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Lifestyle 2 min di lettura5 giorni fa

Michele Merlo, la famiglia rilancia: «In appello per avere giustizia

Dopo il rigetto della richiesta contro il medico e l’Usl, i genitori annunciano il ricorso e contestano la valutazione sui tempi decisivi per intervenire

La famiglia di Michele Merlo non considera chiusa la battaglia giudiziaria. Dopo la decisione del Tribunale civile di Vicenza, i legali dei genitori hanno comunicato l’intenzione di rivolgersi alla Corte d’appello di Venezia. «Non intendiamo mollare proprio ora. Andremo in appello confidando che il Tribunale di Venezia possa finalmente darci giustizia», ha detto Domenico Merlo.


La famiglia rifiutò anche 200 mila euro

Nel percorso della causa, ai genitori era stata proposta una somma di 200 mila euro dall'Usl 7 Pedemontana per definire la controversia. Domenico e Katia Merlo decisero però di non accettare l’offerta, sostenendo che l’obiettivo non fosse ottenere un vantaggio economico.

«Non siamo interessati al denaro. Non è per i soldi che abbiamo deciso di avviare questa causa. Lo abbiamo fatto per Michele. E perché a nessun altro capiti quello che è successo a lui», ha spiegato il padre. Secondo Domenico, quando un errore sanitario produce conseguenze irreversibili, la responsabilità non può essere trattata come una semplice svista priva di effetti concreti.


Una diagnosi arrivata troppo tardi

Michele Merlo è morto il 6 giugno 2021, a 28 anni, dopo un'emorragia cerebrale legata a una leucemia fulminante. La famiglia ritiene che la malattia non sia stata individuata nel corso della prima visita dal medico di famiglia Vitaliano Pantaleo.

Tra i segnali presenti c’era un ampio livido sulla coscia, interpretato come la conseguenza di uno strappo muscolare. La diagnosi corretta è arrivata in seguito, quando il quadro clinico del cantautore vicentino era già estremamente compromesso. Per i genitori, un esame del sangue avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda.

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Il nodo resta il tempo degli esami

Il Tribunale civile di Vicenza ha respinto la domanda risarcitoria avanzata contro Pantaleo e l’Azienda sanitaria Pedemontana di Bassano. Pur prendendo in considerazione l’errore diagnostico del medico, la sentenza non ha ritenuto dimostrato che un riconoscimento tempestivo della leucemia avrebbe garantito al giovane concrete possibilità di sopravvivenza.

Il consulente tecnico d’ufficio ha indicato in 72 ore l’intervallo necessario, secondo la sua valutazione, tra la prescrizione degli esami ematici e la disponibilità dei risultati. Per questa ragione, anche un’individuazione anticipata della malattia non avrebbe modificato in modo decisivo il decorso. La tesi è contestata da Domenico, che sottolinea come analisi eseguite al mattino possano normalmente essere disponibili dopo poche ore e che, in presenza di urgenza, i tempi avrebbero potuto essere ulteriormente ridotti.


Il padre: «La ferita si riapre»

Domenico Merlo considera contraddittorio riconoscere la responsabilità del medico nella valutazione del livido e, nello stesso tempo, escludere che una diversa condotta potesse incidere sull’esito. «Poteva bastare una semplice prescrizione medica e oggi Michele sarebbe ancora qui con me», ha affermato, contestando il ragionamento seguito nella sentenza.

Il padre ha anche definito il provvedimento «una sentenza che fa rabbrividire» e ha raccontato che ogni esito sfavorevole sul piano giudiziario rinnova il dolore della famiglia. I genitori intendono quindi proseguire il procedimento, anche nel ricordo di un figlio che, secondo Domenico, «detestava le ingiustizie».

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