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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Menopausa, il dolore non va archiviato: la svolta chiesta da Nappi

Emicrania, disturbi articolari e dolore pelvico possono accompagnare la transizione menopausale: per Rossella Nappi servono diagnosi più attente e cure coordinate.

Per affrontare il dolore persistente durante la menopausa non basta prescrivere un farmaco o concentrarsi su un singolo sintomo. Rossella Nappi sostiene che gli interventi debbano considerare insieme dimensione fisica e psicologica, così da limitare il ricorso eccessivo agli analgesici e il rischio che il disturbo diventi stabile nel tempo.

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La cura non può restare frammentata

La gestione dovrebbe coinvolgere più competenze: medicina generale, ginecologia, neurologia, reumatologia e terapia del dolore possono essere chiamate in causa a seconda dei casi. Il problema, osserva la presidente dell’International Menopause Society, è che in Italia e non solo mancano spesso percorsi organizzati capaci di seguire la persona nella sua complessità.

Nappi sottolinea che la collaborazione tra specialisti dipende ancora troppo dalla loro iniziativa individuale. Un approccio personalizzato dovrebbe includere anche indicazioni sullo stile di vita e non limitarsi a trattare separatamente emicrania, dolore pelvico, disturbi muscolari o problemi articolari.


Quando il dolore viene normalizzato

La sottovalutazione nasce anche da pregiudizi radicati. Secondo Nappi, alle donne capita ancora di non essere credute fino in fondo quando descrivono quanto spesso compare il dolore o quanto sia intenso, con il risultato che l’impatto sulle attività quotidiane viene ridimensionato.

Nel corso della vita possono comparire mestruazioni dolorose, mal di testa, fastidio durante i rapporti, vulvodinia, fibromialgia e problemi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico. Queste condizioni possono presentarsi insieme e influenzarsi reciprocamente; inoltre, la loro frequenza e le loro caratteristiche possono risentire delle variazioni degli estrogeni. «Le donne hanno più dolori rispetto agli uomini e questa differenza non viene sempre affrontata in modo adeguato sul versante della ricerca, diagnosi e cura», afferma Nappi.

La medicina di genere sta cercando di correggere questa disparità, distinguendo le modalità con cui il dolore si manifesta nei diversi sessi senza ricondurlo automaticamente a una componente emotiva. Il riconoscimento del sintomo resta però il primo passaggio per arrivare a una valutazione corretta.


Ormoni e sintomi da leggere insieme

La transizione menopausale può modificare alcuni disturbi, ma non offre una spiegazione automatica per ogni dolore comparso nella mezza età. La diminuzione degli estrogeni può incidere sull’esperienza dolorosa, mentre un sintomo che persiste deve essere esaminato anche per escludere altre cause.

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Dolori articolari e muscolari vengono spesso attribuiti semplicemente all’invecchiamento. In alcune aree, tra cui l’Asia, rappresentano invece il segnale iniziale della menopausa per molte donne. I dati citati da Nappi nell’editoriale pubblicato su Climacteric indicano che ne riferisce il 57% delle donne in perimenopausa e il 59% di quelle in postmenopausa.

Anche cefalea e dolore pelvico rischiano di essere trascurati per la convinzione che debbano scomparire con la fine delle mestruazioni. «Molti disturbi dolorosi assai comuni vengono poco considerati perché con la fine della mestruazione esiste il convincimento che il dolore pelvico e la cefalea andranno a scomparire», spiega la specialista.


Un impatto che va oltre il sintomo

La sofferenza prolungata può rendere più difficile dormire, lavorare e mantenere le proprie abitudini. Le vampate, la stanchezza, le variazioni del riposo e i cambiamenti dell’umore possono a loro volta rendere più pesante la percezione del dolore, in un rapporto reciproco nel quale anche l’infiammazione persistente può intervenire.

Le conseguenze riguardano quindi la vita familiare, le relazioni e la partecipazione sociale, non soltanto il livello del fastidio. «Dall’altro, il dolore cronico esercita un forte impatto sulle performances femminili a casa e al lavoro contribuendo alle difficoltà che le donne in menopausa possono affrontare nella vita quotidiana», osserva Nappi.


Una giornata per cambiare prospettiva

Il tema sarà al centro della Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre 2026. L’International Menopause Society ha scelto di dedicare l’appuntamento al dolore persistente nella mezza età, richiamando l’attenzione sulle conseguenze per la salute e sulla qualità della vita.

A guidare la società scientifica è Rossella Nappi, ginecologa italiana, docente all’Università di Pavia e responsabile dell’Unità di Medicina della Riproduzione, Endocrinologia Ginecologica e Menopausa dell’IRCCS Policlinico San Matteo. In un recente editoriale su Climacteric ha evidenziato le lacune della ricerca, gli stereotipi che ostacolano il riconoscimento dei sintomi e la necessità di rivedere i percorsi assistenziali.

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