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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Casa e donne, il divario che pesa su redditi e sicurezza

La ricerca di Fondazione Torino Città per le Donne fotografa le difficoltà economiche e sociali che rendono più fragile l’accesso femminile all’abitazione.

«Le fragilità sono cambiate e le politiche pubbliche vanno ripensate alla luce di questa trasformazione». Antonella Parigi, presidente di Torino Città per le Donne, indica così la direzione emersa dal lavoro dedicato alle difficoltà abitative femminili: servono strumenti aggiornati e una collaborazione stabile tra istituzioni e terzo settore.


Le madri sole affrontano più ostacoli

I numeri nazionali mostrano uno squilibrio già nella proprietà degli immobili. Quando una casa è intestata a una sola persona, la quota maschile oscilla tra il 54% e il 56%, mentre quella femminile si ferma tra il 44% e il 46%; tra chi ricorre a un mutuo, le donne rappresentano il 45,7%.

La condizione delle famiglie con un solo genitore aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità: l’80,9% dei nuclei monogenitoriali è guidato da madri sole. A incidere sono anche percorsi professionali più discontinui e retribuzioni mediamente inferiori, fattori che riducono la possibilità di sostenere i costi della casa.


Affitti e spese erodono il reddito

Per molte lavoratrici, il canone assorbe quasi metà dello stipendio netto. Il peso diventa ancora più elevato tra le donne sole con più di 65 anni: in questa fascia, le uscite legate all’abitazione possono arrivare al 55,3% delle entrate mensili.

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La difficoltà non riguarda soltanto chi perde formalmente una casa. Diverse situazioni restano fuori dalle rilevazioni ufficiali: alcune donne vivono in convivenze imposte, ricorrono a subaffitti non regolari oppure rimangono in rapporti segnati dalla violenza per non perdere un alloggio o la possibilità di restare con i propri figli.


La casa non è un tema neutrale

È questo il quadro tracciato dalla ricerca “Abitare per le donne”, promossa dalla Fondazione Torino Città per le Donne. Il documento evidenzia come l’emergenza abitativa non colpisca tutti allo stesso modo e come il divario salariale finisca per condizionare anche l’accesso a un’abitazione stabile.

L’analisi invita quindi a superare una risposta limitata alla gestione delle emergenze, puntando su misure più elastiche e capaci di includere condizioni familiari e sociali differenti. «Dobbiamo rendere più efficaci le politiche per il diritto all’abitare e introdurre una prospettiva di genere nelle scelte pubbliche, a livello nazionale ed europeo», ha affermato Jacopo Rosatelli, assessore al Welfare del Comune di Torino.

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