Moda senza filtri: le confessioni più sorprendenti della settimana
Dalle ali gigantesche di Victoria’s Secret ai ricordi di Cher, una raccolta di opinioni e aneddoti raccontati dai protagonisti dello stile e dello spettacolo.
Le passerelle possono nascondere difficoltà che il pubblico non immagina, mentre un abito può diventare il simbolo di un’intera carriera o trasformare un ricordo d’infanzia in un racconto esilarante. Nell’ultima settimana, Gigi Hadid, Cher, Pierpaolo Piccioli, Valentina Paloma Pinault, Uma Thurman e Grace Coddington hanno offerto punti di vista molto diversi sul rapporto tra moda, celebrità e immagine pubblica.
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Gigi Hadid difende Elsa Hosk
A riaccendere il dibattito è stata la reazione di Gigi Hadid alle critiche rivolte a Elsa Hosk dopo la sfilata di Victoria’s Secret. Alcuni utenti avevano giudicato negativamente il modo in cui la modella aveva affrontato la passerella, ma Hadid ha spiegato che il pubblico tende a sottovalutare il peso e la complessità degli elementi scenici.
Secondo la modella, le ali utilizzate oggi possono superare i 34 kg, raggiungere un’altezza di oltre 3 metri e includere parti in movimento. Il percorso è inoltre più lungo rispetto al passato e le raffiche d’aria dei ventilatori rendono ancora più difficile mantenere equilibrio e sicurezza. «Elsa è splendida, forte e le ha portate con una sicurezza incredibile. Non avete la minima idea di cosa significhi!», ha detto Hadid, ricordando anche che per rimuovere quelle strutture servono tre persone.
Valentina Pinault tra disagio e famiglia
Per Valentina Paloma Pinault, figlia di Salma Hayek e François-Henri Pinault, gli appuntamenti mondani non sono sempre naturali. La diciannovenne, apparsa sulla copertina di dicembre di Tatler insieme al rugbista Henry Pollock, ha raccontato di vivere con una certa tensione le sfilate e gli eventi della settimana della moda, nonostante abbia assistito alla sua prima passerella quando aveva appena undici anni.
«Hai la sensazione di non poter sorridere, oppure non sai se dovresti parlare o meno con la persona seduta accanto a te. Così, spesso preferisco evitare, ma quando partecipo mi diverto davvero», ha confessato. La presenza della famiglia, soprattutto quella della sorellastra Mathilde Pinault, la aiuta però a sentirsi più libera: Mathilde è descritta come più socievole e abituata a quel genere di occasioni.
Il legame con la madre è emerso anche attraverso la moda. Nel 2023 Valentina e Salma Hayek avevano scelto due abiti rossi coordinati per gli Oscar; la ragazza indossava un vestito Isaac Mizrahi del 1997 appartenuto proprio all’attrice. Del guardaroba materno ha sottolineato l’ampiezza e la varietà, definendolo una raccolta capace di comprendere praticamente ogni tipo di capo.
Cher, Piccioli e due idee di stile
Intervistata da Vogue US, Cher ha ripercorso l’evoluzione della propria immagine, dagli inizi a 19 anni fino alla consacrazione come icona. La cantante ha ricordato che i pantaloni a zampa d’elefante indossati con Sonny dividevano il pubblico e piacevano soprattutto ai più giovani, mentre i loro genitori li guardavano con diffidenza.
Un ruolo decisivo nella costruzione del suo stile è stato quello di Bob Mackie, autore di molti dei suoi costumi più riconoscibili. «Senza Bob, probabilmente non sarei un’icona della moda: ha avuto un ruolo determinante nella creazione del mio stile», ha spiegato Cher, riconoscendo al costumista un’importanza centrale nella sua trasformazione visiva.
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Pierpaolo Piccioli, parlando a W Magazine del lavoro per Balenciaga, ha invece illustrato una concezione che unisce ricerca sartoriale e abiti quotidiani. L’idea è portare la sperimentazione dell’alta moda all’interno della produzione pronta da indossare, senza alterare la natura di capi come una maglietta o un paio di jeans.
Il designer ha inoltre raccontato di aver trasferito a Parigi un approccio legato alle proprie origini romane: più spontaneo, diretto e umano rispetto a un modello rigidamente formale. Per Piccioli, l’innovazione non deve cancellare l’identità degli indumenti, ma renderla più contemporanea attraverso il dialogo tra artigianalità e industria.
Coddington contro i giudizi facili
In una conversazione con Bella Freud, Grace Coddington ha criticato la cosiddetta “polizia della moda”, sostenendo che spesso si tratta di persone senza una preparazione adeguata per valutare gli abiti mostrati sul tappeto rosso. A suo giudizio, questi commentatori tendono a premiare le scelte più sensuali e scartano quelle raffinate, seguendo criteri prevedibili e spesso orientati alla provocazione.
Coddington ha definito la volgarità uno degli aspetti che meno sopporta nell’abbigliamento. Tra gli esempi citati figurano i pantaloni da lavoro con molte tasche, i sandali portati con i calzini, i completi maschili senza calze e le camicie aperte fino alla vita, soprattutto quando accompagnate da numerose collane. La sua preferenza va invece a uno stile discreto e non costruito esclusivamente per attirare l’attenzione.
Uma Thurman e le scarpe rosse
Ospite del programma di Jimmy Fallon, Uma Thurman ha rievocato un episodio della prima infanzia legato a un paio di scarpe rosse con il tacco. Aveva circa tre o quattro anni e si era appena trasferita con la famiglia ad Amherst, nel Massachusetts, quando vide quelle calzature nella vetrina di un negozio durante il viaggio verso la nuova abitazione.
Il giorno successivo, approfittando di un momento di riposo della madre, prese circa 75 centesimi dal tavolo e uscì da sola. Raggiunto il negozio, disse al proprietario che la madre sarebbe arrivata a breve, provò le scarpe e tentò di pagarle con il denaro che aveva portato con sé.
L’uomo, insospettito, iniziò a farle domande e chiamò la polizia. Thurman non conosceva il nome della strada in cui abitava e raccontò di aver creduto di essere stata arrestata. Un agente la fece sedere sulle proprie ginocchia sul sedile posteriore dell’auto di servizio; durante il tragitto, però, la bambina era così spaventata da non riuscire più a riconoscere la casa della famiglia.
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