare epidemie è pari al 95% della popolazione. Il morbillo si diffonde infatti con estrema facilità: fino a nove persone su dieci tra quelle non protette possono ammalarsi dopo un contatto ravvicinato con un caso. La trasmissione avviene attraverso l’aria e il virus può restare in un ambiente anche dopo l’uscita della persona infetta.
I dati europei mostrano quanto pesi la mancata immunizzazione. Nell’ultimo periodo di osservazione, tra i casi per i quali erano disponibili età e stato vaccinale, il 71,9% riguardava persone mai vaccinate; il 16,5% aveva ricevuto una sola dose e il 9,3% almeno due. Il tasso più alto è stato rilevato nei bambini con meno di un anno, seguiti dalla fascia tra uno e quattro anni.
Italia in testa per casi notificati
Tra il 1° settembre 2025 e il 31 agosto 2026, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono state registrate 2.335 infezioni. L’Italia ne ha contabilizzate 653, pari al 28% del totale, davanti a Bulgaria, Romania, Spagna e Francia, rispettivamente con 564, 255, 230 e 146 casi.
Il primato numerico non coincide però con quello dell’incidenza sulla popolazione. In Italia sono state rilevate 11,1 notifiche ogni milione di abitanti, mentre la Bulgaria ha raggiunto quota 87,6 e la Lettonia 26,3. Anche nel periodo compreso tra agosto 2025 e luglio 2026 il nostro Paese aveva superato un quarto delle segnalazioni europee, con 640 casi su 2.339.
Dai sintomi alle complicanze più gravi
Febbre elevata, tosse, naso che cola, congiuntivite ed eruzione cutanea sono i segnali più riconoscibili della malattia. Ridurre il morbillo a una semplice patologia dell’infanzia è però fuorviante: l’infezione può provocare otite e diarrea, ma anche polmonite ed encefalite.
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Circa un bambino ogni 20 sviluppa una polmonite e uno ogni mille può andare incontro a un’infiammazione del cervello, con convulsioni e possibili danni neurologici permanenti. Le stime statunitensi associano inoltre al morbillo da uno a tre decessi ogni mille bambini contagiati. I rischi più elevati riguardano i minori di cinque anni, gli adulti sopra i vent’anni, le donne incinte e le persone immunodepresse.
Il ritorno del virus oltre Atlantico
La recrudescenza non si limita al continente europeo. Negli Stati Uniti, dove la malattia era stata dichiarata eliminata nel 2000, il CDC ha contato 4.080 casi confermati dall’inizio del 2026 all’8 ottobre, distribuiti in 47 giurisdizioni.
Nella contea di Los Angeles un bambino è morto per una rara malattia cerebrale associata a una precedente infezione da morbillo. L’episodio ha riportato l’attenzione degli esperti sulla necessità di mantenere alte le coperture, soprattutto per difendere le persone più fragili.
I dati italiani mostrano lo stesso schema
Le rilevazioni dell’Istituto superiore di sanità relative a gennaio 2026 avevano già evidenziato il legame tra contagio e mancata vaccinazione. Su 84 casi notificati, il 90,9% delle persone con stato vaccinale noto non risultava immunizzato; oltre un paziente su tre aveva sviluppato almeno una complicanza.
Tra i problemi segnalati figuravano soprattutto polmonite, epatite e aumento delle transaminasi. L’ISS ha comunicato che la raccolta nazionale delle informazioni è stata temporaneamente sospesa e che Ministero della Salute e Regioni stanno lavorando per riattivarla. Non esiste una cura specifica capace di eliminare il virus una volta instaurata l’infezione: la prevenzione resta quindi lo strumento principale.
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