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Lifestyle 3 min di lettura5 ott

Massa grassa giù, muscoli salvi: la dieta studiata da Longo

Un regime ispirato alla tradizione mediterranea e a quella di Okinawa, con una piccola quota di metionina, ha mostrato effetti promettenti su metabolismo, forza e longevità.

Perdere tessuto adiposo senza sacrificare ossa e muscoli: è questa la prospettiva più interessante emersa da una nuova ricerca sulla dieta della longevità. Il lavoro, coordinato da Valter Longo con studiosi delle Università di Toronto e Harvard e pubblicato su Cell Metabolism, ha esaminato anche i dati relativi ad alimentazione e salute di oltre 200 mila persone.

I risultati più solidi arrivano però dagli esperimenti sui topi, mentre la verifica completa sugli esseri umani è ancora in corso. Il modello alimentare analizzato privilegia verdure, cereali integrali, legumi, frutta secca e pesce consumato due o tre volte alla settimana, con un apporto proteico contenuto e una piccola integrazione di metionina, un amminoacido presente soprattutto negli alimenti di origine animale.


Il nodo resta la conferma sugli esseri umani

Secondo Longo, l’abbinamento tra una dieta simile a quella mediterranea e al modello tradizionale giapponese di Okinawa e una modulazione della metionina potrebbe correggere uno dei limiti osservati nei centenari di quelle aree: una vita lunga, ma spesso accompagnata da fragilità muscolare e scheletrica. «Si riesce a far vivere i topi tantissimo, mantenendoli anche molto sani», ha spiegato il ricercatore descrivendo il risultato degli esperimenti.

La combinazione, sempre secondo i dati disponibili, sarebbe associata a una diminuzione della massa grassa senza una perdita significativa di quella muscolare o ossea. Tra gli altri effetti segnalati figurano una riduzione del colesterolo, un possibile miglioramento delle capacità cognitive e una maggiore forza fisica. Per ora, tuttavia, questi elementi non possono essere considerati una prova definitiva applicabile alla popolazione generale.

Il passaggio decisivo sarà completare la sperimentazione sull’uomo. Solo allora sarà possibile stabilire se la risposta osservata nei modelli animali si riproduca anche nelle persone e se la metionina debba essere introdotta attraverso alimenti specifici oppure mediante una supplementazione controllata.


Glp-1 e ormoni: cosa cambia

Un aspetto centrale della ricerca riguarda il GLP-1, l’ormone intestinale coinvolto nella regolazione degli zuccheri e della sazietà, lo stesso meccanismo su cui si basano alcuni dei più recenti medicinali contro l’obesità. Gli esperimenti e i primi dati sugli esseri umani suggeriscono che il regime alimentare possa stimolarne naturalmente la produzione.

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Longo ha indicato anche altri segnali metabolici potenzialmente interessati, tra cui FGF21 e l’ormone della crescita. La dieta supplementata con metionina sembrerebbe aumentare quest’ultimo, mentre ridurrebbe insulina e IGF-1, due fattori considerati collegati ai processi di invecchiamento quando restano elevati. «L’ideale è avere l’ormone della crescita alto, ma insulina e fattore di crescita IGF-1 bassi», ha affermato il direttore del Longevity Institute della USC Leonard Davis School of Gerontology.

Il quadro sarebbe quindi diverso da quello attribuito all’assunzione di peptidi o a un’alimentazione molto ricca di proteine, condizioni nelle quali i tre parametri possono crescere insieme. L’obiettivo dello schema studiato è invece ottenere un profilo ormonale più selettivo, intervenendo sulla qualità e sulla composizione dei nutrienti anziché soltanto sulla quantità di proteine.


Una possibile alternativa ai farmaci

Se gli studi clinici confermassero l’aumento naturale del GLP-1, la dieta potrebbe diventare uno strumento complementare per chi segue terapie dimagranti basate su questo ormone. Il problema riguarda soprattutto la fase successiva alla sospensione dei medicinali, quando il peso perso può tornare ad aumentare.

L’ipotesi non equivale ancora a una raccomandazione terapeutica. Servono risultati definitivi sull’uomo per valutare efficacia, dosaggi, sicurezza e sostenibilità nel tempo, oltre a capire se il beneficio dipenda dalla metionina in sé o dall’intero modello alimentare.

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